Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici
Vitamina D
I depressi hanno la vitamina D bassa — ma non è la causa, è il sintomo: è il marcatore di quanto poco stanno uscendo di casa. Causalità inversa. E attenzione: è liposolubile, si accumula, e l ipercalcemia può dare apatia e confusione. «Naturale» non vuol dire «innocuo».
Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA: indicazione autorizzata, posologia approvata, farmacovigilanza attiva.
Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla in questa sezione non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo. Nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.
Sono qui proprio perché mi occupo di divulgazione seria: la fuffa non si combatte ignorandola, si combatte smontandola con i dati. Dove ci sono evidenze, ve lo dirò. Dove non ci sono, ve lo dirò lo stesso.
È l’unico di questa sezione che è davvero un farmaco, con AIC e RCP. È l’unico per cui esiste un esame del sangue che dice se ne avete bisogno. Ed è l’unico per cui la domanda «devo prenderla?» ha una risposta oggettiva invece di un’opinione.
E proprio per questo è quello su cui si può ragionare meglio.
1Struttura e dati
| Denominazione | Colecalciferolo (vitamina D3) |
|---|---|
| Formula bruta | C27H44O |
| Peso molecolare | 384,65 g/mol |
| Codice ATC | A11CC05 |
| Indicazione autorizzata (Italia) | Prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D — ⚠ nient’altro |
| Uso psichiatrico | ⚠ NESSUNA indicazione autorizzata |
Una vitamina, per definizione, è una sostanza che dobbiamo introdurre con la dieta perché non sappiamo produrla. La vitamina D, invece, ce la fabbrichiamo da soli — dal colesterolo, nella pelle, quando ci prendiamo il sole.
Poi il fegato la trasforma in 25-OH-D (quella che dosate nel sangue), e il rene la attiva in 1,25-diidrossivitamina D — la forma che si lega al suo recettore, il VDR, che sta nel nucleo delle cellule e accende e spegne i geni.
È un ormone steroideo, esattamente come il cortisolo o il testosterone. Il fatto che si chiami «vitamina» è un incidente storico del 1922, e ha generato un secolo di confusione — perché quando una cosa si chiama vitamina, la gente pensa «più ne prendo meglio è».
Con gli ormoni non funziona così. Mai.
E i recettori VDR, nel cervello, ci sono davvero — anche nell’ippocampo. Il razionale biologico esiste. Il che rende la storia che segue ancora più istruttiva.
2⚠ Il grande equivoco: associazione ≠ causa
Da qui, il salto: «allora se gliela do, guariscono».
E invece no. Perché quel dato si spiega benissimo al contrario.
Pensateci: chi è depresso esce di casa? No. Sta dentro, con le tapparelle abbassate, non vede il sole per settimane. Fa attività fisica? No. Mangia bene? No.
E allora la vitamina D bassa non è la causa della depressione: è il SINTOMO della depressione. È un marcatore di quanto poco quella persona sta uscendo di casa.
È la causalità inversa, ed è uno degli errori più costosi della storia recente della medicina — perché ha venduto integratori a mezzo mondo.
E la controprova è arrivata, ed è schiacciante: il grande studio VITAL — oltre 18.000 persone, randomizzate, seguite per anni, 2000 UI/die di vitamina D contro placebo — ha guardato proprio questo. Risultato: NESSUNA riduzione dell’incidenza di depressione. Nessun miglioramento dell’umore.
Diciamolo chiaramente, perché è quello che conta: la vitamina D, nelle persone che non sono carenti, NON previene e NON cura la depressione. Punto. È uno studio grande, pulito, negativo. E chi continua a venderla per l’umore o non lo conosce, o fa finta di non conoscerlo.
3Dove invece serve — e serve sul serio
Il fatto che non curi la depressione non significa che non serva a niente. Significa che serve per quello per cui è autorizzata. E lì serve eccome.
La carenza di vitamina D è reale, è diffusa, e ha conseguenze vere: osteomalacia, osteoporosi, dolori muscolari diffusi, debolezza dei muscoli prossimali, maggior rischio di cadute e fratture nell’anziano.
E adesso guardate chi ho davanti in ambulatorio:
— l’anziano in antipsicotico, che cade;
— la donna in menopausa in terapia da anni;
— il paziente istituzionalizzato, che il sole non lo vede mai;
— chi prende carbamazepina o altri induttori enzimatici, che accelerano il catabolismo della vitamina D;
— la persona con depressione grave che non esce di casa da mesi.
Sono tutti i miei pazienti. E in tutti loro la carenza va cercata e corretta: non perché li renderà felici, ma perché li terrà in piedi.
E allora ecco la sintesi, che è il vero messaggio di questa scheda: la vitamina D non cura la depressione. Ma il depresso ha spesso bisogno di vitamina D.
