Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Dipendenze
Nalmefene
Per settant anni la medicina delle dipendenze ha avuto un dogma: o smetti del tutto, o non stiamo facendo niente. Il nalmefene è la prima crepa in quel muro scritta dentro un RCP approvato. È il primo farmaco che sta dove sta il paziente, invece di aspettarlo dove vorremmo che fosse.
Non è indicato per l’astinenza. È indicato per la riduzione del consumo di alcool.
Ci pensate? Un farmaco che, testualmente, presuppone che il paziente continui a bere. Che non chiede l’astinenza, non la promette, non la insegue. Che accetta l’idea che si possa bere meno, e che «meno» sia già un risultato clinico.
Per settant’anni la medicina delle dipendenze ha avuto un dogma: o smetti del tutto, o non stiamo facendo niente. Tutto o nulla. Astinenza o fallimento.
Il nalmefene è la prima crepa in quel muro scritta dentro un documento regolatorio. Non in un editoriale, non in un congresso: in un RCP approvato dall’EMA.
E questo, per uno che si occupa di cambiamento e di modello transteorico, è enorme. Perché è la traduzione farmacologica di una cosa che sappiamo da trent’anni e che continuiamo a ignorare: il cambiamento è per gradi. La gente non passa dalla contemplazione all’azione perfetta. La gente si muove un pezzo alla volta.
Il nalmefene è il primo farmaco che sta dove sta il paziente, invece di aspettarlo dove vorremmo che fosse.
1Struttura e proprietà chimiche
| Denominazione comune (INN) | Nalmefene (come cloridrato diidrato) |
|---|---|
| Formula bruta (base libera) | C21H25NO3 |
| Peso molecolare (base libera) | 339,44 g/mol |
| Classe | Modulatore del sistema oppioide — antagonista μ e δ, agonista parziale κ |
| Codice ATC | N07BB05 |
| Nome commerciale | Selincro®, compresse da 18 mg |
2Meccanismo — e la faccenda del recettore kappa
«Nalmefene è un modulatore del sistema degli oppioidi con un distinto profilo recettoriale μ, δ e κ.
— studi in vitro hanno dimostrato che nalmefene è un ligando selettivo dei recettori oppioidi, con un’attività antagonista dei recettori μ e δ ed un agonismo parziale sui recettori κ.
— studi in vivo hanno dimostrato che nalmefene riduce il consumo di alcool, verosimilmente modulando le funzioni cortico-mesolimbiche.»
Il naltrexone blocca tutto: μ, δ e anche κ. E bloccare il κ non è privo di conseguenze, perché il sistema κ ha a che fare con la disforia — con quello stato d’animo grigio, piatto, senza colore che molti pazienti descrivono.
Il nalmefene, invece, sul κ non fa il buttafuori: fa il regolatore. Lo attiva un po’. E l’idea — perché di idea si tratta, non di certezza — è che questo profilo lo renda meglio tollerato sul piano dell’umore.
Ma soprattutto, l’agonismo κ parziale modula il rilascio di dopamina nel circuito mesolimbico. Tradotto: quando bevi sotto nalmefene, il picco di dopamina che il bicchiere dovrebbe produrre è più basso.
Il bicchiere c’è ancora. Ma vale meno. E se il primo bicchiere vale meno, il secondo lo chiedi con meno urgenza. È così che si passa da otto bicchieri a tre.
Non è magia. È economia del rinforzo.
3L’indicazione — leggiamola parola per parola
«Selincro è indicato per la riduzione del consumo di alcool in pazienti adulti con dipendenza da alcool che hanno livelli di consumo ad elevato rischio (Drinking Risk Level — DRL), senza sintomi fisici da sospensione e che non richiedono interventi immediati di disintossicazione.
Selincro deve essere prescritto SOLO congiuntamente ad un supporto psicosociale continuativo, mirato all’aderenza al trattamento ed alla riduzione del consumo di alcool.
Il trattamento con Selincro deve essere iniziato solo in pazienti che continuano ad avere un livello di consumo ad elevato rischio DUE SETTIMANE dopo la valutazione iniziale.»
