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Parte IV · Psicosi e antipsicotici · Capitolo 15

Gestione clinica degli antipsicotici

Il problema non è l'efficacia: è che questi pazienti muoiono vent'anni prima, e la causa è cardiovascolare. Come non fare danno mentre si cura.

1Il vero problema non è l’efficacia

Gli antipsicotici funzionano. Prevengono le ricadute in modo netto: sospenderli, in un paziente stabilizzato, aumenta sostanzialmente il rischio di ricaduta rispetto al proseguire 1. Su questo la letteratura è solida e poco controversa.

Il problema è un altro, ed è drammatico: le persone con disturbi psicotici gravi muoiono con 10–20 anni di anticipo rispetto alla popolazione generale, e la causa principale non è il suicidio — è la malattia cardiovascolare 2. Fumo, sedentarietà, povertà, accesso peggiore alle cure e, in parte non trascurabile, gli effetti metabolici dei farmaci che prescriviamo.

Questo capitolo, quindi, non parla di come far funzionare gli antipsicotici. Parla di come non far danno mentre lo fanno. È la parte del lavoro che si tende a delegare, a rimandare, a considerare «di competenza del medico di base». Non lo è.

2Gli effetti extrapiramidali: una questione di tempo

Sono la conseguenza diretta del blocco D2 nella via nigrostriatale (capitolo 4). Ma non sono un fenomeno unico: sono quattro sindromi distinte, che compaiono in tempi diversi. Riconoscere il tempo è metà della diagnosi.

ore–giorni giorni–settimane settimane–mesi mesi–anni TEMPO DALL’INIZIO DELLA TERAPIA DISTONIA ACUTA spasmi, torcicollo, crisi oculogira, laringospasmo → anticolinergico, subito ACATISIA irrequietezza motoria interna, impossibilità di stare fermi → ridurre dose; beta-bloccante PARKINSONISMO bradicinesia, rigidità, tremore, ipomimia → ridurre dose o cambiare DISCINESIA TARDIVA movimenti involontari oro-bucco-linguali → potenzialmente IRREVERSIBILE I primi tre: blocco D2 acuto reversibili riducendo la dose La quarta: UPREGULATION dei recettori D2 ipersensibilità da blocco cronico (capitolo 3) Attenzione al tranello: aumentare la dose «maschera» la discinesia tardiva… …e la peggiora nel lungo periodo. È la mossa sbagliata più istintiva.
Figura 15.1 — I quattro effetti extrapiramidali si distinguono per quando compaiono. I primi tre derivano dal blocco D2 acuto e sono reversibili. La discinesia tardiva è un’altra cosa: nasce dall’upregulation dei recettori D2 indotta dal blocco cronico (capitolo 3) ed è potenzialmente irreversibile. Elaborazione originale.
Perla clinica · L’acatisia scambiata per agitazione

È uno degli errori più gravi e più comuni. Il paziente non riesce a stare fermo, cammina, è tormentato da un’irrequietezza interna insopportabile. Il curante interpreta come «peggioramento psicotico» o «agitazione» e aumenta la dose. Il quadro peggiora. Si aumenta ancora. L’acatisia è un fattore di rischio riconosciuto per comportamenti suicidari — è una tortura soggettiva difficile da descrivere. Davanti a un’irrequietezza comparsa dopo l’inizio o l’aumento di un antipsicotico, la prima ipotesi è l’acatisia, non la malattia. E la risposta è ridurre, non aumentare.

3Il rischio metabolico: quello che uccide

Meno spettacolare degli effetti extrapiramidali, e infinitamente più letale. Incremento ponderale, dislipidemia, insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ipertensione. Il meccanismo è multiplo — blocco H1 e 5-HT2C in primo luogo (capitolo 8), ma anche effetti diretti sul metabolismo glucidico — e la responsabilità è condivisa fra farmaco, malattia e condizioni di vita.

La cosa che conta è che il monitoraggio metabolico è semplice, economico e sistematicamente disatteso.

BASALE 6 settimane 3 mesi poi almeno ogni anno Peso e circonferenza vita Pressione arteriosa Glicemia (o HbA1c) Profilo lipidico ECG se rischio QT o farmaco a rischio La prima variazione di peso avviene presto: un incremento marcato nelle prime settimane predice l’andamento successivo. È il momento di intervenire, non fra un anno.
Figura 15.2 — Schema orientativo di monitoraggio metabolico. Nessuno di questi esami è costoso o complesso; il problema non è tecnico, è organizzativo e culturale. Il cerchio pieno indica il controllo raccomandato; il cerchio vuoto, opzionale in base al rischio. Adattare alle raccomandazioni vigenti e al singolo paziente. Elaborazione originale.
Tabella 15.1 — Effetti avversi degli antipsicotici: dal meccanismo alla gestione.
EffettoMeccanismoGestione
Effetti extrapiramidaliBlocco D2 nigrostriataleRidurre la dose; passare a molecola con minor affinità D2 o ad agonista parziale
Discinesia tardivaUpregulation D2 da blocco cronicoPrevenzione (dose minima efficace); non aumentare la dose; valutare inibitori del VMAT2
Aumento di peso, sindrome metabolicaBlocco H1 e 5-HT2C; effetti metabolici direttiMonitoraggio attivo; intervento su stile di vita fin dall’inizio; scelta della molecola
IperprolattinemiaBlocco D2 tuberoinfundibolareCambiare molecola (agonista parziale); non ignorare (osso, sessualità)
Ipotensione ortostaticaBlocco α1Titolazione lenta; attenzione alle cadute nell’anziano
Prolungamento del QTBlocco dei canali del potassio cardiaciECG in base al rischio; attenzione alle associazioni e agli elettroliti

