Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici
Curcumina
Quando una molecola «funziona su tutto», la spiegazione più probabile non è che sia miracolosa: è che stia ingannando i test. E attenzione alla piperina che le aggiungono: inibisce CYP3A4 e P-gp — cioè può alterare i livelli della vostra clozapina.
Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA. Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo; nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.
Sono qui perché la fuffa non si combatte ignorandola: si combatte smontandola con i dati.
Su PubMed ci sono migliaia di lavori sulla curcumina. Sembra che curi tutto: cancro, Alzheimer, artrite, depressione, diabete, COVID.
E qui scatta il campanello. Perché quando una molecola «funziona su tutto», la spiegazione più probabile non è che sia miracolosa. È che stia ingannando i test di laboratorio.
1Struttura e dati
| Pianta | Curcuma longa — il rizoma (la spezia del curry) |
|---|---|
| Formula bruta | C21H20O6 |
| Peso molecolare | 368,39 g/mol |
| Stato in Italia | ⚠ Integratore. Nessun RCP, nessuna indicazione autorizzata. |
2⚠ La curcumina è una PAINS. E questo cambia tutto
Esiste, in chimica medicinale, una categoria di molecole chiamate PAINS — Pan-Assay INterference compoundS: composti che interferiscono con qualunque saggio.
Sono molecole che, nei test di laboratorio, danno risultati positivi ovunque — non perché agiscano sul bersaglio, ma perché imbrogliano il test: si legano aspecificamente alle proteine, alterano le membrane, emettono fluorescenza, si degradano in prodotti reattivi, chelano metalli.
La curcumina è considerata la PAINS per eccellenza. È letteralmente il caso da manuale, citato nella letteratura di chimica medicinale come l’esempio di questa categoria.
Ecco perché «funziona su tutto» in vitro: non perché sia una panacea, ma perché è un rumore chimico.
E questa non è l’opinione di uno scettico di professione: è chimica farmaceutica documentata, pubblicata sulle riviste di settore. Uno degli articoli più citati in materia è, testualmente, una revisione critica sulla curcumina come composto che non ha mai superato la fase clinica nonostante migliaia di studi preclinici.
Migliaia di studi. Zero farmaci approvati. Dovrebbe dirci qualcosa.
3Il secondo problema: non arriva
Ha una biodisponibilità orale bassissima: viene assorbita poco, metabolizzata subito (glucuronazione e solfatazione), ed eliminata in fretta. Le concentrazioni plasmatiche che si raggiungono sono ordini di grandezza inferiori a quelle che «funzionano» nelle provette.
Ed è per questo che i produttori aggiungono piperina (dal pepe nero) o usano formulazioni fitosomiali: per aumentarne l’assorbimento.
Ma attenzione, perché qui c’è un rischio che nessuno vi dice: la piperina inibisce il CYP3A4 e la glicoproteina-P. Cioè gli stessi sistemi che metabolizzano metà dei farmaci che prendete.
Un paziente in clozapina, in quetiapina, in anticoagulanti, che aggiunge di sua iniziativa un integratore di curcumina-con-piperina, può alterare i livelli plasmatici della sua terapia. E non lo dice al medico, perché «è naturale».
La curcumina, inoltre, ha un effetto antiaggregante: attenzione in chi prende anticoagulanti o antiaggreganti. E sono stati segnalati casi di epatotossicità con alcune formulazioni ad alta biodisponibilità — al punto che, in Italia, il Ministero della Salute ha emesso in passato allerte specifiche sugli integratori a base di curcuma.
4E in psichiatria?
Ma dopo tutto quello che avete letto, sapete esattamente come leggerli: studi piccoli, spesso di bassa qualità metodologica, con formulazioni non confrontabili fra loro, e con un fortissimo sospetto di publication bias — perché su una molecola così di moda, gli studi negativi non vengono pubblicati.
E soprattutto: manca la plausibilità farmacocinetica. Se la molecola non arriva al cervello in quantità apprezzabili, che cosa starebbe facendo, esattamente?
La mia posizione, e non è ideologica: la curcumina come antidepressivo non ha evidenze credibili. Non perché venga da una spezia — l’ho detto per lo zafferano e lo ripeto: l’origine naturale non è un demerito. Ma perché la chimica di questa molecola specifica ha problemi documentati e seri.
Nel curry è buonissima. Nella scatoletta, è una promessa che dura da trent’anni e non si è mai realizzata.
5Domande frequenti
Che cos’è la curcumina, ed è un farmaco?
È il pigmento giallo della Curcuma longa, ricavato dal rizoma — la spezia del curry: chimicamente un dichetone simmetrico con due anelli fenolici, formula bruta C₂₁H₂₀O₆ e peso molecolare 368,39 g/mol. Un farmaco però non è: in Italia è un integratore, non ha un Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto, non ha alcuna indicazione terapeutica autorizzata e non le è assegnato un codice ATC. Per questo qui non trovate posologia, farmacocinetica o dati di efficacia validati: non esiste un dossier registrativo da cui ricavarli. Chi la assume lo fa fuori da quel quadro, e chi la consiglia non può appoggiarsi a una scheda tecnica.
Se ci sono migliaia di studi, perché non è diventata un farmaco?
Per due ragioni chimiche, entrambe documentate. La prima: la curcumina è il caso da manuale dei PAINS (Pan-Assay INterference compoundS), molecole che nei test di laboratorio risultano attive ovunque non perché agiscano sul bersaglio, ma perché interferiscono con il saggio stesso. Ecco perché «funziona su tutto» in vitro. La seconda: presa per bocca praticamente non entra nel sangue — assorbimento scarso, metabolismo immediato, concentrazioni plasmatiche di ordini di grandezza inferiori a quelle attive in provetta. Il risultato va riportato senza addolcirlo: migliaia di studi preclinici, zero farmaci approvati.
Funziona davvero per la depressione?
Sulla depressione esistono RCT e metanalisi favorevoli, ma sono studi piccoli, spesso di bassa qualità metodologica, con formulazioni non confrontabili fra loro e con un forte sospetto di publication bias — su una molecola così di moda gli studi negativi non vengono pubblicati. Soprattutto, manca la plausibilità farmacocinetica: se la molecola non arriva al cervello in quantità apprezzabili, resta da spiegare che cosa starebbe facendo. Come antidepressivo la curcumina non ha evidenze credibili, e non per la sua origine naturale: per i problemi documentati della chimica di questa molecola specifica.
Posso prenderla se sto già assumendo altri farmaci?
Non senza dirlo a chi vi ha in cura. Gli integratori di curcumina contengono quasi sempre piperina, che inibisce il CYP3A4 e la glicoproteina-P, cioè i sistemi che metabolizzano metà dei farmaci di uso comune: un paziente in clozapina, in quetiapina o in anticoagulanti può alterare i livelli plasmatici della propria terapia senza accorgersene. La curcumina ha inoltre un effetto antiaggregante — rilevante in chi assume anticoagulanti o antiaggreganti — e per alcune formulazioni ad alta biodisponibilità sono stati segnalati casi di epatotossicità, al punto che il Ministero della Salute ha emesso allerte specifiche sugli integratori a base di curcuma. Il fatto che sia naturale non lo rende privo di interazioni.
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