Blog · Psichedelici · 24 Luglio 2026
COMPASS Pathways, COMP360 e il paradosso della psilocibina proprietaria
I dati clinici di COMP360 sono promettenti. Ma il modello COMPASS solleva domande su studi sponsorizzati, deblinding, brevetti, accesso e sul tentativo di registrare il solo farmaco dopo averlo sperimentato dentro una terapia complessa.
La rinascita della ricerca psichedelica è una buona notizia. Dopo decenni di proibizionismo e semplificazioni ideologiche, psilocibina e altre molecole possono finalmente essere studiate con gli strumenti della ricerca clinica moderna. Ma il ritorno della scienza coincide con l’ingresso di brevetti, capitali di rischio, mercati finanziari e strategie di monopolio. COMPASS Pathways è il caso più avanzato — e quindi il più utile — per capire che cosa accade quando una pratica terapeutica complessa viene trasformata in un prodotto farmaceutico scalabile.
La questione non è stabilire se COMPASS sia “buona” o “cattiva”, né negare risultati clinici potenzialmente importanti. Il punto è più concreto: chi finanzia gli studi, definisce il trattamento, controlla la proprietà intellettuale e prepara il mercato contribuisce anche a decidere quale versione della terapia arriverà ai pazienti.
- COMPASS ha finanziato, progettato e condotto gran parte delle prove decisive su COMP360; questo non annulla i risultati, ma rende indispensabile una lettura attenta dei conflitti di interesse.
- Nei trial la psilocibina è somministrata dentro un protocollo con preparazione, una lunga seduta monitorata e integrazione. Eppure l’azienda ha dichiarato che la richiesta regolatoria riguarderà il farmaco, non la psicoterapia.
- I trial psichedelici soffrono di un problema strutturale: pazienti e valutatori spesso capiscono chi ha ricevuto il principio attivo. Aspettative e “deblinding” possono amplificare l’effetto osservato.
- COMPASS non ha brevettato la psilocibina in quanto molecola naturale. Ha però ottenuto o richiesto brevetti su specifiche forme cristalline sintetiche, processi produttivi, formulazioni, usi e dettagli del setting terapeutico.
- Standardizzare può migliorare qualità e sicurezza. Ma una strategia centrata su proprietà intellettuale, approvazione del solo farmaco e diffusione su larga scala rischia di separare la molecola dal modello di cura che ha contribuito ai risultati.
Da progetto filantropico a biotech quotata
COMPASS nasce nell’ambiente della rinascita psichedelica europea. La sua storia societaria è però significativa: il progetto iniziale non profit, Compass Trust, viene sciolto nel 2017 e l’attività prosegue attraverso una società for profit. Nel 2020 COMPASS Pathways si quota al Nasdaq. Da quel momento COMP360 — una formulazione sintetica proprietaria di psilocibina — non è soltanto un candidato terapeutico: è l’asset centrale di un’impresa che deve finanziare studi registrativi, remunerare il capitale e costruire un mercato.
| Periodo | Passaggio | Perché conta |
|---|---|---|
| 2016–2017 | Dal progetto filantropico alla società for profit | Cambiano governance, incentivi e necessità di proteggere il ritorno economico. |
| 2020 | Quotazione al Nasdaq | COMP360 diventa il principale asset di una biotech finanziata dal mercato. |
| 2022 | Pubblicazione del trial di fase 2b nella depressione resistente | Il segnale clinico è promettente, ma emergono limiti metodologici e problemi di tollerabilità da interpretare. |
| 2025–2026 | Risultati di fase 3 e preparazione del lancio | L’azienda lavora contemporaneamente su dossier regolatorio, rimborso e rete di centri. |
Questo passaggio non dimostra, da solo, una deriva etica. Gli studi di fase 3 costano molto e senza capitale privato difficilmente sarebbero stati realizzati con questa velocità. Ma trasforma il contesto: il successo scientifico, quello regolatorio e quello finanziario diventano strettamente intrecciati.
Chi produce le prove?
Il trial di fase 2b pubblicato sul New England Journal of Medicine è stato progettato e finanziato da COMPASS Pathfinder, che ha anche fornito COMP360. Diversi autori avevano rapporti economici con l’azienda; alcuni erano dipendenti. Lo stesso vale per molte analisi secondarie e per il modello di supporto psicologico sviluppato per i trial sponsorizzati.
