Vai al contenuto

Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Antidepressivi

Duloxetina

Non è «un antidepressivo dato per il dolore»: agisce sulle vie discendenti, e l’effetto analgesico è indipendente da quello sull’umore.

Denominazione comuneDuloxetina (come cloridrato)
Formula brutaC18H19NOS
Peso molecolare297,41 g/mol
Codice ATCN06AX21

1Struttura e proprietà chimiche

Figura 1 — Formula di struttura della duloxetina. Struttura generata da SMILES canonico; formula bruta e peso molecolare calcolati dalla struttura.

La duloxetina è una propanammina che unisce tre elementi: un anello tiofenico (l’unico psicofarmaco di uso comune a contenerne uno), un legame etereo a un naftalene, e una catena metilamminica secondaria.

È somministrata come singolo enantiomero — quello S. La formulazione è in capsule gastroresistenti: la duloxetina è instabile in ambiente acido, e senza il rivestimento si degraderebbe nello stomaco.

2Storia

Sviluppata da Eli Lilly e approvata nel 2004, la duloxetina è il secondo SNRI dopo la venlafaxina. Ma nasce con un’ambizione diversa, e più interessante.

La venlafaxina è sbilanciata sulla serotonina, e recluta la noradrenalina solo alle dosi alte. La duloxetina è progettata per inibire entrambi i trasportatori in modo bilanciato e già alla dose terapeutica standard. Non è un SSRI che diventa SNRI salendo: è un SNRI dal primo giorno.

Questa scelta ha avuto una conseguenza che ha finito per definire il farmaco: la duloxetina è diventata, prima ancora che un antidepressivo, il farmaco del dolore.

3Indicazioni terapeutiche autorizzate in Italia

Indicazioni registrate (RCP § 4.1) — solo negli adulti
  • Disturbo depressivo maggiore.
  • Dolore neuropatico diabetico periferico.
  • Disturbo d’ansia generalizzato.

È l’unico antidepressivo di questo repertorio con un’indicazione registrata per una condizione dolorosa. Non è un uso off-label: è in scheda tecnica.

Non nei minori di 18 anni

Il RCP: la duloxetina non deve essere usata nei bambini e negli adolescenti sotto i 18 anni per il disturbo depressivo maggiore, «a causa di problemi di sicurezza ed efficacia».

4Nomi commerciali

L’originatore è Cymbalta® (Eli Lilly); in Italia è in commercio anche come Xeristar®. Numerose le specialità equivalenti a nome del principio attivo — fra le altre Duloxetina Sandoz, Duloxetina Teva, Duloxetina Zentiva. La forma è la capsula rigida gastroresistente, da 30 e 60 mg.

5Posologia

Tabella 1 — Posologia secondo il RCP § 4.2. L’assunzione è indipendente dal cibo.
IndicazioneDose di partenza e mantenimentoNote
Disturbo depressivo maggiore60 mg una volta al giornoDosi fino a 120 mg/die sono state valutate per la sicurezza, ma il RCP avverte che non c’è evidenza clinica che i non responder alla dose iniziale traggano beneficio dall’aumento
Dolore neuropatico diabetico periferico60 mg al giornoFino a un massimo di 120 mg/die in dosi frazionate uguali
Disturbo d’ansia generalizzato30 mg una volta al giornoIn caso di risposta insufficiente, salire a 60 mg (dose di mantenimento abituale). Se coesiste depressione maggiore: partire già da 60 mg
Sotto i 18 anniNon deve essere usata
Perla clinica — salire di dose spesso non serve

Questa riga del RCP merita di essere presa sul serio, perché contraddice un automatismo diffuso: nella depressione, non c’è evidenza clinica che i pazienti che non rispondono a 60 mg traggano beneficio da dosi superiori. Portare a 90 o 120 mg un non responder significa, nella maggior parte dei casi, aggiungere effetti collaterali senza aggiungere efficacia. Se 60 mg non funzionano dopo un tempo adeguato, la mossa corretta è cambiare strategia, non alzare la dose.

6Farmacocinetica

Assorbimento. Ben assorbita; Cmax a 6 ore. La biodisponibilità orale assoluta è molto variabile: dal 32% all’80%, in media 50%. Il cibo ritarda il picco (da 6 a 10 ore) e riduce marginalmente l’assorbimento, senza rilevanza clinica.

