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Blog · Innovazione e ricerca · 13 Agosto 2026

Retatrutide: il farmaco anti-obesità che agisce anche dove nasce la fame nervosa?

Retatrutide non è uno psicofarmaco, ma il suo triplo agonismo GIP/GLP-1/glucagone agisce su fame, metabolismo e forse sui circuiti che sostengono il food noise. Meccanismo, dati registrativi di fase 3, limiti e sicurezza.

La retatrutide non è uno psicofarmaco. Non è un antidepressivo, non è un ansiolitico e non è un trattamento per il binge eating o per la cosiddetta fame nervosa. Eppure è una delle molecole che, nei prossimi anni, potrebbe costringerci a ridisegnare il confine fra metabolismo e comportamento.

Il motivo è semplice, anche se la biologia non lo è affatto: una parte dell’obesità non nasce da una fame “pura”, lineare, omeostatica. Nasce nel punto in cui stress cronico, sonno insufficiente, ambiente alimentare iperstimolante, vulnerabilità individuale e sistemi della ricompensa si incontrano. Il cibo diventa allora regolazione emotiva, sedazione, pausa, premio, qualche volta l’unica gratificazione accessibile dentro giornate che chiedono troppo e restituiscono poco.

Retatrutide non modifica quell’ambiente e non risolve il disadattamento. Potrebbe però ridurre con una potenza inedita alcune delle sue conseguenze biologiche e comportamentali: fame, salienza del cibo, introito energetico e accumulo adiposo. È qui che nasce la provocazione di questo articolo. Non uno “psicofarmaco dimagrante”, ma un farmaco metabolico che agisce anche su processi nei quali corpo, mente e contesto sono impossibili da separare.

In breve
  • Retatrutide è una singola molecola agonista dei recettori GIP, GLP-1 e glucagone, somministrata negli studi una volta alla settimana per via sottocutanea.
  • Nel trial di fase 2 sull’obesità ha prodotto fino al 24,2% di riduzione media del peso a 48 settimane.
  • Nei risultati topline di fase 3 di TRIUMPH-1 la dose di 12 mg ha raggiunto il 28,3% a 80 settimane; nel sottogruppo con BMI iniziale almeno pari a 35, selezionato per l’estensione, la riduzione media è arrivata al 30,3% a 104 settimane.
  • I dati di fase 3 sono potenti ma non tutti hanno lo stesso grado di maturità: TRANSCEND-T2D-1 è già pubblicato su The Lancet; diversi risultati TRIUMPH restano comunicazioni topline del produttore in attesa di pubblicazione completa.
  • Il collegamento con fame nervosa e compensativa è plausibile, non dimostrato direttamente per retatrutide. Gli indizi umani più solidi sui craving e sulla risposta ai segnali alimentari provengono soprattutto da semaglutide, liraglutide e tirzepatide.
  • Gli eventi avversi più frequenti sono gastrointestinali. Nei trial più recenti è emersa anche una disestesia dose-dipendente, generalmente lieve ma abbastanza frequente da richiedere attenzione.
  • Al 12 agosto 2026 non è autorizzata da FDA, EMA o AIFA. Ciò che viene venduto online come “retatrutide” non è una terapia prescrivibile: è un prodotto non regolato, di identità e purezza non verificabili.

Tre recettori, una sola molecola

Retatrutide, precedentemente identificata come LY3437943, è un peptide progettato per attivare tre recettori: quello del GIP, quello del GLP-1 e quello del glucagone. Non è quindi corretto chiamarla “GLP-3”, espressione commercialmente efficace ma scientificamente priva di senso: non esiste un nuovo ormone GLP-3. Esiste un agonista triplo.

I tre bracci farmacologici di retatrutide
Bersaglio Azioni rilevanti Che cosa aggiunge al profilo clinico
GLP-1R Aumenta la secrezione insulinica glucosio-dipendente, riduce il glucagone quando la glicemia è elevata, rallenta lo svuotamento gastrico e promuove sazietà. Riduzione di fame e introito energetico, miglioramento glicemico e minore pressione dei segnali alimentari.
GIPR Potenzia la risposta insulinica e interagisce con circuiti ipotalamici e metabolici; il suo contributo isolato nell’uomo è ancora meno intuitivo di quello del GLP-1. Può amplificare efficacia e tollerabilità dell’agonismo incretinico, come suggerisce l’esperienza con tirzepatide.
GCGR Mobilizza substrati energetici, influenza metabolismo epatico e lipidico e, nei modelli preclinici, aumenta il dispendio energetico. Introduce un secondo asse dimagrante: non soltanto mangiare meno, ma potenzialmente spendere di più. Nell’uomo la quota esatta di questo contributo non è ancora quantificata.

