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Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Nutraceutici

Vitamina D

I depressi hanno la vitamina D bassa — ma non è la causa, è il sintomo: è il marcatore di quanto poco stanno uscendo di casa. Causalità inversa. E attenzione: è liposolubile, si accumula, e l ipercalcemia può dare apatia e confusione. «Naturale» non vuol dire «innocuo».

Denominazione comuneColecalciferolo (vitamina D3)
Formula brutaC27H44O
Peso molecolare384,65 g/mol
Codice ATCA11CC05
⚠ ATTENZIONE — QUESTA SEZIONE FUNZIONA DIVERSAMENTE DALLE ALTRE.

Le schede dei farmaci di questo repertorio si basano su un RCP depositato presso AIFA: indicazione autorizzata, posologia approvata, farmacovigilanza attiva.

Qui no. Per l’uso psichiatrico di cui si parla in questa sezione non esiste alcuna indicazione terapeutica autorizzata. Nessuna di queste sostanze è un antidepressivo. Nessuna sostituisce una terapia. Quello che leggerete è letteratura scientifica valutata criticamente, non un documento regolatorio.

Sono qui proprio perché mi occupo di divulgazione seria: la fuffa non si combatte ignorandola, si combatte smontandola con i dati. Dove ci sono evidenze, ve lo dirò. Dove non ci sono, ve lo dirò lo stesso.
La vitamina D è il nutraceutico su cui, negli ultimi vent’anni, si è detta la maggior quantità di sciocchezze — e alcune delle cose più vere.

È l’unico di questa sezione che è davvero un farmaco, con AIC e RCP. È l’unico per cui esiste un esame del sangue che dice se ne avete bisogno. Ed è l’unico per cui la domanda «devo prenderla?» ha una risposta oggettiva invece di un’opinione.

E proprio per questo è quello su cui si può ragionare meglio.

1Struttura e dati

Figura 1 — Il colecalciferolo (vitamina D3): un secosteroide — cioè uno steroide con un anello aperto. La luce ultravioletta rompe quell’anello nella pelle. Struttura generata da SMILES canonico; formula e peso molecolare calcolati.
DenominazioneColecalciferolo (vitamina D3)
Formula brutaC27H44O
Peso molecolare384,65 g/mol
Codice ATCA11CC05
Indicazione autorizzata (Italia)Prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D — ⚠ nient’altro
Uso psichiatricoNESSUNA indicazione autorizzata
La vitamina D non è una vitamina. È un ORMONE.

Una vitamina, per definizione, è una sostanza che dobbiamo introdurre con la dieta perché non sappiamo produrla. La vitamina D, invece, ce la fabbrichiamo da soli — dal colesterolo, nella pelle, quando ci prendiamo il sole.

Poi il fegato la trasforma in 25-OH-D (quella che dosate nel sangue), e il rene la attiva in 1,25-diidrossivitamina D — la forma che si lega al suo recettore, il VDR, che sta nel nucleo delle cellule e accende e spegne i geni.

È un ormone steroideo, esattamente come il cortisolo o il testosterone. Il fatto che si chiami «vitamina» è un incidente storico del 1922, e ha generato un secolo di confusione — perché quando una cosa si chiama vitamina, la gente pensa «più ne prendo meglio è».

Con gli ormoni non funziona così. Mai.

E i recettori VDR, nel cervello, ci sono davvero — anche nell’ippocampo. Il razionale biologico esiste. Il che rende la storia che segue ancora più istruttiva.

2⚠ Il grande equivoco: associazione ≠ causa

Ecco il fatto che ha scatenato tutto: le persone depresse hanno, in media, la vitamina D più bassa. È vero. È replicato. Non c’è discussione.

Da qui, il salto: «allora se gliela do, guariscono».

E invece no. Perché quel dato si spiega benissimo al contrario.

Pensateci: chi è depresso esce di casa? No. Sta dentro, con le tapparelle abbassate, non vede il sole per settimane. Fa attività fisica? No. Mangia bene? No.

E allora la vitamina D bassa non è la causa della depressione: è il SINTOMO della depressione. È un marcatore di quanto poco quella persona sta uscendo di casa.

È la causalità inversa, ed è uno degli errori più costosi della storia recente della medicina — perché ha venduto integratori a mezzo mondo.

E la controprova è arrivata, ed è schiacciante: il grande studio VITAL — oltre 18.000 persone, randomizzate, seguite per anni, 2000 UI/die di vitamina D contro placebo — ha guardato proprio questo. Risultato: NESSUNA riduzione dell’incidenza di depressione. Nessun miglioramento dell’umore.

Diciamolo chiaramente, perché è quello che conta: la vitamina D, nelle persone che non sono carenti, NON previene e NON cura la depressione. Punto. È uno studio grande, pulito, negativo. E chi continua a venderla per l’umore o non lo conosce, o fa finta di non conoscerlo.

3Dove invece serve — e serve sul serio

Ma attenzione, perché adesso viene la parte in cui devo difenderla.

