Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici
Ginkgo biloba
Aveva tutto: tradizione millenaria, meccanismo plausibile, decine di studi preliminari positivi, un estratto standardizzato. Poi qualcuno ha fatto lo studio serio. E il castello è venuto giù.
Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA. Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo; nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.
Sono qui perché la fuffa non si combatte ignorandola: si combatte smontandola con i dati.
Tutti gli altri — l’ashwagandha, la curcumina, lo zafferano — vivono in un limbo comodo, fatto di studi piccoli, brevi, su outcome soggettivi. Nessuno ha mai chiesto loro la domanda vera.
Al ginkgo, invece, la domanda vera è stata fatta. Con migliaia di anziani, con anni di follow-up, con un endpoint duro: previene la demenza, sì o no?
E la risposta è arrivata. Ed è per questo che il ginkgo merita rispetto — e merita che ne parliamo bene.
1Struttura e dati
| Pianta | Ginkgo biloba L. — foglia |
|---|---|
| Composto rappresentativo | Quercetina (flavonolo) |
| Formula bruta | C15H10O7 |
| Peso molecolare | 302,24 g/mol |
| Estratto standardizzato | ~24% flavonglicosidi · ~6% lattoni terpenici (ginkgolidi, bilobalide) · acidi ginkgolici ridotti a tracce |
| Stato in Italia | ⚠ Integratore alimentare. Nessuna indicazione psichiatrica autorizzata (in alcuni Paesi europei l’estratto standardizzato è registrato come medicinale) |
2La domanda vera — e la risposta
Oltre tremila anziani cognitivamente sani o con lieve declino. Randomizzati a estratto standardizzato di ginkgo 120 mg due volte al giorno, oppure placebo. Seguiti per anni — non otto settimane: anni. Finanziato con fondi pubblici, non dall’azienda.
Endpoint primario: l’incidenza di demenza.
Risultato: nessuna differenza. Il ginkgo non ha ridotto l’incidenza di demenza né di malattia di Alzheimer rispetto al placebo.
E non è finita: uno studio europeo analogo, su anziani che lamentavano disturbi di memoria, seguiti per anni con lo stesso estratto, è arrivato alla stessa conclusione. Negativo.
Ora fermiamoci un attimo, perché qui c’è una lezione che vale più di tutto il resto di questa sezione.
Quando finalmente si fa lo studio giusto — grande, lungo, indipendente, con un endpoint duro — l’effetto sparisce.
Non si è ridotto. Non è diventato «modesto». È sparito.
E se questo è successo al ginkgo, che è di gran lunga il più studiato di tutti, cosa pensate che succederebbe agli altri se li sottoponessimo allo stesso esame?
3Ma allora perché continuano a venderlo?
Le revisioni sistematiche sul ginkgo nella demenza già diagnosticata — cioè come trattamento sintomatico, non come prevenzione — restituiscono risultati incoerenti e inaffidabili: alcuni studi positivi su cognizione e attività quotidiane, altri no, con qualità metodologica molto variabile. La Cochrane, storicamente, ha usato proprio la parola «inconsistente».
Quindi lo stato dell’arte, detto senza indorare la pillola, è questo: il ginkgo NON previene la demenza — questo lo sappiamo con ragionevole certezza, ed è il tipo di certezza che raramente abbiamo in questo campo. Sul trattamento sintomatico della demenza conclamata, i dati sono troppo confusi per concludere.
Un meccanismo, peraltro, ce l’ha: il ginkgolide B è un antagonista del PAF (fattore di attivazione piastrinica), l’estratto ha attività antiossidante e migliora alcuni parametri di flusso ematico. Farmacologia reale, non fumo.
Il problema è che avere un meccanismo non significa avere un effetto clinico. E questa, se dovessi riassumere in una riga tutta la mia diffidenza verso i nutraceutici, sarebbe la riga.
4⚠ I rischi — e per lo psichiatra ce n’è uno serio
2. La soglia convulsivante. Nella pianta è presente la ginkgotossina (4′-O-metilpirossidina), un antivitamina B6 che può abbassare la soglia convulsivante. Negli estratti fogliari standardizzati è in quantità minime, ma in un paziente epilettico, o in trattamento con clozapina, bupropione o altri farmaci che già abbassano la soglia, questa non è una variabile che voglio nel piatto.