Il glucagone è il componente più controintuitivo. Per decenni lo abbiamo raccontato quasi esclusivamente come l’ormone che alza la glicemia, l’antagonista dell’insulina. Attivare il suo recettore in una persona con obesità potrebbe quindi sembrare un errore. Ma dentro una molecola bilanciata con GIP e GLP-1, l’agonismo glucagonergico può favorire ossidazione lipidica e dispendio energetico mentre gli altri due bracci contengono il costo glicemico. È una forma di ingegneria endocrina: si utilizza una tensione biologica invece di eliminarla.

Gli studi preclinici e di fase 1 suggeriscono infatti che retatrutide riduca l’introito alimentare e possa aumentare il dispendio energetico. La riduzione del peso non sembra quindi spiegabile soltanto con nausea, svuotamento gastrico più lento o una generica soppressione dell’appetito. Quanto dipenda da ciascun recettore, però, non è ricavabile dai trial clinici: il farmaco attiva i tre sistemi contemporaneamente.

Perché parlarne su Psicofarmacologia.it?

Perché la distinzione fra farmaco metabolico e farmaco “della mente” sta diventando meno utile di quanto sembri. L’alimentazione è regolata dall’ipotalamo, dal tronco encefalico, dal sistema autonomico, dall’intestino e dal tessuto adiposo; ma anche da corteccia orbitofrontale, cingolo, ippocampo e circuiti della ricompensa. Mangiamo per mantenere l’omeostasi e mangiamo per cambiare, anche soltanto per pochi minuti, il modo in cui ci sentiamo.

La fame nervosa non è una diagnosi del DSM-5-TR. È un’espressione popolare che comprende fenomeni differenti: emotional eating, perdita di controllo, alimentazione in risposta a stress o ansia, craving per cibi altamente palatabili, abbuffate vere e proprie. Confonderli produce cattiva clinica. Ma negarli perché il termine è impreciso produce una clinica ancora peggiore.

Il cibo non è soltanto carburante. In un ambiente disadattivo può diventare un regolatore emotivo rapidissimo, economico e sempre disponibile.

Lo stress cronico può aumentare l’alimentazione edonica, soprattutto in persone vulnerabili, attraverso una rete che coinvolge asse ipotalamo-ipofisi-surrene, cortisolo, sonno, insulina, segnali interocettivi e sistemi della ricompensa. Poi arriva l’ambiente: alimenti ultraprocessati progettati per massimizzare palatabilità, disponibilità continua, consegna immediata, pubblicità e porzioni crescenti. Chiamare tutto questo “scarsa volontà” è un modo moralistico per non vedere la potenza del sistema.

Retatrutide entra in questa rete dal lato biologico. Non toglie il conflitto lavorativo, non restituisce tempo, non cura una depressione e non rende meno dipendentogeno l’ambiente alimentare. Può però abbassare il volume di uno dei più potenti strumenti di compensazione: il bisogno urgente di mangiare e la rilevanza attribuita al cibo. Questa è l’ipotesi interessante. E qui bisogna separare ciò che sappiamo da ciò che stiamo inferendo.

Retatrutide spegne davvero la fame compensativa?

Non lo sappiamo. Nei grandi studi registrativi di retatrutide gli endpoint principali sono peso, HbA1c e complicanze dell’obesità; non la diagnosi di emotional eating, il numero di abbuffate o la risposta neurale ai segnali alimentari. Non esiste oggi una prova clinica che retatrutide tratti il binge-eating disorder, la bulimia nervosa o un disturbo alimentare non altrimenti specificato. Proporla con queste indicazioni sarebbe prematuro.

Esiste però un ponte di evidenze provenienti dalla stessa famiglia farmacologica. In uno studio randomizzato di fase 1 su 114 adulti con sovrappeso o obesità, tirzepatide ha ridotto a tre settimane l’introito in un pasto libero di circa 525 kcal rispetto al placebo. Ha inoltre ridotto fame, craving per dolci e cibi grassi, reattività all’ambiente alimentare e disinibizione, cioè la tendenza a mangiare in risposta a segnali esterni o interni — fra i quali stress e ansia — senza aumentare la restrizione cognitiva volontaria.

