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Parte II · I sistemi neurotrasmettitoriali · Capitolo 08

Acetilcolina, istamina e altri sistemi

I sistemi che nessuno studia e che spiegano metà degli effetti collaterali. Più il primo meccanismo antipsicotico realmente nuovo da decenni.

1I sistemi che nessuno studia e che spiegano metà degli effetti collaterali

Acetilcolina e istamina occupano poche righe nei manuali di psichiatria. È un errore didattico grave, perché una quota enorme di ciò che i pazienti effettivamente sperimentano assumendo psicofarmaci — la bocca secca, la stitichezza, la sonnolenza, l’aumento di peso, la nebbia cognitiva — non dipende dal bersaglio terapeutico, ma dal fatto che quei farmaci toccano anche questi due sistemi.

C’è di più: dopo settant’anni di antipsicotici tutti costruiti attorno al blocco D2, la prima classe con un meccanismo davvero nuovo è arrivata proprio da qui — dal sistema colinergico.

2Acetilcolina: memoria, e il prezzo di bloccarla

L’acetilcolina si sintetizza dalla colina per opera della colina-acetiltransferasi e viene degradata rapidissimamente nello spazio sinaptico dall’acetilcolinesterasi. Agisce su due tipi di recettori profondamente diversi: i nicotinici, che sono ionotropici (canali rapidi), e i muscarinici (M1–M5), che sono metabotropici.

Nel sistema nervoso centrale, i neuroni colinergici del proencefalo basale proiettano a corteccia e ippocampo e sostengono i processi di attenzione, codifica e consolidamento della memoria 1. La loro degenerazione è uno dei tratti neuropatologici della malattia di Alzheimer — ed è la base razionale, per quanto modesta nei risultati, degli inibitori delle colinesterasi.

Ma il punto clinicamente più pesante è un altro: moltissimi farmaci usati in psichiatria bloccano i recettori muscarinici, e lo fanno senza volerlo. È il caso dei triciclici, di diversi antipsicotici, di alcuni antiparkinsoniani e di molti antistaminici da banco.

M1–M5 Cervello confusione, deficit di memoria, delirium Occhio visione offuscata, midriasi Bocca e ghiandole secchezza, ridotta sudorazione Cuore tachicardia Intestino stipsi, ileo paralitico Temperatura ipertermia (mancata sudorazione) Vescica ritenzione urinaria Il «carico anticolinergico» è cumulativo più farmaci debolmente anticolinergici sommano i loro effetti — nell’anziano è un rischio reale
Figura 8.1 — Il blocco dei recettori muscarinici, sede per sede. Sono gli effetti che il paziente sente ogni giorno e che più spesso lo portano ad abbandonare la terapia. Il rischio principale non viene dal singolo farmaco «forte», ma dalla somma di molti farmaci debolmente anticolinergici assunti insieme. Elaborazione originale.
Attenzione · Il carico anticolinergico nell’anziano

Un paziente anziano in politerapia può assumere contemporaneamente un antidepressivo triciclico, un antistaminico per dormire, un farmaco per l’incontinenza e un antiemetico: nessuno di essi è, preso singolarmente, «un anticolinergico». Ma i loro effetti si sommano. Il risultato è un carico anticolinergico elevato, associato a confusione, cadute, delirium — e, secondo studi osservazionali di ampie dimensioni, a un aumento del rischio di demenza con l’esposizione prolungata 2. Il dato è osservazionale e non dimostra un nesso causale, ma la prudenza clinica è d’obbligo: rivedere periodicamente il carico anticolinergico complessivo di un anziano è una delle azioni a più alto rendimento della psichiatria geriatrica.

