Vai al contenuto

Parte III · Disturbi dell'umore e loro farmacologia · Capitolo 12

Nuovi meccanismi nella depressione

La ketamina ha dimostrato che la latenza di settimane non è una legge di natura. Il filo comune dei nuovi antidepressivi: aprire una finestra di plasticità — e riempirla.

1Rompere la barriera delle settimane

Per cinquant’anni la psicofarmacologia della depressione ha convissuto con un limite che sembrava una legge di natura: il beneficio arriva dopo settimane. È un problema clinico enorme. Il paziente gravemente depresso, quello a rischio suicidario, quello che non riesce ad alzarsi dal letto, ha bisogno di stare meglio adesso — non fra un mese.

Poi, alla fine degli anni Novanta, un piccolo studio osservò che una singola infusione di ketamina — un anestetico, per giunta con una reputazione da sostanza d’abuso — produceva un miglioramento dell’umore misurabile entro poche ore 1. Fu confermato pochi anni dopo in una popolazione resistente ai trattamenti 2. Quel risultato non ha solo aperto una via terapeutica: ha falsificato l’idea che la latenza fosse inevitabile, e ha costretto tutta la disciplina a ripensare il proprio modello.

2La ketamina: un paradosso che si scioglie

La ketamina è un antagonista non competitivo del recettore NMDA. E qui c’è un paradosso apparente: se il recettore NMDA è il perno della plasticità sinaptica (capitolo 7), come può bloccarlo produrre plasticità?

La risposta è un piccolo capolavoro di circuiteria. Alle dosi impiegate, la ketamina blocca preferenzialmente i recettori NMDA presenti sugli interneuroni inibitori GABAergici. Quegli interneuroni servono a tenere a freno i neuroni piramidali eccitatori. Bloccandoli, la ketamina toglie il freno: ne segue un picco transitorio di glutammato, che attiva i recettori AMPA e innesca a valle le cascate della plasticità — BDNF, mTORC1 — con formazione di nuove spine dendritiche misurabile in poche ore 3.

Il farmaco, in altre parole, non aggira la plasticità: la innesca per una via più rapida, entrando nella cascata più a valle rispetto agli antidepressivi classici. È l’inibizione dell’inibizione — un doppio negativo che produce un positivo.

Ketamina blocca NMDA sull’interneurone GABA Disinibizione l’interneurone smette di frenare Picco di glutammato attiva i recettori AMPA BDNF · mTORC1 cascate della plasticità Sinaptogenesi nuove spine dendritiche minuti minuti minuti ore ore Miglioramento clinico misurabile entro 24 ore Un SSRI arriva alla stessa cascata (BDNF, plasticità)… …ma partendo da molto più a monte: servono settimane
Figura 12.1 — La cascata rapida della ketamina. Il blocco dei recettori NMDA sugli interneuroni inibitori produce una disinibizione: il picco di glutammato che ne segue attiva i recettori AMPA e innesca le vie della plasticità in poche ore, anziché in settimane. Non è una scorciatoia che salta la plasticità — è la stessa destinazione, raggiunta da una strada più breve. Elaborazione originale.

Sul piano clinico, l’esketamina (l’enantiomero S, in formulazione spray nasale) ha ottenuto l’indicazione nella depressione resistente in associazione a un antidepressivo orale, con dati anche sulla prevenzione delle ricadute 4. Esiste inoltre un segnale — clinicamente prezioso — di riduzione rapida dell’ideazione suicidaria.

Attenzione · Non è una pillola da prendere a casa

La ketamina e l’esketamina si somministrano in setting controllato e sotto sorveglianza, con monitoraggio della pressione arteriosa e osservazione nelle ore successive. I motivi sono concreti: effetti dissociativi transitori (spesso vissuti come sgradevoli), aumento pressorio, sedazione, e un potenziale d’abuso che non va minimizzato — la ketamina è, in altri contesti, una sostanza ricreativa. Va inoltre detto con chiarezza che l’effetto della singola somministrazione è transitorio: senza un piano di trattamento strutturato, il beneficio svanisce. La proliferazione di offerte di «terapia con ketamina» in contesti non clinici è un fenomeno che merita preoccupazione, non entusiasmo.

3I neurosteroidi e la depressione post-partum

Il secondo meccanismo rapido arriva da un’altra direzione: il GABA. Durante la gravidanza i livelli di allopregnanolone — un neurosteroide che modula positivamente il recettore GABA-A (capitolo 7) — crescono enormemente, per poi crollare bruscamente dopo il parto. L’ipotesi è che questo crollo, in soggetti vulnerabili, contribuisca alla depressione post-partum.

Il brexanolone, un analogo dell’allopregnanolone somministrato per infusione, ha mostrato in studi randomizzati una riduzione rapida e sostanziale dei sintomi depressivi post-partum 5; sono seguite formulazioni orali. È un esempio pulito di farmacologia razionale: si è identificata una fisiopatologia plausibile, si è costruita la molecola che la corregge, si è verificata l’ipotesi in un trial. Non capita spesso in psichiatria.

4Il filo comune: la finestra di plasticità

Ketamina, neurosteroidi e — come vedremo nella Parte VII — gli psichedelici hanno meccanismi molecolari diversissimi. Ma condividono qualcosa di profondo: agiscono più a valle e più in fretta sulla plasticità sinaptica. E convergono su un’idea che sta cambiando il modo di pensare la terapia.

