Parte VIII · Psicofarmaci in Italia
Dipendenze
Nessuna di queste molecole cura una dipendenza, e chi le prescrive facendo credere il contrario prepara una ricaduta. Quello che fanno è cambiare l’aritmetica: rendono la sostanza meno gratificante, o l’astinenza meno insopportabile, o l’assunzione fisicamente sgradevole — e dentro lo spazio che si apre deve entrare tutto il resto, che è lavoro clinico e relazionale. Le tre logiche sono ben rappresentate. Sostituzione: metadone, levometadone, buprenorfina, la nicotina in cerotto o gomma. Blocco del premio: naltrexone e nalmefene, che non tolgono il desiderio ma tolgono l’effetto. Deterrenza: il disulfiram, l’unico che funziona per paura. In mezzo ci sono l’acamprosato, il sodio oxibato — che è GHB e in Italia è un farmaco autorizzato, il che dovrebbe far riflettere — e il naloxone, che non tratta niente ma salva la vita in dieci minuti se qualcuno lo ha in mano.
Le schede raccontano le singole molecole. Come funziona la classe nel suo insieme — meccanismi, scelta del farmaco, gestione clinica — sta in Farmacologia delle dipendenze.