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Parte V · Ansia, sonno e stress · Capitolo 16

Ansiolitici e benzodiazepine

Il farmaco che funziona troppo bene. Preziose e sovraprescritte insieme: tolleranza, dipendenza, e come si scala davvero.

1Il farmaco che funziona troppo bene

Le benzodiazepine hanno un problema che pochi farmaci condividono: funzionano subito, e funzionano benissimo. In venti minuti l’ansia si scioglie. Nessun antidepressivo, nessuna psicoterapia può competere con quella immediatezza.

Ed è esattamente lì il guaio. Un sollievo così rapido e affidabile è un rinforzo potentissimo — per il paziente e, va detto, anche per il medico, che vede il problema risolversi davanti a sé. Il prezzo arriva dopo, ed è quello che abbiamo già descritto in astratto nel capitolo 3: tolleranza, dipendenza, sintomi da sospensione.

Questo capitolo prova a tenere insieme due verità che vengono di solito separate: le benzodiazepine sono farmaci preziosi, e sono farmaci sovraprescritti. Entrambe le cose sono vere.

2Non tutte le subunità fanno la stessa cosa

Nel capitolo 7 abbiamo visto il recettore GABA-A come centralina di siti allosterici. Ora aggiungiamo il dettaglio che rende possibile la farmacologia moderna: il GABA-A non è un recettore, è una famiglia. È un pentamero, e la composizione delle sue subunità cambia da regione a regione del cervello — determinando quale effetto produrrà una benzodiazepina che vi si lega.

BENZODIAZEPINA si lega a tutte le subunità, senza distinzione subunità α1 SEDAZIONE AMNESIA effetto anticonvulsivante gli effetti che spesso NON vogliamo subunità α2 / α3 ANSIOLISI rilassamento muscolare l’effetto che cerchiamo La benzodiazepina non sa distinguere: prende tutto il pacchetto. I «farmaci Z» (zolpidem) sono più selettivi per α1 → più ipnotici, meno ansiolitici.
Figura 16.1 — Perché una benzodiazepina fa tutto insieme. Le subunità α1 mediano sedazione e amnesia; le α2/α3 l’ansiolisi. Una benzodiazepina classica non discrimina, quindi chi la assume per l’ansia ottiene anche sedazione e disturbi della memoria. La relativa selettività per α1 dei «farmaci Z» è la base razionale del loro uso come ipnotici 2. Elaborazione originale.

3Come si sceglie: è tutta farmacocinetica

Le benzodiazepine hanno un meccanismo praticamente identico. Quello che le distingue è la cinetica — quanto in fretta arrivano al cervello, e quanto a lungo restano. Da lì discende ogni scelta clinica.

rapidità d’inizio durata d’azione (emivita) rapida lenta breve lunga Lorazepam niente metaboliti attivi → anziano, epatopatico Alprazolam rapido e breve → alto potenziale di dipendenza Diazepam metaboliti attivi a emivita lunghissima Clonazepam copertura prolungata Sollievo immediato, effetto che svanisce = massimo rinforzo = massimo rischio Accumulo nell’anziano sedazione diurna, cadute
Figura 16.2 — Le benzodiazepine mappate su due assi. In alto a sinistra il quadrante più insidioso: inizio rapido e durata breve significa sollievo immediato seguito da un rapido ritorno dell’ansia — la combinazione che produce il rinforzo più potente e il maggior rischio di dipendenza. A destra, le molecole a lunga durata si accumulano, soprattutto nell’anziano. Posizioni indicative. Elaborazione originale.
Tabella 16.1 — Benzodiazepine: cosa cambia davvero. Valori indicativi; consultare la RCP.
MolecolaMetaboliti attiviUso tipicoCautela principale
LorazepamNo (glucuronidazione diretta)Ansia acuta; agitazione; sedazione proceduralePrima scelta nell’anziano e nell’epatopatico proprio perché non ha metaboliti attivi
AlprazolamAttacchi di panico (uso storico)Alto potenziale di dipendenza; marcati sintomi da sospensione
DiazepamSì, a emivita molto lungaSpasmi muscolari; astinenza alcolica; scalaggioAccumulo, sedazione protratta nell’anziano
ClonazepamCopertura prolungata; epilessiaSedazione diurna

4I tre rischi da non minimizzare

Attenzione · Benzodiazepine e oppioidi

È il punto più importante del capitolo. Da sola, una benzodiazepina ha un tetto d’effetto (richiede il GABA endogeno, capitolo 7): il sovradosaggio è raramente letale. Il margine di sicurezza svanisce in associazione. Con l’alcol, con i barbiturici, e soprattutto con gli oppioidi, che aggiungono una depressione respiratoria di meccanismo indipendente. La grande maggioranza dei decessi correlati alle benzodiazepine avviene in combinazione. Prescrivere una benzodiazepina a un paziente in terapia oppioide richiede una giustificazione esplicita e una sorveglianza attiva.

