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Parte IV · Psicosi e antipsicotici · Capitolo 14

Antipsicotici di prima e seconda generazione

«Prima» e «seconda generazione» sono etichette storiche: le differenze di efficacia sono modeste, quelle di tollerabilità no. Si sceglie sul profilo recettoriale.

1Una classificazione che invecchia male

«Prima generazione» e «seconda generazione» sono etichette storiche, non farmacologiche. Suggeriscono un progresso lineare che i dati non confermano: la grande meta-analisi a rete su 32 antipsicotici orali ha mostrato che le differenze di efficacia fra le molecole sono modeste — con l’eccezione della clozapina — mentre le differenze di tollerabilità sono grandi e clinicamente decisive 1.

La conclusione pratica è la stessa che abbiamo tratto per gli antidepressivi nel capitolo 9: non si sceglie sull’efficacia, si sceglie sul profilo recettoriale. Ed è per questo che la Parte II di quest’opera non era un esercizio accademico.

2Tre modi di occupare lo stesso recettore

Tutti gli antipsicotici classici hanno un solo bersaglio comune: il recettore D2. Ma lo trattano in tre modi diversi — e i tre modi corrispondono esattamente ai concetti di attività intrinseca e affinità visti nel capitolo 1.

tono dopaminergico fisiologico A · ANTAGONISTA PIENO 1ª generazione (aloperidolo) segnale D2 azzerato Blocco stretto e prolungato → molti effetti extrapiramidali → iperprolattinemia B · DISSOCIAZIONE RAPIDA 2ª generazione (quetiapina, clozapina) blocco «a intermittenza» si lega… e si stacca in fretta Lascia passare i picchi fisiologici → meno effetti extrapiramidali → meno iperprolattinemia C · AGONISTA PARZIALE aripiprazolo, cariprazina segnale «bloccato» a un livello intermedio alza dove è poco abbassa dove è troppo → «stabilizzatore» dopaminergico
Figura 14.1 — Tre strategie sullo stesso recettore. L’antagonista pieno azzera il segnale D2 e lo tiene azzerato: efficace, ma paga in effetti extrapiramidali e prolattina. La dissociazione rapida (Kapur e Seeman) è l’ipotesi che spiega l’«atipicità»: il farmaco si lega e si stacca in fretta, lasciando passare i picchi fisiologici di dopamina 2. L’agonista parziale impone un livello intermedio: lo alza dove il tono è basso, lo abbassa dove è alto. Elaborazione originale.
Definizione · Che cosa significa «atipico»

Storicamente: «dà meno effetti extrapiramidali a dosi efficaci». Le spiegazioni proposte sono due, non mutuamente esclusive. La prima è il rapporto 5-HT2A/D2: bloccare i 5-HT2A disinibisce il rilascio di dopamina nello striato, controbilanciando in parte il blocco D2 proprio dove serve. La seconda è la dissociazione rapida dal recettore D2 2. Va detto con onestà che il termine «atipico» è oggi criticato: le molecole così classificate sono farmacologicamente eterogenee, e alcune di esse danno effetti extrapiramidali quanto le «tipiche» a dosi elevate. È un’etichetta comoda, non una categoria biologica.

3Il profilo recettoriale predice il paziente

Questa è la tabella che, se imparate a leggere, vi rende autonomi. Ogni antipsicotico ha un profilo di legame su più recettori. Il bersaglio terapeutico è uno solo (D2); tutto il resto è il conto da pagare — e ogni riga di quel conto l’abbiamo già incontrata nella Parte II.

D2 5-HT2A H1 M1 α1 effettoterapeutico «atipicità» sedazionepeso anticolinergici ipotensione Aloperidolo 1ª gen., alta potenza molti EPS Clorpromazina 1ª gen., bassa potenza sedazione, ipotensione Olanzapina 2ª generazione peso, metabolico Risperidone 2ª generazione prolattina alta Aripiprazolo agonista parziale D2 acatisia; poco peso debole medio forte agonismo parziale (non blocco)
Figura 14.2 — Il profilo recettoriale comparato. La prima colonna è il bersaglio; le altre quattro sono il prezzo. Leggendo una riga si prevede il vissuto del paziente: l’olanzapina sedà e fa ingrassare (H1 forte), la clorpromazina abbassa la pressione (α1 forte), il risperidone alza la prolattina (D2 forte e legame stretto), l’aripiprazolo dà poco di tutto ma può dare acatisia. Rappresentazione schematica a fini didattici: le affinità reali vanno verificate sulla RCP. Elaborazione originale.
Tabella 14.1 — Le classi a confronto: cosa cambia davvero fra un antipsicotico e l’altro.
ClasseMeccanismo sul D2VantaggioPrezzo tipico
1ª generazione, alta potenza (aloperidolo)Antagonismo pieno, legame strettoEfficace sui sintomi positivi; disponibile in formulazioni iniettabiliEffetti extrapiramidali marcati; iperprolattinemia
1ª generazione, bassa potenza (clorpromazina)Antagonismo D2 più debole, ma legame ampio su H1, M1, α1SedativoSedazione, ipotensione, effetti anticolinergici
2ª generazione (olanzapina, quetiapina, risperidone)Antagonismo D2 + 5-HT2A; per alcuni, dissociazione rapidaMeno effetti extrapiramidali a dosi efficaciRischio metabolico (peso, glicemia, lipidi) — spesso il vero limite
Agonisti parziali (aripiprazolo, cariprazina, brexpiprazolo)Agonismo parziale D2Poco peso, poca prolattina, poca sedazioneAcatisia; a volte percepiti come «attivanti»
ClozapinaAffinità D2 bassa; profilo recettoriale amplissimoSuperiore nella resistenza al trattamentoAgranulocitosi (monitoraggio), miocardite, convulsioni, peso, stipsi grave
Agonisti muscarinici (xanomelina–trospio)Nessun blocco D2: agonismo M1/M4 a monteNessun effetto extrapiramidale né iperprolattinemia attesiEffetti colinergici; classe nuova, esperienza clinica limitata

