Vai al contenuto

Parte V · Ansia, sonno e stress · Capitolo 18

Trauma e stress

Il PTSD è un disturbo della memoria: il trauma non viene ricordato, viene rivissuto. E le benzodiazepine, qui, non sono neutre: sono dannose.

1Un disturbo della memoria, non dell’umore

Il disturbo post-traumatico da stress viene spesso trattato come una variante dell’ansia o della depressione. È un errore concettuale con conseguenze pratiche. Il PTSD è, nella sua essenza, un disturbo del modo in cui una memoria è stata codificata e viene richiamata.

La memoria traumatica ha caratteristiche peculiari: è frammentata, sensoriale, priva di collocazione temporale. Non viene ricordata — viene rivissuta. Il paziente con flashback non sta pensando al trauma: per il suo cervello, in quel momento, il trauma sta accadendo di nuovo. È una differenza che cambia tutto, anche il modo in cui gli si parla.

2Il circuito della paura

Tre strutture, e un equilibrio che si rompe 1.

CORTECCIA PREFRONTALE IPOATTIVA ↓ il freno non tiene AMIGDALA IPERATTIVA ↑ allarme sempre acceso controllo top-down INDEBOLITO IPPOCAMPO contestualizza: «dove, quando» funzione compromessa La memoria non viene collocata nel passato → flashback, ipervigilanza, evitamento, incubi
Figura 18.1 — Il circuito della paura nel PTSD. L’amigdala è iperattiva (allarme perennemente acceso); la corteccia prefrontale, che dovrebbe frenarla, è ipoattiva; l’ippocampo, che dovrebbe collocare l’evento nel tempo e nello spazio («è successo, è finito, era là»), funziona male. Il risultato è una memoria che non riesce a diventare passato. Elaborazione originale.
Approfondimento · Il cortisolo che non c’è

Un dato controintuitivo e istruttivo: nel PTSD i livelli di cortisolo tendono a essere bassi, non alti, con un feedback negativo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene più sensibile del normale. Contraddice l’intuizione secondo cui «tanto stress = tanto cortisolo». È un promemoria utile: il PTSD non è «troppo stress», è una disregolazione della risposta allo stress — e questa distinzione ha frustrato più di un tentativo di trovare un bersaglio farmacologico ovvio.

3La finestra di riconsolidamento

Qui c’è l’idea che rende il PTSD teoricamente affascinante per la farmacologia. Per decenni si è creduto che una memoria consolidata fosse stabile per sempre. Poi si è scoperto che ogni volta che una memoria viene richiamata, torna temporaneamente instabile — e deve essere riconsolidata per persistere. Durante quella finestra, di poche ore, la memoria è modificabile 2.

La conseguenza è vertiginosa: se si intervenisse dentro quella finestra, si potrebbe in linea di principio modificare la carica emotiva della memoria stessa — non cancellarla, ma spogliarla del terrore. È il razionale di diversi tentativi farmacologici e, in modo diverso, di ciò che le psicoterapie trauma-focalizzate fanno da sempre: riattivare la memoria in un contesto sicuro e riscriverla.

MEMORIA STABILE richiamo FINESTRA DI RICONSOLIDAMENTO poche ore · la memoria torna instabile Qui può essere MODIFICATA psicoterapia trauma-focalizzata (e, in via sperimentale, farmaci) Riscritta meno carica Riconsolidata identica Riattivare una memoria traumatica senza saperla poi contenere non è terapia: è ri-traumatizzazione. La finestra si apre in due direzioni.
Figura 18.2 — La finestra di riconsolidamento 2. Richiamare una memoria la rende temporaneamente instabile: in quelle ore può essere modificata. È il razionale neurobiologico delle psicoterapie trauma-focalizzate. Ma è un’arma a doppio taglio — ed è il motivo per cui «far parlare del trauma» senza un metodo e un contenimento può fare danno. Elaborazione originale.

4Cosa funziona, e cosa no

Questo è uno dei pochi capitoli in cui la parte più utile riguarda ciò che non bisogna fare.

Tabella 18.1 — Trattamenti nel PTSD: stato dell’evidenza. Sintesi orientativa a fini didattici.
TrattamentoEvidenzaNota
Psicoterapia trauma-focalizzataPrima lineaLe linee guida la collocano davanti ai farmaci 3. È il trattamento con l’evidenza migliore.
SSRI / SNRI (sertralina, paroxetina, venlafaxina)Efficacia dimostrata ma modestaOpzione quando la psicoterapia non è disponibile, non è accettata, o come integrazione
Prazosina per gli incubiContrastanteStudi iniziali incoraggianti, ma un ampio trial randomizzato non ha confermato il beneficio 4. Un buon esempio di come i risultati promettenti non reggano sempre alla replica.
BenzodiazepineDa evitareVedi il riquadro sotto
MDMA con psicoterapia assistitaNon approvataVedi il riquadro sotto
Attenzione · Le benzodiazepine nel PTSD non sono neutre: sono dannose