Nello stesso studio, la risonanza magnetica funzionale ha mostrato una minore attivazione davanti a immagini di cibi ricchi di grassi e zuccheri in regioni orbitofrontali, cingolate, ippocampali e frontali mediali. È un risultato intrigante ma non definitivo: le analisi di neuroimaging erano secondarie, non corrette per tutte le comparazioni multiple e la differenza rispetto al placebo non era stabile in ogni tempo di osservazione.

Studi più piccoli con semaglutide e liraglutide vanno nella stessa direzione: riduzione dei craving, dell’alimentazione emozionale e della salienza di alcuni segnali alimentari. Ma trasferire automaticamente questi risultati a retatrutide sarebbe un salto. È ragionevole formulare l’ipotesi che un triplo agonista molto efficace sul peso influenzi anche il “food noise”; non è ragionevole presentarla come una proprietà già dimostrata o come una nuova indicazione psichiatrica.

La distinzione decisiva

Dato consolidato: retatrutide riduce in modo molto marcato il peso corporeo e migliora numerosi parametri metabolici.

Dato di classe: agonisti GLP-1 e GIP/GLP-1 possono ridurre fame, craving, disinibizione e risposta ad alcuni segnali alimentari.

Inferenza plausibile: retatrutide potrebbe attenuare una quota dell’alimentazione compensativa mediata da craving e salienza del cibo.

Ciò che non è dimostrato: che curi la causa psicologica del disadattamento, che sia un trattamento per i disturbi alimentari o che il suo effetto persista dopo sospensione.

Dalla fase 2 a risultati che ricordano la chirurgia bariatrica

Nel trial di fase 2 pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2023, 338 adulti con obesità o sovrappeso associato a comorbilità, senza diabete, sono stati randomizzati a placebo o a differenti dosi di retatrutide. A 48 settimane la riduzione media del peso è arrivata al 24,2% con 12 mg, contro il 2,1% del placebo. Il dato era dose-dipendente e, nelle curve, la perdita di peso non sembrava aver raggiunto un plateau netto.

La fase 3 ha alzato ulteriormente la scala. TRIUMPH-1 ha randomizzato 2.339 persone con obesità o sovrappeso e almeno una comorbilità, senza diabete, a 4, 9 o 12 mg oppure placebo per 80 settimane. Secondo i risultati comunicati da Lilly nel maggio 2026, usando l’efficacy estimand — cioè stimando l’effetto se i partecipanti fossero rimasti in trattamento senza terapie alternative — la perdita media è stata del 19,0%, 25,9% e 28,3%, contro il 2,2% con placebo.

Grafico 1

TRIUMPH-1: riduzione media del peso a 80 settimane

Efficacy estimand; risultati topline, non ancora pubblicazione completa peer-reviewed.

Retatrutide 12 mg−28,3%
Retatrutide 9 mg−25,9%
Retatrutide 4 mg−19,0%
Placebo−2,2%

La lunghezza massima della barra corrisponde al 30% di riduzione. Fonte: comunicazione Lilly, 21 maggio 2026.

Il 45,3% delle persone trattate con 12 mg ha perso almeno il 30% del peso e il 27,2% almeno il 35%. In un’estensione prespecificata, limitata però a 532 partecipanti con BMI iniziale almeno pari a 35 che avevano completato le prime 80 settimane e tollerato il trattamento, la riduzione media a 104 settimane è arrivata al 30,3% con 12 mg. È un ordine di grandezza che entra nel territorio storicamente associato alla chirurgia bariatrica, ma il confronto non deve essere ingenuo: popolazioni, selezione, rischi, durata e mantenimento sono differenti.

Il programma registrativo: che cosa sappiamo al 12 agosto 2026
Studio Popolazione Risultato principale Stato dell’evidenza
TRIUMPH-1
NCT05929066
2.339 adulti con obesità/sovrappeso e comorbilità, senza diabete Fino a −28,3% a 80 settimane; −30,3% nell’estensione selezionata a 104 settimane Risultati topline e presentazioni congressuali; pubblicazione completa attesa
TRIUMPH-2
NCT05929079
1.152 adulti con diabete tipo 2 e obesità/sovrappeso Da −12,7% a −20,8% a 80 settimane; HbA1c fino a −1,6 punti Risultati topline comunicati il 23 luglio 2026
TRIUMPH-3
NCT05882045
1.949 adulti con BMI ≥35 e malattia cardiovascolare stabilita −21,6% con 9 mg e −22,6% con 12 mg a 80 settimane, contro −3,2% con placebo Risultati topline; dati cardiovascolari non conclusivi per potenza statistica
TRIUMPH-4
NCT05931367
445 adulti con obesità/sovrappeso e artrosi del ginocchio Fino a −28,7% e importante riduzione del dolore WOMAC a 68 settimane Risultati topline; alcune analisi sul dolore erano post-hoc o non corrette per molteplicità
TRANSCEND-T2D-1
NCT06354660
537 adulti con diabete tipo 2 non adeguatamente controllato HbA1c −1,7/−2,0 punti; peso fino a −16,8% a 40 settimane Trial randomizzato di fase 3 pubblicato su The Lancet nel 2026