Cos’è il DRL «elevato»? Il RCP rimanda ai livelli definiti dall’OMS: consumo > 60 g/die per gli uomini e > 40 g/die per le donne.
Un’unità alcolica italiana — un bicchiere di vino, una birra piccola, un amaro — contiene circa 12 grammi di alcol.
Sessanta grammi vuol dire cinque unità al giorno. Ogni giorno. Per un uomo.
Quaranta grammi vuol dire poco più di tre. Per una donna.
E adesso pensate a quante persone conoscete che bevono così. Un aperitivo, mezzo litro di vino a cena, un amaro dopo. Persone che lavorano, che hanno famiglia, che nessuno chiamerebbe alcolisti — e che magari, se glielo chiedete, vi rispondono «ma io bevo normale».
Ecco: quella è la popolazione del nalmefene. Non il barbone con la bottiglia. È il tuo collega. È il padre di famiglia. È, statisticamente, una fetta di italiani che non ha mai messo piede in un SerD e mai ce lo metterà.
Ed è proprio per loro che questo farmaco esiste: per le persone che non vogliono smettere, che non si considerano malate, e che però stanno bevendo una quantità di alcol che le sta uccidendo lentamente.
4⭐ La posologia più intelligente del repertorio
«Selincro deve essere assunto secondo necessità: il paziente deve assumere una compressa, preferibilmente 1–2 ore prima dell’orario previsto per il consumo di alcool, ogni giorno in cui percepisce il rischio di consumare alcool.
Se il paziente ha iniziato a consumare alcool senza avere preso Selincro, deve assumere una compressa il più presto possibile.
La dose massima di Selincro è di una compressa al giorno.»
Tutti gli altri farmaci si prendono tutti i giorni, per sempre. Il nalmefene si prende il giorno in cui pensi che berrai.
Il che significa che questo farmaco, per funzionare, ti obbliga a una cosa terapeutica in sé: DEVI PREVEDERE.
Ogni mattina il paziente deve fermarsi e chiedersi: oggi rischio di bere? C’è la cena con gli amici? È venerdì? Ho litigato con mia moglie? Sono solo in casa?
E in quel momento — in quel preciso momento — sta facendo consapevolezza. Sta mappando i propri trigger. Sta trasformando un comportamento automatico in una decisione.
Capite l’eleganza? Il farmaco non è solo un farmaco: è un dispositivo di auto-monitoraggio. È una domanda che il paziente si fa ogni giorno, e che nessun terapeuta potrebbe fargli con quella frequenza.
Chi ha disegnato questo schema posologico aveva capito qualcosa di serio sul cambiamento. E cioè che il momento in cui si decide non è il momento in cui si beve: è molte ore prima. Il nalmefene sposta la decisione lì — dove è ancora possibile prenderla.
È la stessa logica del disulfiram supervisionato, ma senza la minaccia. È, in una compressa, colloquio motivazionale applicato.
5⚠ Controindicazioni — e la trappola degli oppioidi
- Ipersensibilità al principio attivo o agli eccipienti
- Pazienti che stanno assumendo agonisti oppioidi — analgesici oppioidi, agonisti (es. metadone) o agonisti parziali (es. buprenorfina) per la terapia sostitutiva
- Pazienti con attuale o recente dipendenza da oppioidi
- Pazienti con sintomi da sospensione di oppioidi in fase acuta
- Pazienti per i quali si sospetti un recente uso di oppioidi
Il paziente in mantenimento metadonico che beve — e sono tantissimi, l’alcol è il secondo problema di mezzo SerD — non può prendere il nalmefene. Punto. Gli scatenereste un’astinenza da oppioidi.
E c’è di più: un paziente in nalmefene che finisce al pronto soccorso con una frattura e a cui serve la morfina… non risponderà. O risponderà male, e servirà molta più morfina, con tutti i rischi del caso.
Questa informazione deve stare sul suo telefono, nel portafoglio, ovunque. Perché il medico del pronto soccorso, alle tre di notte, non lo sa. E non c’è tempo per scoprirlo.
