Parte VIII · Psicofarmaci in Italia
Antipsicotici
Prima e seconda generazione sono etichette storiche, non farmacologiche, e continuare a usarle come se descrivessero due categorie di efficacia diversa è il malinteso più diffuso di tutta la psicofarmacologia. Il CATIE lo ha mostrato vent’anni fa: sul controllo dei sintomi positivi le differenze fra queste molecole sono modeste, e la perfenazina — un vecchio antipsicotico degli anni Cinquanta — ha retto il confronto con gli atipici. Quello che cambia davvero è il conto che il paziente paga: sintomi extrapiramidali da una parte, aumento di peso e sindrome metabolica dall’altra. Sceglierne uno significa scegliere quale profilo di effetti avversi si è disposti a gestire, e su quale paziente. In questa sezione ci sono tutte le molecole in commercio in Italia, dalla clorpromazina alla cariprazina, comprese quelle che ormai si prescrivono per tutt’altro — la tiapride per la corea, il sulpiride per la distimia — e la clozapina, che resta l’unico antipsicotico con una superiorità dimostrata, al prezzo di un monitoraggio che non ammette scorciatoie.
Le schede raccontano le singole molecole. Come funziona la classe nel suo insieme — meccanismi, scelta del farmaco, gestione clinica — sta in Antipsicotici di prima e seconda generazione.