Questa tabella mostra anche perché i numeri non vanno messi in una classifica semplicistica. Nelle persone con diabete la perdita di peso è mediamente minore, come accade spesso con i farmaci incretinici. In TRIUMPH-3 la popolazione aveva obesità grave e malattia cardiovascolare stabilita: un gruppo più fragile, nel quale tollerabilità, eventi clinici e mantenimento contano quanto la percentuale sulla bilancia.

Il problema degli estimand: il 28,3% non è l’unico numero

Nel linguaggio promozionale si cita quasi sempre l’efficacy estimand, che risponde alla domanda: che cosa sarebbe accaduto se tutti fossero rimasti sul trattamento assegnato, senza interventi alternativi? È utile per misurare la potenza farmacologica, ma non coincide con ciò che accade inevitabilmente nella pratica.

Il treatment-regimen estimand include invece gli effetti dell’interruzione e delle terapie successive. In TRIUMPH-1, a 80 settimane, la riduzione media con 12 mg era del 25,0%, non del 28,3%; il placebo arrivava al 3,9%. Rimane un risultato straordinario, ma è la fotografia più vicina all’efficacia di una strategia reale, con tutte le sue imperfezioni.

Non è pignoleria statistica. Più un farmaco è potente e meno tollerabile ad alte dosi, più la distanza fra effetto “se tutti lo prendessero” ed effetto “quando lo usiamo davvero” diventa clinicamente importante.

Sicurezza: nausea, vomito e un segnale neurologico da non ignorare

Gli eventi avversi più frequenti sono quelli già conosciuti con le terapie incretiniche: nausea, diarrea, stipsi e vomito, soprattutto durante l’escalation della dose. In TRIUMPH-1, con 12 mg, nausea e vomito sono stati riportati rispettivamente nel 42,4% e nel 25,3% dei partecipanti, contro il 14,8% e il 4,8% con placebo. Le interruzioni per eventi avversi sono aumentate con la dose: 4,1% con 4 mg, 6,9% con 9 mg e 11,3% con 12 mg, rispetto al 4,9% del placebo.

Il segnale più nuovo è la disestesia: alterazioni della sensibilità descritte come formicolio, bruciore, ipersensibilità cutanea o sensazioni anomale. In TRIUMPH-1 è comparsa nel 5,1% con 4 mg e in circa il 12% con 9–12 mg, contro lo 0,9% con placebo. In TRIUMPH-4 ha raggiunto il 20,9% con 12 mg. Gli eventi sono stati perlopiù lievi, spesso si sono risolti durante il trattamento e raramente hanno portato alla sospensione; ciò non toglie che la relazione dose-risposta e la ripetizione in più studi ne facciano un vero segnale da caratterizzare.

Nella fase 2 era stato osservato anche un aumento dose-dipendente della frequenza cardiaca, massimo intorno alla settimana 24 e successivamente attenuato. L’agonismo del recettore del glucagone rende il monitoraggio cardiovascolare particolarmente importante. I dati topline di TRIUMPH-3 non hanno la potenza per stabilire protezione o danno sugli eventi cardiovascolari maggiori: il programma di outcome dedicato dovrà rispondere a questa domanda.

Restano poi le cautele di classe: disidratazione secondaria a vomito o diarrea, patologie della colecisti, pancreatite, rallentamento dello svuotamento gastrico, gestione perioperatoria e possibile perdita di massa magra durante dimagrimenti molto rapidi. La percentuale di peso persa non può essere l’unico endpoint: contano forza, nutrizione, composizione corporea, qualità di vita e capacità di mantenere il risultato.

E la salute mentale?

Qui è necessario resistere a due opposte semplificazioni. La prima è che ridurre il food noise significhi automaticamente curare ansia, depressione o dipendenza. La seconda è che agire sui circuiti della ricompensa produca inevitabilmente anedonia, “appiattimento emotivo” o perdita di interesse per ogni piacere.