4La sindrome maligna da neurolettici

Attenzione · Emergenza medica

Rara ma potenzialmente fatale. Si riconosce da una tetrade: ipertermia, rigidità muscolare «a tubo di piombo», alterazione dello stato di coscienza e instabilità autonomica (tachicardia, oscillazioni pressorie, sudorazione). Il laboratorio mostra tipicamente un forte aumento della creatinchinasi e leucocitosi; la complicanza temibile è la rabdomiolisi con insufficienza renale 3.
Compare più spesso all’inizio della terapia o dopo un rapido aumento di dose, in particolare con antipsicotici ad alta potenza e per via parenterale. Sospendere immediatamente l’antipsicotico e trattare in ambiente adeguato. La diagnosi differenziale principale è con la sindrome serotoninergica (capitolo 5): entrambe danno ipertermia e alterazione dello stato mentale, ma la sindrome serotoninergica dà iperreflessia e clono, mentre la NMS dà rigidità e ipo-riflessia. È una distinzione che può salvare la vita.

5Le formulazioni a lunga durata (LAI)

Sono iniezioni depot che rilasciano il farmaco per settimane o mesi. La logica è farmacocinetica (capitolo 2): rallentando l’assorbimento si ottengono concentrazioni stabili, senza i picchi e le cadute della somministrazione orale — e soprattutto senza le dosi saltate.

Perché conta tanto: la non aderenza è la principale causa di ricaduta nella schizofrenia, ed è largamente silenziosa (il paziente raramente la dichiara). Gli studi su coorti nazionali di grandi dimensioni mostrano che le formulazioni LAI si associano a un rischio significativamente minore di ri-ospedalizzazione rispetto alle equivalenti orali 4.

Un pregiudizio da smontare: il LAI viene spesso percepito — anche dai curanti — come una misura coercitiva, «per chi non collabora», riservata ai casi difficili. È una lettura sbagliata e controproducente. Per molti pazienti è semplicemente più comodo: elimina il pensiero quotidiano della pillola, riduce la variabilità dei livelli plasmatici, e rende la eventuale interruzione un fatto visibile (una iniezione non fatta) anziché invisibile. Proporlo presto, come opzione fra le altre, cambia la conversazione.

6Punti chiave

In sintesi
  • Gli antipsicotici prevengono le ricadute: sospenderli in un paziente stabilizzato aumenta nettamente il rischio.
  • Ma la principale causa di morte precoce in questa popolazione è cardiovascolare: il monitoraggio metabolico non è opzionale.
  • Gli effetti extrapiramidali si distinguono per quando compaiono: distonia (ore), acatisia (giorni), parkinsonismo (settimane), discinesia tardiva (mesi–anni, potenzialmente irreversibile).
  • L’acatisia si tratta riducendo la dose, non aumentandola: scambiarla per agitazione psicotica è un errore grave e frequente.
  • La sindrome maligna da neurolettici è un’emergenza: ipertermia, rigidità, alterazione della coscienza, instabilità autonomica, CK elevata. Si distingue dalla sindrome serotoninergica per rigidità anziché clono e iperreflessia.
  • Le formulazioni LAI riducono le ri-ospedalizzazioni: non sono una punizione, sono un’opzione da proporre presto.
Nota metodologica. Gli schemi di monitoraggio (Figura 15.2, Tabella 15.1) sono orientativi e didattici: le raccomandazioni ufficiali variano fra linee guida e nel tempo, e vanno adattate al singolo paziente e alla molecola. I dati sui LAI provengono in larga parte da studi di coorte «nel mondo reale», che hanno il pregio della rappresentatività e il limite di non essere randomizzati.

Bibliografia

  1. Leucht S, Tardy M, Komossa K, et al. Antipsychotic drugs versus placebo for relapse prevention in schizophrenia: a systematic review and meta-analysis. Lancet. 2012;379(9831):2063–2071.
  2. Correll CU, Solmi M, Veronese N, et al. Prevalence, incidence and mortality from cardiovascular disease in patients with pooled and specific severe mental illness. World Psychiatry. 2017;16(2):163–180.
  3. Strawn JR, Keck PE Jr, Caroff SN. Neuroleptic malignant syndrome. Am J Psychiatry. 2007;164(6):870–876.
  4. Tiihonen J, Mittendorfer-Rutz E, Majak M, et al. Real-world effectiveness of antipsychotic treatments in a nationwide cohort of 29 823 patients with schizophrenia. JAMA Psychiatry. 2017;74(7):686–693.
  5. Huhn M, Nikolakopoulou A, Schneider-Thoma J, et al. Comparative efficacy and tolerability of 32 oral antipsychotics. Lancet. 2019;394(10202):939–951.

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