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Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici

Zafferano

Ridere di un dato solo perché viene da una spezia non è scienza, è snobismo: l aspirina viene dal salice, la morfina dal papavero. Ma venderlo come «l antidepressivo naturale senza effetti collaterali» fa un danno enorme — perché chi sta male RIMANDA. Il costo non è la boccetta: è il tempo perso.

Denominazione comuneCrocus sativus (crocina, safranale)
Formula brutaC10H14O (safranale)
Peso molecolare150,22 g/mol
Codice ATC
⚠ ATTENZIONE — QUESTA SEZIONE FUNZIONA DIVERSAMENTE DALLE ALTRE.

Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA: indicazione autorizzata, posologia approvata, farmacovigilanza attiva.

Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla in questa sezione non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo. Nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.

Sono qui proprio perché mi occupo di divulgazione seria: la fuffa non si combatte ignorandola, si combatte smontandola con i dati.
Lo zafferano è la sorpresa di questa sezione. E lo dico con un certo imbarazzo, perché il mio istinto — di fronte a «la spezia che cura la depressione» — è di alzare gli occhi al cielo.

E invece: gli studi ci sono. Sono randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo. Alcuni sono controllati direttamente contro fluoxetina, sertralina e imipramina. E le metanalisi — più di una — trovano un effetto antidepressivo significativo rispetto al placebo, e in alcuni casi non inferiore a quello degli SSRI nelle depressioni lievi-moderate.

Fermi tutti. Prima di stappare lo spumante, ho una lunga lista di ma. E la lista è più importante del risultato.

1Di che cosa parliamo, chimicamente

Figura 1 — Il safranale, uno dei principali costituenti attivi del Crocus sativus (è la molecola dell’aroma). L’altro è la crocina, responsabile del colore. Struttura generata da SMILES canonico; formula e peso molecolare calcolati.
PiantaCrocus sativus L. — si usano gli stigmi del fiore
Costituenti studiatiCrocina (colore) e safranale (aroma)
Formula del safranaleC10H14O — 150,22 g/mol
Stato in ItaliaIntegratore alimentare. NESSUN farmaco, NESSUN RCP, NESSUNA indicazione autorizzata.
Nota importante, e nasconde il primo grande «ma».

Quando dico «zafferano» non intendo la bustina che avete in cucina. Negli studi si usano estratti standardizzati, titolati in crocina e safranale, alla dose di 30 mg al giorno di estratto.

Mettere lo zafferano nel risotto non è la stessa cosa. Non per snobismo: perché la dose e la standardizzazione sono il farmaco. Senza quelle, state mangiando una spezia.

Ed è la stessa ragione per cui l’integratore che comprate potrebbe non contenere nulla di quello che c’era negli studi.

2Il meccanismo (ipotizzato)

Le ipotesi prevalenti sono: inibizione della ricaptazione di serotonina, dopamina e noradrenalina; azione antinfiammatoria e antiossidante; modulazione dell’asse HPA e del BDNF. Dati per lo più preclinici, su animale e in vitro.

Traduzione onesta: non lo sappiamo.

Quando in una scheda leggete un elenco così — «modula la serotonina e l’infiammazione e l’HPA e il BDNF» — dovreste sentire un piccolo campanello. Perché una molecola che fa tutto, di solito, è una molecola di cui non abbiamo capito il meccanismo.

Non è una critica: è una fase. Anche il litio, dopo settant’anni, ha un meccanismo che non sappiamo spiegare del tutto — e funziona benissimo.

Ma la differenza è che del litio abbiamo settant’anni di dati clinici solidi. Dello zafferano abbiamo studi piccoli, spesso brevi, e quasi tutti fatti nello stesso posto.

3⚠ I «ma». E sono decisivi

Perché non sto dicendo ai miei pazienti di prendere lo zafferano al posto della sertralina? Per queste ragioni, e vanno lette tutte.

1. Gli studi sono piccoli. Decine di pazienti, non migliaia. Con numeri così, il caso fa quello che vuole.

2. Sono quasi tutti brevi. Sei, otto settimane. La depressione è una malattia che si valuta su mesi e anni, e il problema vero non è entrare in remissione: è non ricadere. Su questo, sullo zafferano, non sappiamo assolutamente nulla.

