Vai al contenuto

Parte XI · Linee guida di terapia · Capitolo 45

Linee guida di terapia del Disturbo d’Ansia Generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata non è «essere ansiosi»: è una preoccupazione pervasiva che dura mesi e consuma funzionamento. Si tratta per gradi, e la benzodiazepina non è il primo gradino.

COME LEGGERE QUESTA LINEA GUIDA

Questa pagina integra raccomandazioni NICE, WFSBP e CANMAT quando disponibili. Le convergenze sono presentate come standard operativo; le differenze e i vuoti di evidenza sono dichiarati. È materiale formativo per professionisti e studenti: non sostituisce valutazione specialistica, RCP/AIFA, protocolli locali né consenso informato.

Algoritmo clinico essenziale Quattro passaggi dal riconoscimento del disturbo d’ansia generalizzata alla verifica dell’esito. 1 · DEFINIRE

Preoccupazione pervasiva da ≥ 6 mesi? Tiroide, caffeina, sostanze, altri disturbi d’ansia

2 · MISURARE

GAD-7, disabilità, depressione e rischio suicidario, uso di alcol e benzodiazepine

3 · TRATTARE

Cure a gradini: psicoeducazione, CBT, SSRI/SNRI o pregabalin

4 · RIVALUTARE

A 8–12 settimane: risposta, aderenza, diagnosi; mantenimento almeno 12 mesi

Algoritmo didattico di sintesi: il disturbo d’ansia generalizzata si tratta per gradi, e la benzodiazepina non è il primo gradino.

1Che cosa è e che cosa non è

Il disturbo d’ansia generalizzata è una preoccupazione eccessiva e difficile da controllare, presente la maggior parte dei giorni da almeno sei mesi, estesa a più ambiti e accompagnata da sintomi come irrequietezza, affaticabilità, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato. Non è l’ansia situazionale, non è un tratto di personalità e non è la normale preoccupazione di chi attraversa una fase difficile.

La diagnosi differenziale è la parte che cambia davvero la terapia. Vanno distinti: il disturbo di panico (attacchi inattesi e paura degli attacchi), l’ansia sociale (timore del giudizio in situazioni specifiche), il disturbo ossessivo-compulsivo (ossessioni e rituali, non preoccupazioni realistiche), la depressione maggiore con ansia prominente, e nell’adulto l’ADHD, dove il rimuginio nasce dal carico di gestione e dalla paura ricorrente di dimenticare qualcosa. Sul versante organico e tossicologico: ipertiroidismo, aritmie, caffeina, astinenza da alcol o benzodiazepine, stimolanti, broncodilatatori, cortisonici.

La misura di riferimento nella pratica è il GAD-7, ripetuto nel tempo: serve per decidere il gradino di cura e per verificare se il trattamento sta funzionando.

2Il modello a gradini

NICE organizza il trattamento in quattro passi, e il valore del modello sta nel non partire dal gradino più alto:

  1. Identificazione, valutazione, psicoeducazione e monitoraggio attivo. Una quota di pazienti migliora qui, senza altro.
  2. Interventi psicologici a bassa intensità: auto-aiuto guidato basato sui principi cognitivo-comportamentali, programmi psicoeducativi di gruppo.
  3. CBT individuale o rilassamento applicato, oppure un farmaco, con scelta condivisa. Psicoterapia e farmaco sono alternative paritarie a questo livello, non l’una il ripiego dell’altra.
  4. Trattamento specialistico nelle forme gravi, resistenti o con marcata compromissione funzionale e rischio.

La WFSBP aggiunge un principio che vale la pena esplicitare: «trattamento psicologico e farmacologico vanno visti come alleati, non come alternative». Gli effect size della CBT sono confrontabili con quelli dei farmaci, e nelle forme più compromesse la combinazione rende di più della monoterapia.

3La farmacoterapia di prima linea

Le molecole con il livello di raccomandazione più alto nella revisione WFSBP sono:

  • SSRI: escitalopram 10–20 mg, paroxetina 20–50 mg, sertralina 50–150 mg;
  • SNRI: venlafaxina 75–225 mg, duloxetina 60–120 mg;
  • pregabalin 150–600 mg, modulatore dei canali del calcio, con esordio dell’effetto più rapido rispetto agli antidepressivi; va considerato il potenziale di uso improprio e la necessità di sospensione graduale.