Il fatto che non curi la depressione non significa che non serva a niente. Significa che serve per quello per cui è autorizzata. E lì serve eccome.

La carenza di vitamina D è reale, è diffusa, e ha conseguenze vere: osteomalacia, osteoporosi, dolori muscolari diffusi, debolezza dei muscoli prossimali, maggior rischio di cadute e fratture nell’anziano.

E adesso guardate chi ho davanti in ambulatorio:
— l’anziano in antipsicotico, che cade;
— la donna in menopausa in terapia da anni;
— il paziente istituzionalizzato, che il sole non lo vede mai;
— chi prende carbamazepina o altri induttori enzimatici, che accelerano il catabolismo della vitamina D;
— la persona con depressione grave che non esce di casa da mesi.

Sono tutti i miei pazienti. E in tutti loro la carenza va cercata e corretta: non perché li renderà felici, ma perché li terrà in piedi.

E allora ecco la sintesi, che è il vero messaggio di questa scheda: la vitamina D non cura la depressione. Ma il depresso ha spesso bisogno di vitamina D.

Non è la stessa frase. È l’esatto contrario dello slogan che vi vendono — ed è quella giusta.

4Come si fa, in pratica

VoceIndicazione
Si dosa?Sì. È l’unico di questa sezione con un esame che decide: la 25-OH-vitamina D sierica
Si integra alla cieca?No. Non ha senso, e i megadosaggi «di mantenimento» in chi non è carente non servono
Serve la ricetta?In Italia il colecalciferolo è un medicinale, con la sua indicazione (carenza) e la sua Nota AIFA per la rimborsabilità
Si può esagerare?SÌ. È liposolubile — si accumula. La tossicità esiste: ipercalcemia, nausea, confusione, calcolosi renale, nei casi gravi danno renale
E questa è la cosa che va detta più forte di tutte, perché è quella che fa male davvero.

Le vitamine idrosolubili (la C, le B) in eccesso le fate la pipì. Non succede niente.

La vitamina D no. È liposolubile: si accumula nel grasso. E se ne prendete troppa — magari perché avete letto online che «più ne prendi meglio è», o perché un influencer vi ha detto che a 100.000 UI si «resetta il sistema immunitario» — vi ritrovate con il calcio alto nel sangue.

E l’ipercalcemia non è uno scherzo: dà nausea, vomito, sete, confusione mentale, aritmie, calcoli renali. E in psichiatria c’è un dettaglio in più che nessuno considera: l’ipercalcemia può dare sintomi psichiatrici — apatia, rallentamento, confusione.

Cioè: una vitamina presa per «stare meglio di umore» può, in eccesso, PEGGIORARE l’umore. E il paziente non lo sa, e il medico non lo cerca, e si finisce per aumentare l’antidepressivo.

Ecco perché ripeto quello che dico sempre: «naturale» non vuol dire «innocuo». La vitamina D è l’esempio perfetto — è naturale, la fa il vostro corpo, ce l’avete nel sangue adesso. E può intossicarvi.

La dose fa il veleno. Sempre. Anche quando la scatola è verde e c’è disegnato un sole.
Nota metodologica — SCHEDA A REGOLE DIVERSE. La vitamina D NON ha alcuna indicazione psichiatrica autorizzata in Italia. Il colecalciferolo è in Italia un medicinale (ATC A11CC05) la cui indicazione autorizzata è la prevenzione e il trattamento della carenza di vitamina D: nessuna indicazione riguarda la depressione, l’ansia o altri disturbi psichiatrici. La natura di secosteroide e di ormone (sintesi cutanea UV-dipendente, 25-idrossilazione epatica, 1α-idrossilazione renale, recettore nucleare VDR presente anche nel tessuto cerebrale), i dati di associazione fra bassi livelli di 25-OH-D e depressione con la relativa lettura in termini di causalità inversa, l’esito negativo del grande trial randomizzato VITAL (oltre 18.000 partecipanti, 2000 UI/die vs placebo: nessuna riduzione dell’incidenza di depressione), le conseguenze cliniche reali della carenza (osteomalacia, osteoporosi, debolezza muscolare prossimale, cadute e fratture nell’anziano), le popolazioni psichiatriche a rischio (anziani, istituzionalizzati, pazienti in induttori enzimatici come la carbamazepina, pazienti depressi che non escono di casa) e la tossicità da accumulo (liposolubilità, ipercalcemia, calcolosi renale, e possibili sintomi psichiatrici da ipercalcemia) sono letteratura scientifica ed elaborazione critica dell’autore, esterne a qualunque RCP e dichiarate come tali. Formula bruta e peso molecolare sono calcolati dalla struttura chimica. Questa scheda non costituisce un’indicazione ad assumere vitamina D per disturbi psichiatrici. L’integrazione va guidata dal dosaggio ematico e prescritta dal medico. Nessuna sostanza di questa sezione sostituisce una terapia psichiatrica o psicoterapica.

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Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.