Per retatrutide non abbiamo ancora una caratterizzazione psichiatrica sufficientemente profonda. I grandi trial non sono costruiti per valutare con precisione anedonia, regolazione emotiva, binge eating, disturbi dell’immagine corporea o uso di sostanze. Le segnalazioni aneddotiche, soprattutto quando provengono da prodotti acquistati fuori dai trial, non possono sostituire dati controllati.

La questione più seria è clinica: una riduzione drastica dell’appetito può essere benefica nell’obesità e problematica in chi presenta un disturbo alimentare restrittivo, fragilità, sarcopenia o una relazione patologica con peso e controllo. Inoltre, perdere rapidamente decine di chilogrammi modifica identità corporea, relazioni, aspettative e stigma; non sempre l’adattamento psicologico procede alla stessa velocità del corpo.

Il monitoraggio futuro non dovrà chiedere soltanto “quanto peso ha perso?”, ma anche: che cosa è successo al rapporto con il cibo, all’umore, alla compulsività, al piacere, al sonno e alla qualità della vita?

Un farmaco non corregge un ambiente disadattivo

Il rischio culturale di retatrutide è che la sua efficacia diventi un alibi. Se possiamo ridurre il peso del 25 o 30%, allora possiamo continuare a costruire città sedentarie, giornate senza tempo, sonno insufficiente e un mercato alimentare che monetizza la vulnerabilità biologica. Il farmaco ripara il corpo; l’ambiente continua a produrre il problema.

Ma esiste anche il rischio opposto: rifiutare una terapia efficace in nome della purezza dello stile di vita. Dire a una persona con obesità grave e fame persistente di “lavorare sulle cause” mentre il suo sistema biologico difende il peso e amplifica i segnali alimentari può essere crudele quanto ignorare l’ambiente. La volontà non è una risorsa infinita e non opera nel vuoto.

La posizione più adulta tiene insieme entrambe le cose. L’obesità è una malattia cronica, biologica e ambientale; il comportamento non è né irrilevante né moralmente colpevole. Una molecola può rendere possibile il cambiamento senza essere, da sola, il cambiamento.

Che cosa retatrutide non ha ancora dimostrato

  • Non ha dimostrato di curare la fame nervosa come entità clinica, né il binge-eating disorder o la bulimia nervosa.
  • Non ha dimostrato un vantaggio diretto testa-a-testa contro tirzepatide o semaglutide nei programmi registrativi sull’obesità.
  • Non ha ancora dati pluriennali sufficienti su mantenimento, sospensione, sicurezza rara e composizione corporea in popolazioni diverse.
  • Non ha ancora dimostrato protezione cardiovascolare. La riduzione dei fattori di rischio è promettente, ma non sostituisce un trial di outcome adeguatamente dimensionato.
  • Non è prescrivibile. Non esistono oggi una dose clinica approvata, un foglio illustrativo definitivo o un prodotto legalmente acquistabile per uso umano fuori dagli studi sponsorizzati.
  • Non sostituisce sonno, movimento, alimentazione, psicoterapia o interventi ambientali quando questi sono indicati. Può ridurre l’attrito biologico, non cancellare la complessità della persona.

Retatrutide online: non “off label”, ma fuori dalla medicina

Questa distinzione deve essere netta. Un impiego off label riguarda un medicinale autorizzato, con qualità farmaceutica controllata, utilizzato fuori dall’indicazione approvata sotto responsabilità medica e nel rispetto delle norme. Retatrutide non è ancora un medicinale autorizzato. I flaconi venduti sul web come “research peptide” non hanno una filiera clinica verificabile e possono contenere quantità errate, contaminanti o un’altra sostanza.

Nell’agosto 2026 Lilly ha avviato nuove azioni legali contro venditori statunitensi di prodotti presentati come retatrutide. Il punto non è difendere il brevetto di un’azienda: è ricordare che l’efficacia osservata in un trial con sintesi, conservazione, titolazione e monitoraggio controllati non si trasferisce a una fiala anonima acquistata online.

Stato regolatorio

Al 12 agosto 2026 retatrutide è sperimentale. Lilly ha indicato l’intenzione di presentare la domanda regolatoria statunitense nel primo trimestre 2027, ma tempi, indicazioni finali, valutazione FDA, eventuale procedura EMA e successivo percorso AIFA non sono determinabili oggi. Qualunque data di arrivo in Italia più precisa è una previsione commerciale, non un dato regolatorio.