COMPASS sostiene anche studi avviati da ricercatori esterni, fornendo gratuitamente COMP360 in qualità farmaceutica. È un contributo concreto alla ricerca, ma non è una relazione neutrale: il programma prevede che l’azienda possa utilizzare i dati di sicurezza prodotti. Inoltre, quando un unico soggetto fornisce la sostanza standardizzata, forma i centri, finanzia una parte rilevante della letteratura e possiede i brevetti chiave, si crea una concentrazione di influenza sull’intero campo.
Uno studio sponsorizzato non è automaticamente uno studio inaffidabile. La domanda corretta è se disegno, analisi, accesso ai dati e replicazione indipendente siano abbastanza robusti da impedire che l’interesse dello sponsor determini il risultato o il modo in cui viene comunicato. In un settore giovane, dove gli studi indipendenti grandi sono ancora pochi, questa cautela pesa più del consueto.
Il problema metodologico che nessun placebo risolve davvero
Nei trial farmacologici tradizionali il doppio cieco dovrebbe impedire che aspettative di pazienti e clinici influenzino l’esito. Con una dose psichedelica, però, l’esperienza soggettiva è spesso riconoscibile. Una revisione sistematica recente ha rilevato che, negli studi che misuravano il mascheramento, partecipanti e valutatori identificavano frequentemente l’assegnazione corretta, in alcuni casi oltre il 90%.
Questo “deblinding funzionale” non significa che l’effetto sia immaginario. Significa che l’effetto farmacologico può sommarsi a:
- aspettative eccezionalmente elevate, alimentate anche dalla narrazione pubblica sugli psichedelici;
- maggiore attenzione clinica e interpretazione positiva dell’esperienza nel gruppo attivo;
- delusione e peggioramento percepito nei partecipanti che comprendono di aver ricevuto il controllo;
- difficoltà nel separare l’azione della molecola dall’ambiente, dalla relazione e dal significato attribuito alla seduta.
Nella depressione resistente si aggiungono altri problemi: popolazioni selezionate, esclusione di pazienti con alcune comorbilità o rischi, sospensione degli antidepressivi precedenti e durata del follow-up. I risultati medi possono essere clinicamente rilevanti senza descrivere bene che cosa accadrà nei pazienti più complessi della pratica quotidiana.
Anche la sicurezza richiede una lettura non celebrativa. Nei programmi clinici sono stati riportati cefalea, nausea, capogiri e aumenti transitori della pressione; nei dati di fase 2 sono comparsi anche eventi seri riguardanti suicidalità, comportamento suicidario e autolesionismo. Non è corretto attribuirli automaticamente alla psilocibina, soprattutto in persone con depressione resistente. È altrettanto scorretto ometterli dietro l’etichetta di trattamento “naturale” o intrinsecamente sicuro.
Il paradosso centrale: si studia una terapia, si registra un farmaco
Nei trial COMP360 non viene consegnata una capsula da assumere a casa. Il protocollo comprende selezione, preparazione, una seduta di molte ore in ambiente controllato con personale formato e incontri successivi. Il supporto psicologico non è un dettaglio decorativo: riduce il rischio, orienta l’esperienza e può contribuire al risultato.
Eppure l’amministratore delegato Kabir Nath ha dichiarato che, al momento del deposito regolatorio, COMPASS presenterà “solo un farmaco”. La ragione industriale è comprensibile: la Food and Drug Administration approva medicinali, non interi sistemi psicoterapeutici. Ma la conseguenza scientifica e clinica è problematica. Se l’efficacia è stata osservata dentro un dispositivo di cura complesso, quanto è legittimo attribuirla alla sola molecola?
Qui il modello ricorda la logica classica di Big Pharma, pur senza coincidere con la prescrizione quotidiana di una pillola: isolare un componente brevettabile, dimostrarne l’efficacia in un protocollo standardizzato e ottenere un’etichetta regolatoria abbastanza definita da consentire produzione, rimborso e crescita. Il rischio è che ciò che non entra nel dossier del farmaco — qualità della relazione, preparazione, integrazione, competenza del centro — venga considerato un costo da comprimere invece che parte del trattamento.