Il farmaco, in questa lettura, non «ripara» il cervello. Apre una finestra — un periodo di aumentata plasticità in cui i circuiti diventano temporaneamente più modificabili. Ciò che accade dentro quella finestra — la psicoterapia, la qualità delle relazioni, il sonno, il movimento, la riattivazione comportamentale — contribuisce a determinare in quale direzione i circuiti si riorganizzeranno.

tempo FINESTRA DI PLASTICITÀ farmaco apre la finestra Cosa accade qui dentro decide l’esito psicoterapia relazioni sonno attività fisica riattivazione comportamentale · esposizione consolidamento ricaduta se la finestra resta vuota
Figura 12.2 — L’idea che unifica tutta la Parte III. Il farmaco non «guarisce»: apre una finestra di plasticità. Ciò che il paziente vive dentro quella finestra — psicoterapia, relazioni, sonno, movimento, ripresa delle attività — concorre a decidere se i circuiti si riorganizzeranno stabilmente o se si tornerà al punto di partenza. È la ragione biologica per cui farmaco e psicoterapia non competono: cooperano. Elaborazione originale.

5Il rischio dell’entusiasmo

Questo è un campo in cui la comunicazione corre più veloce della scienza, e vale la pena essere espliciti su cosa non sappiamo ancora.

  • Il problema del cieco. Un paziente che riceve ketamina, o uno psichedelico, quasi sempre se ne accorge. Il doppio cieco, sulla carta rispettato, nella pratica si rompe. Questo apre la porta all’effetto aspettativa, che in psichiatria è tutto fuorché trascurabile.
  • La durata. L’effetto di una singola somministrazione è transitorio. La domanda vera — quanto dura, con quale schema di mantenimento, con quali rischi cumulativi — ha risposte ancora parziali.
  • La generalizzabilità. I trial arruolano pazienti selezionati, in setting protetti, con supporto psicologico strutturato. Il paziente reale, con comorbilità e vita complicata, è un’altra cosa.
  • Gli interessi in gioco. Dietro molte di queste molecole ci sono aziende e start-up. Non è una colpa: è un fatto, di cui tenere conto nel leggere gli entusiasmi.

Nulla di tutto ciò toglie valore alla scoperta. Al contrario: proprio perché il segnale è reale e importante, merita di essere protetto dal rumore. La posizione difendibile, oggi, è questa: abbiamo aperto una strada nuova e promettente, e non l’abbiamo ancora percorsa.

6Punti chiave

In sintesi
  • La ketamina ha dimostrato che la latenza di settimane non è una legge di natura: l’effetto antidepressivo può arrivare in ore.
  • Meccanismo: blocco degli NMDA sugli interneuroni inibitori → disinibizione → picco di glutammato → AMPA → BDNF/mTORC1 → sinaptogenesi rapida.
  • L’esketamina nasale ha indicazione nella depressione resistente: va somministrata in setting controllato (dissociazione, pressione, potenziale d’abuso). L’effetto singolo è transitorio.
  • I neurosteroidi (brexanolone, zuranolone) agiscono sul GABA-A e nascono da un’ipotesi fisiopatologica esplicita sulla depressione post-partum.
  • Il filo comune: questi farmaci aprono una finestra di plasticità. Ciò che la riempie — psicoterapia, sonno, relazioni, attività — concorre all’esito.
  • I limiti da non nascondere: rottura del cieco, durata incerta, generalizzabilità, interessi commerciali. Promettente non significa dimostrato.
Nota metodologica. Le indicazioni e le modalità di somministrazione di esketamina e neurosteroidi variano fra le agenzie regolatorie e nel tempo: verificare sempre la RCP vigente e le condizioni di rimborsabilità. Le rappresentazioni delle Figure 12.1 e 12.2 sono modelli concettuali: la cascata molecolare è più ramificata di quanto lo schema suggerisca, e il concetto di «finestra di plasticità» è un’ipotesi di lavoro sostenuta da dati preclinici, non un fatto stabilito nell’uomo.

Bibliografia

  1. Berman RM, Cappiello A, Anand A, et al. Antidepressant effects of ketamine in depressed patients. Biol Psychiatry. 2000;47(4):351–354.
  2. Zarate CA Jr, Singh JB, Carlson PJ, et al. A randomized trial of an N-methyl-D-aspartate antagonist in treatment-resistant major depression. Arch Gen Psychiatry. 2006;63(8):856–864.
  3. Li N, Lee B, Liu RJ, et al. mTOR-dependent synapse formation underlies the rapid antidepressant effects of NMDA antagonists. Science. 2010;329(5994):959–964.
  4. Daly EJ, Trivedi MH, Janik A, et al. Efficacy of esketamine nasal spray plus oral antidepressant treatment for relapse prevention in patients with treatment-resistant depression: a randomized clinical trial. JAMA Psychiatry. 2019;76(9):893–903.
  5. Meltzer-Brody S, Colquhoun H, Riesenberg R, et al. Brexanolone injection in post-partum depression: two multicentre, double-blind, randomised, placebo-controlled, phase 3 trials. Lancet. 2018;392(10152):1058–1070.
  6. Krystal JH, Abdallah CG, Sanacora G, Charney DS, Duman RS. Ketamine: a paradigm shift for depression research and treatment. Neuron. 2019;101(5):774–778.

Capitolo precedente · ← Stabilizzanti dell’umore e litio  ·  Capitolo successivo · Basi neurobiologiche della psicosi →

Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.