Attenzione · L’anziano

Nell’anziano le benzodiazepine aumentano il rischio di cadute e fratture, producono confusione e possono simulare o peggiorare un deterioramento cognitivo. Si aggiungono al carico anticolinergico e sedativo complessivo (capitolo 8). Le principali liste di farmaci potenzialmente inappropriati nell’anziano le includono da anni. Eppure restano fra i farmaci più prescritti in quella fascia d’età: è uno dei divari più netti fra ciò che sappiamo e ciò che facciamo.

Il terzo rischio è la cronicizzazione silenziosa. Le benzodiazepine nascono come farmaci per l’uso a breve termine — settimane, non anni. Nella realtà, una quota enorme delle prescrizioni prosegue indefinitamente. Il meccanismo è quello del capitolo 3: la downregulation recettoriale produce tolleranza (serve più farmaco per lo stesso effetto) e, alla sospensione, un rimbalzo di ansia e insonnia che il paziente — comprensibilmente — interpreta come «ritorno della malattia». E quindi riprende. È una trappola farmacologica, non una debolezza caratteriale.

5Come si scala (e cosa mettere al loro posto)

Lo scalaggio segue lo stesso principio visto per gli SSRI nel capitolo 9: riduzioni progressivamente più piccole, non a gradini uguali. Tempi lunghi — mesi, non settimane. Un passaggio a una molecola a emivita lunga (tipicamente diazepam) può rendere la discesa più liscia, evitando le oscillazioni fra una dose e l’altra 4. E soprattutto: la riduzione va concordata, non imposta, con un piano scritto e la possibilità di rallentare.

Perla clinica · Cosa c’è al posto delle benzodiazepine

La domanda giusta non è «come le tolgo», ma «cosa metto al loro posto». Per i disturbi d’ansia il trattamento farmacologico di prima linea sono gli SSRI/SNRI — meno immediati, ma efficaci e senza dipendenza 3. La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha un’efficacia paragonabile e un vantaggio decisivo: i suoi effetti persistono dopo la fine del trattamento, cosa che nessun farmaco fa. La benzodiazepina ha un ruolo legittimo — coprire le prime settimane di latenza dell’SSRI, gestire una crisi acuta, un’astinenza alcolica — ma quel ruolo è a termine, e il termine va deciso all’inizio, non rimandato indefinitamente.

6Punti chiave

In sintesi
  • Le benzodiazepine sono modulatori allosterici positivi del GABA-A: efficacia immediata, e proprio per questo alto potenziale di rinforzo.
  • Le subunità α1 mediano sedazione e amnesia, le α2/α3 l’ansiolisi: una benzodiazepina classica non discrimina.
  • Le molecole si scelgono sulla cinetica, non sul meccanismo. Inizio rapido + durata breve = massimo rischio di dipendenza.
  • Il lorazepam non ha metaboliti attivi: è la scelta più sensata nell’anziano e nell’epatopatico.
  • Il margine di sicurezza svanisce in associazione, soprattutto con gli oppioidi.
  • Nell’anziano: cadute, fratture, confusione. Sono farmaci potenzialmente inappropriati, e restano fra i più prescritti.
  • Si scala lentamente e a gradini decrescenti. E si sostituisce con qualcosa: SSRI/SNRI e psicoterapia sono la prima linea nei disturbi d’ansia.
Nota metodologica. Le posizioni nella Figura 16.2 e i dati della Tabella 16.1 sono indicativi e a fini didattici: emivite e potenze variano fra individui e fonti, e vanno verificate sulla RCP. Nulla in questo capitolo va inteso come indicazione a sospendere autonomamente una benzodiazepina: la sospensione brusca può essere pericolosa (rischio convulsivo) e va sempre concordata con il medico.

Bibliografia

  1. Sigel E, Ernst M. The benzodiazepine binding sites of GABAA receptors. Trends Pharmacol Sci. 2018;39(7):659–671.
  2. Rudolph U, Knoflach F. Beyond classical benzodiazepines: novel therapeutic potential of GABAA receptor subtypes. Nat Rev Drug Discov. 2011;10(9):685–697.
  3. Baldwin DS, Anderson IM, Nutt DJ, et al. Evidence-based pharmacological treatment of anxiety disorders, post-traumatic stress disorder and obsessive-compulsive disorder: a revision of the 2005 guidelines from the British Association for Psychopharmacology. J Psychopharmacol. 2014;28(5):403–439.
  4. Ashton H. The diagnosis and management of benzodiazepine dependence. Curr Opin Psychiatry. 2005;18(3):249–255.
  5. Lader M. Benzodiazepines revisited — will we ever learn? Addiction. 2011;106(12):2086–2109.

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