Scalare una seduta di otto ore
COMPASS sta preparando la commercializzazione e sostiene che il trattamento potrebbe inserirsi in migliaia di centri statunitensi già abituati a terapie di più ore. È una tesi aziendale, non ancora una dimostrazione di fattibilità nel mondo reale.
La scalabilità incontra almeno cinque ostacoli:
- Tempo e personale. Una singola somministrazione occupa una stanza e personale formato per gran parte della giornata.
- Costi. Alla capsula si sommano screening, preparazione, monitoraggio, integrazione e infrastruttura.
- Rimborso. Assicurazioni e sistemi sanitari dovranno decidere quali componenti pagare e con quali requisiti.
- Qualità. Espandere rapidamente la rete può rendere più difficile mantenere selezione, supervisione e gestione delle crisi.
- Accesso. Un trattamento costoso e disponibile soltanto in centri specializzati rischia di raggiungere soprattutto pazienti informati, assicurati e geograficamente vicini ai grandi centri.
Standardizzare è necessario. Ma standardizzare non deve significare ridurre il trattamento fino al solo elemento proprietario. Se il prezzo riconosciuto premia il farmaco e non il tempo clinico, il mercato produrrà inevitabilmente pressione verso protocolli più brevi e personale meno costoso.
Si può rendere proprietaria la psilocibina?
La frase “COMPASS ha brevettato la psilocibina” è imprecisa. La molecola è nota da decenni e la sua presenza nei funghi è naturale: non può essere monopolizzata in quanto tale. COMPASS ha però costruito una strategia di proprietà intellettuale attorno a specifiche forme cristalline di psilocibina sintetica, metodi di produzione, formulazioni e impieghi terapeutici.
Il brevetto statunitense più discusso riguarda una particolare forma cristallina, spesso indicata come Polymorph A, e le sue caratteristiche. Altre domande hanno tentato di proteggere aspetti molto più ampi, inclusi elementi del contesto di somministrazione: arredamento morbido, colori attenuati, musica e disposizione della stanza. È proprio qui che la strategia brevettuale ha provocato la reazione più forte. Molti di questi elementi appartengono da tempo alla pratica psichedelica e non sembrano invenzioni nuove.
Il progetto Porta Sophia, che raccoglie “prior art” per impedire brevetti eccessivamente ampi, ha riferito che COMPASS ha cancellato 137 delle 162 rivendicazioni di una domanda dopo la presentazione di documentazione preesistente; le rivendicazioni sul set e setting sono state eliminate e quelle residue ristrette. Separatamente, i tentativi della Freedom to Operate di far annullare alcuni brevetti fondamentali sulla forma cristallina non hanno avuto successo davanti al Patent Trial and Appeal Board.
Il quadro, quindi, non è quello di un monopolio totale sulla psilocibina. È più sottile: un recinto brevettuale costruito intorno alla versione farmaceutica, ai processi e agli usi che contano per l’approvazione e il mercato. Anche brevetti relativamente stretti possono scoraggiare concorrenti, aumentare i costi legali e influenzare quali protocolli vengano sviluppati.
È davvero il vecchio modello “solo farmaco”?
La risposta più corretta è: in parte sì, ma con differenze importanti. COMP360 non è pensata come una compressa quotidiana e l’azienda riconosce la necessità di una somministrazione sorvegliata. Il programma ha inoltre prodotto dati di qualità, procedure standardizzate e una rete clinica che la ricerca accademica da sola difficilmente avrebbe finanziato.
Le somiglianze con il modello farmaceutico tradizionale sono però evidenti:
- un portafoglio di brevetti usato come barriera competitiva;
- la maggior parte delle prove registrative finanziata e coordinata dal produttore;
- la richiesta di approvazione centrata sul farmaco, anche quando il protocollo include una componente relazionale sostanziale;
- una strategia di lancio, rimborso e diffusione su larga scala costruita prima che tutte le domande sul modello di cura siano risolte;
- una comunicazione agli investitori che tende naturalmente a presentare standardizzazione e scala come soluzioni, non anche come fonti di rischio.