Approfondimento · Il primo antipsicotico non dopaminergico

Per decenni ogni antipsicotico ha condiviso lo stesso bersaglio: il recettore D2. La combinazione xanomelina–trospio ha rotto lo schema: la xanomelina è un agonista muscarinico con preferenza per i recettori M1 e M4, e agisce sulla trasmissione dopaminergica a monte, senza bloccare direttamente i D2. Il trospio è un antagonista muscarinico che non attraversa la barriera ematoencefalica e serve unicamente a neutralizzare gli effetti colinergici periferici (nausea, sudorazione, disturbi gastrointestinali) — un’idea farmacologica notevole: due molecole opposte, una centrale e una periferica, nella stessa capsula. Approvata dalla FDA nel 2024 sulla base dei trial registrativi 3, non ha ancora un percorso europeo concluso. È troppo presto per collocarla nella pratica quotidiana italiana, ma è il primo meccanismo antipsicotico realmente nuovo da generazioni, e conferma la tesi di questo capitolo: i sistemi «minori» non sono affatto minori.

3Istamina: il sistema della veglia

I neuroni istaminergici si trovano quasi tutti in un unico nucleo dell’ipotalamo posteriore, il nucleo tuberomammillare. Le loro fibre raggiungono l’intera corteccia e la loro attività è massima durante la veglia, si riduce nel sonno non-REM e cessa quasi del tutto nel sonno REM 4. In altre parole: l’istamina cerebrale ci tiene svegli.

Da qui discende tutto ciò che serve sapere. Bloccare i recettori H1 centrali produce sedazione. È l’effetto degli antistaminici di prima generazione (che, come visto nel capitolo 2, attraversano la barriera ematoencefalica, mentre quelli di seconda generazione sono progettati per restarne fuori). Ed è anche l’effetto — non voluto, ma potentissimo — di molti antipsicotici e antidepressivi triciclici.

Il blocco H1 ha però un secondo effetto, più insidioso perché silenzioso: contribuisce in modo sostanziale all’aumento di peso. Insieme al blocco dei recettori 5-HT2C (vedi capitolo 5), è uno dei principali determinanti dell’incremento ponderale indotto da diversi antipsicotici — un effetto avverso che incide sull’aderenza, sull’autostima e, nel lungo periodo, sul rischio cardiometabolico. Non è un effetto «estetico»: è un problema di salute.

Perla clinica · La mirtazapina che seda di più a dose bassa

È un paradosso apparente che confonde molti studenti: la mirtazapina è più sedativa a 15 mg che a 45 mg. La spiegazione è farmacologica, non aneddotica. A dosi basse prevale il potente blocco dei recettori H1, che seda. Salendo di dose entra in gioco in misura crescente l’azione noradrenergica (via blocco degli autorecettori alfa-2, vedi capitolo 6), che è attivante e controbilancia la sedazione istaminergica. Conoscere i profili recettoriali permette di prevedere comportamenti clinici che, altrimenti, sembrerebbero capricci del farmaco.

Tabella 8.1 — Bersagli «non voluti» e sintomi che ne derivano: la mappa degli effetti collaterali degli psicofarmaci.
Recettore bloccatoEffetti cliniciFarmaci tipicamente coinvolti
Muscarinico (M1)Bocca secca, stipsi, ritenzione urinaria, visione offuscata, confusione, deficit di memoriaTriciclici, alcuni antipsicotici, antistaminici di prima generazione
Istaminico (H1)Sedazione e aumento di pesoMirtazapina, molti antipsicotici, triciclici
Alfa-1 adrenergicoIpotensione ortostatica, vertigini, caduteTriciclici, diversi antipsicotici
5-HT2CAumento dell’appetito e del pesoDiversi antipsicotici di seconda generazione

Questa tabella, in fondo, è il vero motivo per cui abbiamo studiato i sistemi neurotrasmettitoriali uno per uno. Non esiste un farmaco «pulito». Ogni molecola ha un profilo recettoriale, e quel profilo — non il nome commerciale, non la classe di appartenenza — predice cosa proverà il paziente. Saper leggere un profilo recettoriale significa saper prevedere un decorso clinico.

