Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici
L-metilfolato
«Se il tuo enzima non converte, ti do il prodotto già convertito»: un ragionamento corretto — ma essere corretto non basta. È marketing con l accento genetico, e il fatto che usi parole vere lo rende più efficace, non più onesto.
Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA. Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo; nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.
Sono qui perché la fuffa non si combatte ignorandola: si combatte smontandola con i dati.
Perché qui non si parla di antiossidanti generici o di «detossificazione». Si parla di una via metabolica precisa, con enzimi, con un polimorfismo genetico noto, e con un prodotto finale che serve letteralmente a fabbricare serotonina, dopamina e noradrenalina.
Il che rende la storia più interessante — e i suoi limiti più istruttivi.
1Struttura e dati
| Denominazione | L-5-metiltetraidrofolato (L-metilfolato) |
|---|---|
| Formula bruta | C20H25N7O6 |
| Peso molecolare | 459,46 g/mol |
| Stato in Italia | ⚠ Integratore. Nessuna indicazione psichiatrica autorizzata (negli USA è un «medical food» — categoria che in Europa non esiste) |
2Il razionale — ed è bello davvero
Per fabbricare serotonina, dopamina e noradrenalina, il neurone ha bisogno di un cofattore: la tetraidrobiopterina (BH4). Senza BH4, gli enzimi che fanno il lavoro — la triptofano-idrossilasi e la tirosina-idrossilasi — non funzionano.
E per rigenerare la BH4 serve… il metilfolato.
Quindi: poco metilfolato → poca BH4 → poche monoamine. La catena è pulita, verificabile, e spiega perché il folato dovrebbe c’entrare qualcosa con l’umore.
Ma il folato che mangiate (o che c’è negli integratori generici come acido folico) non è metilfolato. Va convertito. E l’enzima che fa la conversione si chiama MTHFR.
Ed ecco il punto: una fetta consistente della popolazione ha un polimorfismo di MTHFR — il famoso C677T — che rende quell’enzima meno efficiente. Chi è omozigote (TT) può avere un’attività ridotta anche del 60–70%.
La logica commerciale, a questo punto, si scrive da sola: «Se il tuo enzima non converte, allora ti do il prodotto GIÀ convertito.»
Ed è un ragionamento corretto. Il problema è che essere corretto non basta.
3⚠ Dove il ragionamento si rompe
Ecco i fatti, e sono scomodi.
1. Il polimorfismo MTHFR è COMUNISSIMO. Non è una malattia rara: la variante T è presente in una quota enorme della popolazione. Circa una persona su dieci, in alcune popolazioni, è omozigote TT. Se una variante è così diffusa, e la stragrande maggioranza di chi la porta sta benissimo, allora il suo peso clinico individuale è piccolo. È genetica di base.
2. Nella pratica, quasi tutti hanno folati normali. Nella maggior parte delle persone con MTHFR C677T, i livelli di folato e di omocisteina sono nella norma, perché l’enzima ridotto basta comunque. La biochimica ha ridondanza.
3. Le principali società di genetica medica SCONSIGLIANO il test MTHFR nella pratica clinica ordinaria, proprio perché il risultato non cambia la gestione del paziente. È un test che genera ansia e vendite, non decisioni.
4. E gli studi clinici? Ci sono RCT di L-metilfolato come add-on agli antidepressivi in pazienti non responder (tipicamente 15 mg/die). Alcuni positivi, con effetti modesti, e i più interessanti in sottogruppi — pazienti obesi, con marcatori infiammatori alti, con folati bassi. Ma i dati non sono stati replicati in modo convincente, e la maggior parte degli studi disponibili è legata all’azienda produttrice.
Diciamolo: l’ipotesi è elegante, i dati sono deboli.
4Dove invece i folati contano sul serio
La carenza di folati è reale, e in certi pazienti psichiatrici è tutt’altro che rara: negli alcolisti (l’alcol interferisce con l’assorbimento), nei malnutriti, negli anziani, e in chi assume farmaci antifolato.
E fra questi ultimi ci sono nomi che leggerete in questo repertorio: carbamazepina, acido valproico, altri antiepilettici. Farmaci che abbassano i folati.
E poi c’è il punto che nessuno dovrebbe mai dimenticare: nella donna in età fertile in terapia con valproato o carbamazepina, i folati non sono un integratore benessere: sono prevenzione dei difetti del tubo neurale. Ma — e va detto con chiarezza — nel caso del valproato il folato NON annulla il rischio teratogeno: il valproato resta pericolosissimo in gravidanza a prescindere.
Quindi: dosare i folati in un paziente psichiatrico a rischio è medicina buona. Correggere una carenza documentata è medicina buona.
Comprare metilfolato a 40 euro al mese perché un sito vi ha detto che avete «la mutazione MTHFR» non è medicina. È marketing con l’accento genetico — e il fatto che usi parole vere lo rende più efficace, non più onesto.
5Elenco completo dei marchi
Nessuna specialità risulta in commercio in Italia nelle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. La fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.
6Domande frequenti
Il metilfolato è un farmaco o un integratore?
In Italia è un integratore, non un medicinale: non ha nessuna indicazione psichiatrica autorizzata. Negli Stati Uniti è classificato come medical food, una categoria regolatoria intermedia che in Europa semplicemente non esiste. La differenza non è formale: un integratore non passa dalla valutazione di efficacia e sicurezza richiesta a un farmaco, e non ha un riassunto delle caratteristiche del prodotto a cui fare riferimento. Chi lo assume, e chi lo consiglia, deve saperlo.
Che cos'è esattamente l'L-metilfolato?
È l'L-5-metiltetraidrofolato, cioè la forma biologicamente attiva del folato: quella che circola nel sangue e che attraversa la barriera ematoencefalica. Non è quindi un folato qualsiasi, ma la forma già pronta all'uso. Formula bruta C20H25N7O6, peso molecolare 459,46 g/mol. Non ha un codice ATC assegnato, coerentemente con il fatto che in Europa non sia registrato come medicinale ma commercializzato come integratore.
A che cosa serve il metilfolato nel cervello?
Il razionale proposto riguarda la rigenerazione della tetraidrobiopterina (BH4), il cofattore senza il quale non vengono fabbricate serotonina e dopamina. È un meccanismo elegante sulla carta, e spiega perché il metilfolato sia stato accostato al trattamento della depressione. Ma un razionale biochimico non è una dimostrazione clinica di efficacia: in Italia il prodotto resta un integratore, senza alcuna indicazione psichiatrica autorizzata, e va tenuto per quello che è.
Può sostituire l'antidepressivo?
No. Gli studi disponibili non lo propongono come sostituto, ma come aggiunta all'antidepressivo nei pazienti non responder, tipicamente a 15 mg/die: alcuni risultati positivi, con effetti modesti e più interessanti in sottogruppi — pazienti obesi, con marcatori infiammatori alti, con folati bassi — ma non replicati in modo convincente, e in gran parte legati all'azienda produttrice. L'ipotesi è elegante, i dati sono deboli, e in Italia il prodotto resta un integratore senza alcuna indicazione psichiatrica autorizzata. C'è però una cosa vera: dosare i folati in un paziente psichiatrico a rischio — alcolista, malnutrito, anziano, in terapia con carbamazepina o valproato — e correggere una carenza documentata è medicina buona. Sostituire una terapia in corso no.
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