Non è la stessa frase. È l’esatto contrario dello slogan che vi vendono — ed è quella giusta.
4Come si fa, in pratica
| Voce | Indicazione |
|---|---|
| Si dosa? | Sì. È l’unico di questa sezione con un esame che decide: la 25-OH-vitamina D sierica |
| Si integra alla cieca? | No. Non ha senso, e i megadosaggi «di mantenimento» in chi non è carente non servono |
| Serve la ricetta? | In Italia il colecalciferolo è un medicinale, con la sua indicazione (carenza) e la sua Nota AIFA per la rimborsabilità |
| ⚠ Si può esagerare? | SÌ. È liposolubile — si accumula. La tossicità esiste: ipercalcemia, nausea, confusione, calcolosi renale, nei casi gravi danno renale |
Le vitamine idrosolubili (la C, le B) in eccesso le fate la pipì. Non succede niente.
La vitamina D no. È liposolubile: si accumula nel grasso. E se ne prendete troppa — magari perché avete letto online che «più ne prendi meglio è», o perché un influencer vi ha detto che a 100.000 UI si «resetta il sistema immunitario» — vi ritrovate con il calcio alto nel sangue.
E l’ipercalcemia non è uno scherzo: dà nausea, vomito, sete, confusione mentale, aritmie, calcoli renali. E in psichiatria c’è un dettaglio in più che nessuno considera: l’ipercalcemia può dare sintomi psichiatrici — apatia, rallentamento, confusione.
Cioè: una vitamina presa per «stare meglio di umore» può, in eccesso, PEGGIORARE l’umore. E il paziente non lo sa, e il medico non lo cerca, e si finisce per aumentare l’antidepressivo.
Ecco perché ripeto quello che dico sempre: «naturale» non vuol dire «innocuo». La vitamina D è l’esempio perfetto — è naturale, la fa il vostro corpo, ce l’avete nel sangue adesso. E può intossicarvi.
La dose fa il veleno. Sempre. Anche quando la scatola è verde e c’è disegnato un sole.
5Elenco completo dei marchi
Le specialità in commercio in Italia sono verificate sulle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. L’elenco cambia nel tempo e alcune confezioni possono risultare in carenza: la fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.
6Domande frequenti
La vitamina D serve contro la depressione?
No, secondo il dato più solido che abbiamo. Il grande studio VITAL, condotto su 18.000 persone, ha mostrato che la vitamina D non previene e non cura la depressione. Coerentemente, in Italia l'unica indicazione autorizzata è la prevenzione e il trattamento della carenza di vitamina D: non esiste alcuna indicazione psichiatrica registrata. Questo non toglie che una carenza vada corretta quando c'è, ma correggere una carenza e trattare un disturbo dell'umore sono due cose diverse.
Perché dite che la vitamina D non è una vitamina?
Perché è un ormone. Una vitamina, per definizione, è una sostanza che dobbiamo introdurre con la dieta perché non sappiamo produrla; la vitamina D invece ce la fabbrichiamo da soli, dal colesterolo, nella pelle, quando ci prendiamo il sole. Poi il fegato la trasforma in 25-OH-D e il rene la attiva in 1,25-diidrossivitamina D, la forma che si lega al recettore VDR nel nucleo delle cellule e accende e spegne i geni. È un ormone steroideo come il cortisolo o il testosterone: il nome è un incidente storico del 1922.
Se ci sono recettori nel cervello, perché non funziona?
I recettori VDR nel cervello ci sono davvero, anche nell'ippocampo: il razionale biologico esiste, ed è proprio questo a rendere la storia istruttiva. Un meccanismo plausibile, per quanto elegante, non è un risultato clinico. Quando la domanda è stata posta a uno studio grande — VITAL, oltre 18.000 persone randomizzate a 2000 UI al giorno contro placebo — la risposta è stata che nelle persone che non sono carenti la vitamina D non previene e non cura la depressione. Restano invece le conseguenze vere della carenza, che è un'altra cosa e va cercata e corretta.
Qual è l'esame che misura la vitamina D?
Si dosa la 25-OH-D, cioè la forma prodotta dal fegato: è quella che compare nei referti. Non è la forma attiva — l'attivazione avviene nel rene, che produce l'1,25-diidrossivitamina D, la molecola che si lega al recettore VDR. Il dosaggio serve proprio perché non ha senso integrare alla cieca: a differenza delle vitamine idrosolubili, la vitamina D è liposolubile e si accumula. In eccesso dà ipercalcemia, con nausea, vomito, sete, confusione mentale, aritmie e calcoli renali, fino al danno renale nei casi gravi. E in psichiatria conta un dettaglio in più: l'ipercalcemia può dare apatia, rallentamento e confusione, cioè peggiorare proprio l'umore per cui qualcuno la assume.
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