Due regole pratiche cambiano l’aderenza più della scelta della molecola. La prima: si parte da metà dose e si titola lentamente, perché nell’ansioso l’attivazione iniziale viene letta come conferma che il farmaco «fa male». La seconda: si dichiara in anticipo che l’effetto pieno richiede due-quattro settimane, altrimenti la terapia viene interrotta alla decima giornata.

Dopo 8–12 settimane a dose adeguata si misura il risultato con il GAD-7. Se la risposta è assente si verificano aderenza, dose e diagnosi, poi si cambia classe o si aggiunge la psicoterapia.

4Due divergenze da dichiarare: quetiapina e benzodiazepine

La quetiapina a 50–300 mg compare tra le opzioni di primo livello nella classificazione WFSBP, che ordina per forza dell’evidenza. NICE, che pesa anche la sicurezza nel contesto delle cure primarie, non la propone a quel livello. La sintesi prudente: l’efficacia nel GAD esiste ed è documentata, ma il prezzo — aumento ponderale, rischio metabolico, sedazione, acatisia — la rende una scelta da specialista e da casi selezionati, non un ansiolitico generico.

Le benzodiazepine hanno un’efficacia reale e un esordio in 30–60 minuti, ma sono collocate in seconda linea. Il loro posto corretto è nell’uso breve e dichiarato, per coprire una fase acuta o l’attesa dell’effetto antidepressivo, con una data di sospensione fissata all’inizio. Nel GAD, che è per definizione un disturbo di lunga durata, la prescrizione «al bisogno» senza orizzonte è il meccanismo con cui si costruisce una dipendenza iatrogena. L’idrossizina 37,5–75 mg resta un’opzione di seconda linea quando le altre non sono praticabili; il buspirone ha efficacia incostante e livello di evidenza basso.

5Durata, sospensione e lifestyle

Il GAD recidiva. Il consenso degli esperti indica di proseguire il trattamento per almeno dodici mesi dopo la remissione, poi ridurre lentamente e monitorare. Una sospensione precoce è una delle cause più comuni di ricaduta attribuita, erroneamente, a «inefficacia» della molecola.

Tre interventi non farmacologici hanno dati sufficienti per essere raccomandati come parte del piano, non come consigli generici: attività fisica aerobica regolare, riduzione sistematica della caffeina (spesso il singolo intervento con il rapporto costo-beneficio migliore) e regolarizzazione del sonno, perché insonnia e GAD si alimentano a vicenda. L’alcol usato come ansiolitico serale va cercato attivamente: è frequente, peggiora l’ansia a 24 ore e viene raramente riferito spontaneamente.

6Errori frequenti

  • Chiamare «ansia» una depressione agitata e trattarla solo con un ansiolitico.
  • Partire da dose piena di SSRI e perdere il paziente alla prima settimana di attivazione.
  • Prescrivere benzodiazepine al bisogno senza una data di fine.
  • Non misurare mai con il GAD-7 e decidere a sensazione.
  • Non cercare ADHD dell’adulto, ipertiroidismo, caffeina e alcol serale.
  • Sospendere il farmaco appena il paziente sta bene, prima dei dodici mesi.

7Fonti essenziali e data di revisione

Fonti consultate e ricontrollate il 4 ottobre 2026. Le linee guida vengono aggiornate: prima di applicare una raccomandazione verificare sempre la versione corrente.

  1. NICE CG113 — Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management
  2. Bandelow B. et al. — WFSBP guidelines for treatment of anxiety, obsessive-compulsive and posttraumatic stress disorders, versione 3, parte I: disturbi d’ansia, World Journal of Biological Psychiatry 2023;24(2):79-117
  3. Katzman M.A. et al. — Canadian clinical practice guidelines for the management of anxiety, posttraumatic stress and obsessive-compulsive disorders — 2014
  4. Pharmacological treatment of generalised anxiety disorder: current practice and future directions, Expert Review of Neurotherapeutics — 2023

Capitolo precedente · ← Linee guida di terapia dell’Insonnia Cronica  ·  Capitolo successivo · Linee guida di terapia del Disturbo da Uso di Alcol →

Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.