È forse la raccomandazione più disattesa della psichiatria. Il paziente traumatizzato è iper-attivato, non dorme, è terrorizzato: la benzodiazepina sembra la risposta ovvia, e nell’immediato funziona. Ma le revisioni sistematiche indicano che nel PTSD le benzodiazepine non sono efficaci e possono essere controproducenti, con esiti peggiori a lungo termine 5.
Il perché ha una logica precisa, ed è tutta nella Figura 18.2: l’elaborazione del trauma richiede di poter riattivare la memoria e riscriverla. Un farmaco che sopprime l’attivazione emotiva e interferisce con la memoria impedisce esattamente il processo terapeutico. Sedare il paziente traumatizzato significa chiudergli la finestra in cui potrebbe guarire.

Approfondimento · MDMA: dove siamo davvero

La psicoterapia assistita con MDMA ha prodotto risultati di Fase 3 che sono apparsi notevoli 6. Il razionale è coerente con tutto questo capitolo: l’MDMA ridurrebbe la risposta di paura dell’amigdala e aumenterebbe la fiducia e l’apertura relazionale, permettendo al paziente di avvicinarsi alla memoria traumatica senza esserne travolto — cioè di entrare nella finestra di riconsolidamento e restarci.
Ma la FDA non l’ha approvata: ha emesso una complete response letter e chiesto un ulteriore studio di Fase 3, sollevando questioni sull’efficacia, sul mantenimento del cieco e sulla condotta degli studi. L’azienda promotrice ha successivamente ridimensionato drasticamente la propria struttura. È una vicenda che merita di essere raccontata per intero, perché è l’esatto opposto della narrazione trionfalistica: un’ipotesi affascinante, dati promettenti, e un percorso regolatorio che si è fermato. Non significa che l’idea sia sbagliata. Significa che non è ancora dimostrata — e che l’entusiasmo, in questo campo, ha corso più della scienza.

5Punti chiave

In sintesi
  • Il PTSD è un disturbo della memoria: il trauma non viene ricordato, viene rivissuto.
  • Il circuito: amigdala iperattiva, prefrontale ipoattiva, ippocampo compromesso — la memoria non riesce a diventare passato.
  • Il cortisolo nel PTSD tende a essere basso: è disregolazione, non semplice eccesso di stress.
  • Ogni richiamo apre una finestra di riconsolidamento in cui la memoria è modificabile: è il razionale delle psicoterapie trauma-focalizzate.
  • La prima linea è la psicoterapia trauma-focalizzata. Gli SSRI/SNRI hanno efficacia reale ma modesta.
  • Le benzodiazepine vanno evitate: non sono efficaci e possono peggiorare l’esito, perché sopprimono proprio il processo che serve alla guarigione.
  • La MDMA non è approvata: la FDA ha chiesto un ulteriore studio di Fase 3. Promettente non significa dimostrato.
Nota metodologica. Il modello del circuito della paura è consolidato ma schematico; la teoria del riconsolidamento deriva in gran parte da studi animali e la sua traduzione clinica nell’uomo è ancora oggetto di ricerca. Lo stato regolatorio dei trattamenti psichedelico-assistiti è in evoluzione e varia fra giurisdizioni: verificare le fonti aggiornate. Nessuna indicazione di questo capitolo sostituisce le linee guida integrali o il giudizio clinico.

Bibliografia

  1. Yehuda R, Hoge CW, McFarlane AC, et al. Post-traumatic stress disorder. Nat Rev Dis Primers. 2015;1:15057.
  2. Nader K, Schafe GE, LeDoux JE. Fear memories require protein synthesis in the amygdala for reconsolidation after retrieval. Nature. 2000;406(6797):722–726.
  3. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Post-traumatic stress disorder. NICE guideline NG116. 2018.
  4. Raskind MA, Peskind ER, Chow B, et al. Trial of prazosin for post-traumatic stress disorder in military veterans. N Engl J Med. 2018;378(6):507–517.
  5. Guina J, Rossetter SR, DeRhodes BJ, Nahhas RW, Welton RS. Benzodiazepines for PTSD: a systematic review and meta-analysis. J Psychiatr Pract. 2015;21(4):281–303.
  6. Mitchell JM, Bogenschutz M, Lilienstein A, et al. MDMA-assisted therapy for severe PTSD: a randomised, double-blind, placebo-controlled phase 3 study. Nat Med. 2021;27(6):1025–1033.

Capitolo precedente · ← Farmacologia del sonno  ·  Capitolo successivo · ADHD e psicostimolanti →

Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.