4La clozapina: la molecola a parte

La clozapina merita un paragrafo tutto suo perché è l’unica eccezione seria alla regola dell’equivalenza. Nella schizofrenia resistente al trattamento — definita convenzionalmente come il fallimento di almeno due antipsicotici adeguati per dose e durata — la clozapina è significativamente superiore a tutte le alternative 1. È anche l’unico antipsicotico con dati a sostegno di una riduzione della mortalità e del rischio suicidario in questa popolazione.

Paradosso interessante: la clozapina ha un’affinità per il D2 relativamente bassa. La sua efficacia non si spiega con il blocco dopaminergico, e resta in buona parte inspiegata — un altro caso, come il litio nel capitolo 11, in cui efficacia e meccanismo viaggiano separati.

Attenzione · Perché la clozapina è sottoutilizzata (e perché è un errore)

Richiede monitoraggio ematologico obbligatorio per il rischio di agranulocitosi (neutropenia grave), più frequente nei primi mesi. Comporta inoltre rischio di miocardite (precoce), convulsioni dose-dipendenti, ipersalivazione notturna, stipsi grave — fino all’ileo, che è una causa di morte sottovalutata — e marcato incremento ponderale.
Tutto vero. Ma il risultato pratico è che la clozapina viene introdotta troppo tardi, spesso dopo anni e molti farmaci inutili. E il ritardo ha un costo, misurabile in ricadute, ospedalizzazioni e vita persa. Il monitoraggio è un impegno organizzativo, non una ragione clinica per non usarla: la clozapina non è l’ultima spiaggia, è il trattamento indicato quando due farmaci hanno fallito.

5Il nuovo: agonisti muscarinici

Dopo settant’anni di molecole tutte costruite attorno al D2, la combinazione xanomelina–trospio ha aperto una strada diversa: un agonista muscarinico M1/M4 che modula la trasmissione dopaminergica a monte, senza bloccare direttamente i recettori D2 (vedi capitolo 8) 3.

È esattamente ciò che il modello del capitolo 13 suggeriva di cercare: un intervento più a monte nella catena. Le conseguenze attese sono un profilo diverso di effetti avversi — nessun blocco D2 significa, in linea di principio, nessun effetto extrapiramidale e nessuna iperprolattinemia — al prezzo di effetti colinergici, che il trospio (che non entra nel cervello) neutralizza in periferia.

Cautela d’obbligo: è una classe nuova, il percorso regolatorio europeo non è concluso, e l’entusiasmo per i «primi della classe» in psichiatria ha una lunga storia di ridimensionamenti. Ma è la conferma che la strada indicata dalla neurobiologia era quella giusta.

6Punti chiave

In sintesi
  • «Prima» e «seconda generazione» sono etichette storiche: le differenze di efficacia sono modeste, quelle di tollerabilità no. Si sceglie sul profilo recettoriale.
  • Tre strategie sul D2: antagonismo pieno (molti EPS), dissociazione rapida (l’ipotesi dell’atipicità), agonismo parziale (stabilizzazione).
  • Il blocco 5-HT2A disinibisce la dopamina striatale e contribuisce a ridurre gli effetti extrapiramidali.
  • Il profilo recettoriale predice il vissuto: H1 → sedazione e peso; M1 → anticolinergici; α1 → ipotensione; D2 forte → EPS e prolattina.
  • La clozapina è l’unica realmente superiore, nella resistenza al trattamento. Richiede monitoraggio ematologico — e viene introdotta troppo tardi.
  • Gli agonisti muscarinici M1/M4 sono il primo meccanismo nuovo da decenni: agiscono a monte del D2.
Nota metodologica. La Figura 14.2 è una rappresentazione schematica e comparativa a fini didattici: le affinità recettoriali reali sono valori quantitativi che variano fra fonti e vanno verificati sulla RCP e sulla letteratura primaria. L’ipotesi della dissociazione rapida è una spiegazione autorevole dell’atipicità, non un fatto stabilito; l’efficacia superiore della clozapina è invece un dato solido e replicato.

Bibliografia

  1. Huhn M, Nikolakopoulou A, Schneider-Thoma J, et al. Comparative efficacy and tolerability of 32 oral antipsychotics for the acute treatment of adults with multi-episode schizophrenia: a systematic review and network meta-analysis. Lancet. 2019;394(10202):939–951.
  2. Kapur S, Seeman P. Does fast dissociation from the dopamine D2 receptor explain the action of atypical antipsychotics? A new hypothesis. Am J Psychiatry. 2001;158(3):360–369.
  3. Kaul I, Sawchak S, Correll CU, et al. Efficacy and safety of the muscarinic receptor agonist KarXT (xanomeline–trospium) in schizophrenia (EMERGENT-2): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. 2024;403(10422):160–170.
  4. Kapur S, Zipursky R, Jones C, Remington G, Houle S. Relationship between dopamine D2 occupancy, clinical response, and side effects. Am J Psychiatry. 2000;157(4):514–520.
  5. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Banca dati farmaci — Riassunti delle Caratteristiche del Prodotto (RCP). Consultata nel 2026.

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