Il punto: forse non è uno psicofarmaco, ma ci obbliga a pensare come psicofarmacologi

Retatrutide è probabilmente il candidato anti-obesità più potente della sua generazione. I risultati raggiungono percentuali che pochi anni fa avremmo considerato incompatibili con una terapia farmacologica. Sarebbe però un errore raccontarla soltanto come una “puntura che fa dimagrire”.

Questa molecola entra in una zona molto più interessante: quella in cui il metabolismo influenza il desiderio, il desiderio organizza il comportamento e il comportamento prova ad adattare la persona a un ambiente che spesso la sovraccarica. Ridurre la fame può liberare spazio mentale; non dice ancora che cosa fare di quello spazio.

La domanda, allora, non è se retatrutide sia davvero uno psicofarmaco. Non lo è. La domanda è se possiamo continuare a considerare “metabolico” ciò che modifica in modo così profondo appetito, craving, rapporto con il cibo e possibilità di scelta.

Forse la lezione più importante non riguarda neppure la molecola. Riguarda la colpa. Se un farmaco che agisce su tre recettori può cambiare radicalmente il peso di una persona, allora quel peso non era semplicemente il risultato di un carattere debole. Era il prodotto di una biologia potente dentro un ambiente ancora più potente. La terapia può correggere una parte dell’equazione; la medicina seria deve continuare a occuparsi anche del resto.

Nota metodologica

Questa analisi è aggiornata al 12 agosto 2026. Distingue gli studi pubblicati e sottoposti a peer review dalle comunicazioni topline del produttore. I dati TRIUMPH-1, -2, -3 e -4 richiedono ancora, in misura diversa, pubblicazioni complete per valutare protocollo, analisi statistiche, eventi avversi ed esiti secondari. Il collegamento fra retatrutide e alimentazione emozionale è presentato come inferenza basata sul meccanismo e su studi con farmaci correlati, non come indicazione dimostrata. L’articolo ha finalità scientifico-divulgative e non costituisce indicazione terapeutica.

Fonti

  1. Jastreboff AM et al. Triple–Hormone-Receptor Agonist Retatrutide for Obesity — A Phase 2 Trial. New England Journal of Medicine. 2023;389:514-526.
  2. Rosenstock J et al. Retatrutide, a GIP, GLP-1 and glucagon receptor agonist, for people with type 2 diabetes: a randomised, double-blind, placebo and active-controlled, parallel-group, phase 2 trial. Lancet. 2023;402:529-544.
  3. Urva S et al. LY3437943, a novel triple GIP, GLP-1, and glucagon receptor agonist in people with type 2 diabetes: a phase 1b study. Lancet. 2022.
  4. Bajaj HS et al. Efficacy and safety of retatrutide in adults with type 2 diabetes and inadequate glycaemic control with diet and exercise (TRANSCEND-T2D-1): a double-blind, randomised, phase 3 trial. Lancet. 2026.
  5. Giblin K et al. Retatrutide for the treatment of obesity, obstructive sleep apnea and knee osteoarthritis: rationale and design of the TRIUMPH phase 3 trials. Diabetes, Obesity and Metabolism. 2026.
  6. Martin CK et al. Tirzepatide on ingestive behavior in adults with overweight or obesity: a randomized 6-week phase 1 trial. Nature Medicine. 2025;31:3141-3150.
  7. Nicolau J et al. Short term effects of semaglutide on emotional eating and other abnormal eating patterns among subjects living with obesity. Physiology & Behavior. 2022;257:113967.
  8. ClinicalTrials.gov. TRIUMPH-1 — retatrutide in participants with obesity or overweight.
  9. ClinicalTrials.gov. TRIUMPH-2 — retatrutide in participants with type 2 diabetes and obesity or overweight.
  10. ClinicalTrials.gov. TRIUMPH-3 — retatrutide in participants with obesity and cardiovascular disease.
  11. ClinicalTrials.gov. TRIUMPH-4 — retatrutide in participants with obesity or overweight and knee osteoarthritis.
  12. Eli Lilly and Company. TRIUMPH-1: pivotal phase 3 topline results. 21 maggio 2026.
  13. Eli Lilly and Company. TRIUMPH-2 and TRIUMPH-3: phase 3 topline results. 23 luglio 2026.
  14. Eli Lilly and Company. TRIUMPH-4: phase 3 topline results in obesity and knee osteoarthritis. 11 dicembre 2025.
  15. Eli Lilly and Company. What to know about retatrutide. Aggiornato a luglio 2026.

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