6Onestà sui numeri
Il nalmefene è un farmaco controverso. Gli studi registrativi hanno mostrato una riduzione del consumo — ma l’effetto medio non è grande, e una parte consistente del beneficio si osservava anche nel braccio placebo, perché il solo fatto di registrare quanto bevi e di parlarne con qualcuno già riduce il consumo.
Diversi enti regolatori e diverse metanalisi indipendenti hanno criticato il disegno degli studi e la reale rilevanza clinica dell’effetto. È una discussione seria, aperta, e chi vi presenta questo farmaco come una svolta sta esagerando.
Ma — e questo è il mio però — l’idea rimane giusta anche se il farmaco fosse mediocre.
Perché il vero contributo del nalmefene non è la molecola. È aver legittimato clinicamente la riduzione del danno nell’alcol. È aver dato uno strumento — anche imperfetto — a quel novanta per cento di bevitori a rischio che non entrerà mai in un percorso di astinenza, e che con il modello «tutto o nulla» noi non trattiamo affatto.
E fra un farmaco mediocre dato a chi altrimenti non riceverebbe niente, e un farmaco eccellente riservato a chi accetta condizioni che il novanta per cento non accetterà mai, io so quale sceglie la salute pubblica.
Il nalmefene, alla fine, non è una risposta. È una domanda ben posta.
7Elenco completo dei marchi
Le specialità in commercio in Italia sono verificate sulle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. L’elenco cambia nel tempo e alcune confezioni possono risultare in carenza: la fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.
8Domande frequenti
Devo smettere del tutto di bere per prendere il Selincro?
No: il nalmefene è indicato per la riduzione del consumo di alcol, non per l'astinenza. Le condizioni però sono precise: adulti con dipendenza da alcol e livelli di consumo ad alto rischio secondo l'OMS — oltre 60 g al giorno negli uomini, oltre 40 nelle donne — senza sintomi fisici da sospensione e senza necessità di interventi immediati di disintossicazione. Si inizia solo in chi, due settimane dopo la valutazione iniziale, beve ancora a quel livello, e il RCP lo consente soltanto insieme a un supporto psicosociale continuativo. Si assume secondo necessità: una compressa 1-2 ore prima dell'orario previsto per bere, al massimo una al giorno.
Sono in metadone e bevo troppo: posso prendere il nalmefene?
No. Il RCP lo controindica nei pazienti che assumono agonisti oppioidi, compresi il metadone e la buprenorfina della terapia sostitutiva, in chi ha una dipendenza da oppioidi attuale o recente, in chi ha sintomi di sospensione in fase acuta e anche solo in chi si sospetti un uso recente di oppioidi. Non è una cautela formale: darlo significa scatenare un'astinenza da oppioidi. Ed è una situazione frequentissima, perché l'alcol è il secondo problema di metà dei pazienti dei SerD.
Se finisco al pronto soccorso e mi serve la morfina, cosa succede?
Che potrebbe non funzionare. Il nalmefene è antagonista dei recettori mu e delta: un paziente in trattamento che arriva in pronto soccorso con una frattura e a cui serve un oppioide non risponderà, o risponderà male, e ne servirà molta di più, con tutti i rischi del caso. Per questo l'informazione deve viaggiare con il paziente: sul telefono, nel portafoglio, ovunque sia leggibile. Il medico di guardia alle tre di notte non lo sa, e non ha il tempo di scoprirlo.
Che differenza c'è fra nalmefene e naltrexone?
Due atomi. Il nalmefene è il naltrexone con un gruppo metilenico al posto del chetone, e la differenza si vede sul profilo recettoriale: è un modulatore del sistema oppioide, antagonista mu e delta, agonista parziale kappa, mentre il naltrexone blocca anche il kappa. Quell'agonismo parziale kappa modula il rilascio di dopamina nel circuito mesolimbico: sotto nalmefene il picco che il bicchiere dovrebbe produrre è più basso, e se il primo bicchiere vale meno il secondo si chiede con meno urgenza. In Italia il nalmefene esiste come Selincro, compresse da 18 mg.
Disulfiram · Levometadone · Metadone · Metadoxina · Naloxone · Naltrexone · Nicotina · Sodio oxibato
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e foglio illustrativo: consulta la scheda tecnica. È la fonte che prevale su qualunque sintesi, compresa questa.