4Due sistemi da tenere d’occhio: orexina ed endocannabinoidi

Orexina (ipocretina). È un neuropeptide prodotto da un piccolo gruppo di neuroni ipotalamici che funziona da interruttore della veglia: stabilizza lo stato di veglia impedendo transizioni improvvise verso il sonno. La perdita di questi neuroni causa la narcolessia 5. La scoperta ha aperto una strada terapeutica nuova per l’insonnia: gli antagonisti del recettore dell’orexina non «spengono» il cervello potenziando il GABA come fanno le benzodiazepine, ma si limitano a togliere il segnale di veglia. È una filosofia diversa — e potenzialmente più fisiologica.

Endocannabinoidi. Sistema peculiare: i suoi messaggeri viaggiano all’indietro. Sono prodotti dal neurone postsinaptico e retrocedono verso quello presinaptico, dove attivano i recettori CB1 e ne riducono il rilascio di neurotrasmettitore. È un meccanismo di retroazione con cui la cellula bersaglio dice al mittente «basta così». Il THC della cannabis è un agonista parziale dei CB1: da qui gli effetti su memoria di lavoro, percezione, appetito e — dato clinicamente rilevante e ben documentato — l’aumento del rischio di psicosi nei soggetti vulnerabili, specie con uso precoce e ad alta potenza.

5Punti chiave

In sintesi
  • I sistemi colinergico e istaminergico non sono «minori»: spiegano gran parte degli effetti collaterali che il paziente sperimenta ogni giorno.
  • L’acetilcolina agisce su recettori nicotinici (ionotropici) e muscarinici (metabotropici); il proencefalo basale colinergico sostiene attenzione e memoria.
  • Il blocco muscarinico produce bocca secca, stipsi, ritenzione urinaria, visione offuscata, confusione. Il carico anticolinergico è cumulativo e pericoloso nell’anziano.
  • L’agonismo muscarinico M1/M4 è il primo meccanismo antipsicotico realmente nuovo da decenni.
  • L’istamina mantiene la veglia: bloccare H1 significa sedazione e aumento di peso.
  • Non esiste un farmaco «pulito»: il profilo recettoriale predice il profilo clinico. Saperlo leggere è la competenza centrale del prescrittore.
  • L’orexina è l’interruttore della veglia (antagonisti come ipnotici); gli endocannabinoidi sono messaggeri retrogradi che agiscono sui recettori CB1.
Nota metodologica. L’associazione fra carico anticolinergico e demenza deriva da studi osservazionali: mostra una correlazione robusta ma non stabilisce una causalità, e la causalità inversa (farmaci prescritti per sintomi prodromici) non può essere esclusa. I dati sulla xanomelina–trospio derivano dai trial registrativi e riflettono la situazione regolatoria statunitense: in Europa il percorso non è concluso. Prima di ogni scelta clinica, consultare la RCP vigente.

Bibliografia

  1. Hasselmo ME. The role of acetylcholine in learning and memory. Curr Opin Neurobiol. 2006;16(6):710–715.
  2. Coupland CAC, Hill T, Dening T, Morriss R, Moore M, Hippisley-Cox J. Anticholinergic drug exposure and the risk of dementia: a nested case-control study. JAMA Intern Med. 2019;179(8):1084–1093.
  3. Kaul I, Sawchak S, Correll CU, et al. Efficacy and safety of the muscarinic receptor agonist KarXT (xanomeline–trospium) in schizophrenia (EMERGENT-2): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. 2024;403(10422):160–170.
  4. Haas HL, Sergeeva OA, Selbach O. Histamine in the nervous system. Physiol Rev. 2008;88(3):1183–1241.
  5. Sakurai T. The neural circuit of orexin (hypocretin): maintaining sleep and wakefulness. Nat Rev Neurosci. 2007;8(3):171–181.
  6. Katzung BG, Vanderah TW, curatori. Basic & Clinical Pharmacology. 15ª ed. New York: McGraw-Hill; 2021.

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