3. ⚠ E qui il punto più scomodo: la stragrande maggioranza degli studi viene dall’IRAN. Che è, guarda caso, il primo produttore mondiale di zafferano. Non sto accusando nessuno di frode. Sto dicendo una cosa che in medicina delle evidenze è ovvia: quando tutti i dati positivi su una sostanza vengono dal Paese che la produce, e la replicazione indipendente in altri contesti è scarsa, quel corpo di evidenze è fragile. Si chiama bias geografico, ed è documentato per molte fitoterapie.

4. Solo depressione lieve-moderata. Nessuno ha mai dimostrato niente nella depressione grave. E la depressione grave è quella che uccide.

5. Nessuna standardizzazione commerciale. Quello che comprate non è quello che hanno usato negli studi. Non c’è farmacovigilanza. Non c’è controllo di qualità obbligatorio. Lo zafferano è, tra l’altro, una delle spezie più adulterate al mondo — perché costa più dell’oro a parità di peso.

4Allora, che ci faccio?

La mia posizione, e la dico chiara perché è una posizione scomoda per entrambi gli schieramenti.

Contro i colleghi che lo liquidano ridendo: il segnale c’è, è replicato, ed è arrivato a metanalisi pubblicate su riviste serie. Ridere di un dato solo perché viene da una spezia non è scienza: è snobismo. La scienza guarda i dati, non la provenienza del composto — l’aspirina viene dalla corteccia del salice, la morfina dal papavero, il litio da una roccia.

Contro chi lo vende come «l’antidepressivo naturale senza effetti collaterali»: state facendo un danno enorme. Perché la persona che sta male rimanda. Prende lo zafferano per tre mesi, non migliora, si convince che «non c’è niente da fare», e arriva da me sei mesi dopo, peggio di prima. Il costo di quella spezia non è il prezzo della boccetta: è il tempo perso.

La mia sintesi: lo zafferano è una molecola che merita di essere studiata sul serio — con studi grandi, lunghi, indipendenti, in Occidente, contro comparatori attivi. È una promessa. Non è una terapia.

E se un paziente con una depressione lieve, che non vuole saperne di un antidepressivo, mi dice «dottore, provo lo zafferano»? Gli dico: «Va bene. Ma stabiliamo INSIEME una data: se fra sei settimane non sta meglio, ci rivediamo e cambiamo strategia. Non voglio ritrovarla fra un anno.»

Perché il problema non è mai la sostanza. Il problema è quanto tempo la lasciamo lavorare al posto di qualcosa che funziona.
Nota metodologica — SCHEDA A REGOLE DIVERSE. Lo zafferano NON è un medicinale in Italia e non ha alcuna indicazione terapeutica autorizzata: è commercializzato come integratore alimentare, senza RCP, senza indicazione approvata e senza farmacovigilanza dei medicinali. Tutto il contenuto di questa scheda — i costituenti attivi studiati (crocina e safranale), la dose impiegata negli studi (estratti standardizzati, tipicamente 30 mg/die), i meccanismi ipotizzati (inibizione della ricaptazione monoaminergica, azione antinfiammatoria e antiossidante, modulazione di HPA e BDNF — dati in prevalenza preclinici), i risultati degli RCT e delle metanalisi nella depressione lieve-moderata (compresi i confronti con fluoxetina, sertralina e imipramina) e soprattutto i limiti metodologici (studi di piccole dimensioni, di breve durata, con forte concentrazione geografica della ricerca nel principale Paese produttore, assenza di dati nella depressione grave e sul mantenimento, assenza di standardizzazione dei prodotti commerciali e nota problematica di adulterazione della spezia) — è letteratura scientifica ed elaborazione critica dell’autore, esterna a qualunque documento regolatorio e dichiarata come tale. Formula bruta e peso molecolare del safranale sono calcolati dalla struttura chimica. Lo zafferano non è un antidepressivo autorizzato e non sostituisce una terapia. In presenza di sintomi depressivi, e a maggior ragione di ideazione suicidaria, rivolgersi a un medico.

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Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.