Definire tutto questo “Big Pharma” può essere retoricamente efficace, ma rischia di oscurare il problema più interessante. Non serve immaginare una cospirazione: bastano incentivi ordinari. Una società quotata deve proteggere l’asset che può possedere. La molecola e la formulazione sono possedibili; la qualità della presenza terapeutica, la fiducia e il significato dell’esperienza molto meno.
Che cosa sarebbe un modello più credibile?
Una commercializzazione responsabile dovrebbe almeno prevedere accesso indipendente ai dati, registrazione preventiva e trasparente degli endpoint, studi comparativi finanziati anche da soggetti pubblici, valutazioni esplicite del mascheramento, follow-up lunghi e ricerca sui diversi livelli di supporto psicologico. Dovrebbe inoltre rendere chiaro quali elementi siano indispensabili per sicurezza ed efficacia, invece di lasciare che sia il rimborso a deciderlo.
Sul piano della proprietà intellettuale, servono brevetti realmente limitati alle innovazioni tecniche dimostrabili, senza tentare di privatizzare conoscenze cliniche preesistenti o pratiche sviluppate da comunità e ricercatori nel corso di decenni. Sul piano dell’accesso, il prezzo dovrebbe riflettere non soltanto il valore commerciale dell’esclusiva, ma anche il contributo della ricerca pubblica e della conoscenza collettiva su cui il prodotto è costruito.
La domanda decisiva non è se la psilocibina “funziona”
I risultati di COMP360 meritano attenzione e potrebbero aprire un’opzione reale per una parte dei pazienti con depressione resistente. Criticare il modello industriale non significa negare il beneficio clinico, così come riconoscere il beneficio non obbliga ad accettare ogni brevetto, ogni narrazione o ogni scelta commerciale.
La domanda decisiva è un’altra: quando la psichedelia entrerà nella medicina ordinaria, quale parte del trattamento sopravvivrà? Se resteranno soltanto la molecola brevettata, il codice di rimborso e il protocollo minimo compatibile con la scala, avremo trasformato una terapia complessa nel tipo di prodotto che il mercato sa già vendere. Se invece regolazione, ricerca e finanziamento proteggeranno anche il contesto di cura, COMPASS potrebbe contribuire non soltanto a introdurre un nuovo farmaco, ma a migliorare il modo in cui la psichiatria pensa il trattamento.
Riferimenti
- COMPASS Pathways, Registration Statement F-1. Storia societaria, proprietà intellettuale e rischi del modello commerciale.
- Goodwin GM et al. Single-Dose Psilocybin for a Treatment-Resistant Episode of Major Depression. N Engl J Med, 2022.
- COMPASS Pathways. COMP360 phase 2b: primary and secondary outcomes. Dati di efficacia e sicurezza.
- Systematic review of blinding integrity in psychedelic randomized controlled trials. Analisi del deblinding funzionale.
- Muthukumaraswamy SD et al. Blinding and expectancy confounds in psychedelic randomized controlled trials. Problemi metodologici dei trial psichedelici.
- Tai SJ et al. The COMPASS psychological support model. Modello di supporto usato negli studi sponsorizzati.
- TIME. After MDMA’s FDA rejection, what comes next for psychedelics?. Dichiarazione di Kabir Nath sul deposito regolatorio del solo farmaco.
- COMPASS Pathways. Investigator-initiated studies. Fornitura di COMP360 e utilizzo dei dati di sicurezza.
- Associated Press. As psychedelic therapies gain traction, so does debate over patents and profits. Costi, brevetti e controversie sulla commercializzazione.
- Brevetti assegnati a COMPASS Pathways Limited. Forme cristalline, formulazioni, processi e usi.
- WO2023086252A1, Systems and methods for treatment using psychoactive compounds. Domanda relativa anche al setting di somministrazione.
- Porta Sophia. COMPASS Pathways amends patent claims following prior-art submission. Cancellazione e restrizione delle rivendicazioni.
- COMPASS Pathways. Key patents upheld by the USPTO. Esito dei procedimenti davanti al PTAB.
- Cornell Law Review. Tripping on Patent Hurdles. Implicazioni giuridiche, accesso e conoscenze tradizionali.
- COMPASS Pathways. Six-month data from second phase 3 trial. Risultati dichiarati e preparazione del lancio.
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