3. Le interazioni farmacocinetiche. Il ginkgo può interferire con il metabolismo di alcuni farmaci a livello dei citocromi. Tradotto: può modificare le concentrazioni di farmaci che state prescrivendo, in una direzione che non controllate.
4. Gli acidi ginkgolici. Sono allergizzanti e citotossici. Gli estratti di qualità li riducono a tracce. Gli estratti non standardizzati che comprate a caso, non si sa.
5Perché questa scheda è la più importante della sezione
Il ginkgo è stato la prova generale del rapporto fra scienza e nutraceutica. Aveva tutto: una tradizione millenaria, un meccanismo plausibile, decine di studi preliminari positivi, un mercato enorme, un estratto standardizzato e un’industria seria alle spalle.
Poi qualcuno ha fatto lo studio serio. E il castello è venuto giù.
Ricordatevelo la prossima volta che leggete «studi dimostrano che…». La domanda giusta non è se ci sono studi. La domanda è: chi li ha pagati, quanto sono durati, quante persone c’erano dentro, e cosa hanno misurato davvero?
Il ginkgo, in fondo, si è comportato da signore: si è sottoposto all’esame. Ha perso, ma si è sottoposto all’esame.
Vorrei poter dire lo stesso di tutto quello che c’è sullo scaffale accanto al suo.
6Elenco completo dei marchi
Nessuna specialità risulta in commercio in Italia nelle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. La fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.
7Domande frequenti
Il ginkgo biloba è un farmaco o un integratore?
In Italia è un integratore alimentare, e non ha alcuna indicazione psichiatrica autorizzata. La conseguenza pratica è che non esiste un RCP italiano che ne definisca indicazioni, dosi, controindicazioni e interazioni: quello che si legge sulla confezione è un'etichetta, non una scheda tecnica approvata. In alcuni Paesi europei l'estratto standardizzato è invece registrato come medicinale, con un dossier e indicazioni proprie di quei Paesi — il che significa che lo stesso estratto può avere due statuti diversi a seconda del confine.
Il ginkgo funziona davvero per la memoria?
No, non per prevenire la demenza, e su questo i dati sono solidi. Lo studio GEM (Ginkgo Evaluation of Memory) ha randomizzato oltre tremila anziani, cognitivamente sani o con lieve declino, a estratto standardizzato 120 mg due volte al giorno oppure a placebo, seguendoli per anni e con finanziamento pubblico, non aziendale: nessuna differenza nell'incidenza di demenza né di malattia di Alzheimer. Uno studio europeo analogo, su anziani che lamentavano disturbi di memoria, è arrivato alla stessa conclusione. Sul trattamento sintomatico della demenza già diagnosticata i risultati sono incoerenti e inaffidabili, e troppo confusi per concludere. In Italia, del resto, il ginkgo resta un integratore senza alcuna indicazione psichiatrica autorizzata.
Che cosa contiene l'estratto standardizzato di ginkgo?
L'estratto di foglia di Ginkgo biloba non è una molecola: è una miscela. Le due frazioni che lo definiscono sono i flavonglicosidi, circa il 24%, e i lattoni terpenici, circa il 6% — i ginkgolidi A, B, C e J e il bilobalide. Gli acidi ginkgolici sono ridotti a tracce. La quercetina, il flavonolo che compare nelle rappresentazioni chimiche, è solo un composto rappresentativo di una delle frazioni, non il principio attivo del prodotto.
Posso prenderlo se assumo anticoagulanti o antiaggreganti?
È il rischio più serio di questo prodotto. Il ginkgolide B è un antagonista del PAF, il fattore di attivazione piastrinica: in soldoni interferisce con l'aggregazione piastrinica, e in chi assume anticoagulanti, antiaggreganti o FANS l'effetto si somma. Esistono segnalazioni di eventi emorragici. Va dichiarato al medico e al chirurgo, cosa che quasi nessuno fa perché «è un integratore, mica un farmaco». Va inoltre valutato con attenzione in chi ha epilessia o assume clozapina o bupropione: nella pianta è presente la ginkgotossina, un'antivitamina B6 che può abbassare la soglia convulsivante. Può infine interferire con il metabolismo di altri farmaci a livello dei citocromi, modificandone le concentrazioni.
Ashwagandha · Curcumina · L-metilfolato · N-acetilcisteina · Omega-3 (EPA e DHA) · Probiotici · Zafferano · Zinco