Distribuzione. Legame proteico elevatissimo: circa 96%.

Metabolismo. Ampio, tramite CYP1A2 e il polimorfo CYP2D6, seguito da coniugazione.

Eliminazione. Emivita da 8 a 17 ore (in media 12).

Variabilità interindividuale del 50–60% — e cosa significa

Il RCP lo dichiara esplicitamente: la farmacocinetica della duloxetina mostra «un’ampia variabilità interindividuale (generalmente del 50–60%)», dovuta a sesso, età, fumo e stato di metabolizzatore del CYP2D6.

Non è un dettaglio da farmacologi. Significa che due pazienti alla stessa dose possono avere concentrazioni plasmatiche molto diverse — e quindi risposte e tollerabilità molto diverse. Il fumo, in particolare, induce il CYP1A2 e abbassa le concentrazioni: chi fuma può aver bisogno di più farmaco, e chi smette di fumare durante la terapia può ritrovarsi improvvisamente sovradosato.

Fegato: controindicazione

Il RCP è netto: la duloxetina non deve essere usata nei pazienti con epatopatia con compromissione epatica. E riporta casi di danno epatico con aumenti marcati delle transaminasi (oltre 10 volte il limite superiore), epatite e ittero, per lo più nei primi mesi di trattamento, di tipo essenzialmente epatocellulare. Non è un effetto raro da manuale: è una ragione concreta per non prescriverla a chi beve, e per controllare le transaminasi se compaiono astenia, nausea persistente, urine scure o ittero.

7Farmacodinamica

La duloxetina è un inibitore bilanciato della ricaptazione di serotonina e noradrenalina. A differenza della venlafaxina, il doppio meccanismo è già pienamente operativo alla dose standard di 60 mg.

Ed è questo che spiega la sua indicazione nel dolore. Le vie discendenti che dal tronco encefalico modulano la trasmissione nocicettiva a livello del midollo spinale sono serotoninergiche e noradrenergiche. Potenziando entrambe, la duloxetina rinforza il sistema endogeno di inibizione del dolore.

Il punto clinico che va colto — e che troppo spesso si perde — è questo: l’effetto analgesico è indipendente da quello antidepressivo. Non funziona «perché il paziente è meno depresso e quindi soffre meno». Funziona sul dolore di per sé, anche in pazienti non depressi, e con una latenza più breve. Chiamarla «antidepressivo dato per il dolore» è farmacologicamente sbagliato: è un modulatore delle vie discendenti, che si dà anche per la depressione.

Non ha attività muscarinica, istaminergica o alfa-adrenergica di rilievo.

8Effetti collaterali

Tabella 2 — Effetti indesiderati principali.
AmbitoManifestazioni
GastrointestinaleNausea (il più frequente, spesso iniziale), secchezza delle fauci, stipsi, diarrea, riduzione dell’appetito
Sistema nervosoCefalea, capogiro, sonnolenza, insonnia, tremore
Epatico — richiede attenzione attivaAumento delle transaminasi, epatite, ittero, danno epatocellulare (soprattutto nei primi mesi)
CardiovascolareAumento della pressione arteriosa, palpitazioni
SessualeCalo della libido, eiaculazione ritardata, disfunzione erettile, anorgasmia
AltroIperidrosi; iponatriemia e SIADH; ritenzione urinaria (effetto noradrenergico sullo sfintere)
Alla sospensioneSindrome da interruzione: capogiri, parestesie, nausea, irritabilità. Sospensione graduale
Il paziente giusto

La duloxetina dà il meglio in un profilo preciso: il depresso con dolore cronico — neuropatia diabetica, fibromialgia, lombalgia cronica. In quel paziente un solo farmaco copre due bersagli, e l’effetto sul dolore non aspetta la remissione dell’umore. Nel depresso senza dolore, invece, non ha vantaggi dimostrati sugli SSRI, e porta con sé un profilo di tollerabilità peggiore e un rischio epatico che gli SSRI non hanno. La scelta si fa sul paziente, non sul farmaco.

Nota metodologica. Indicazioni, posologia, farmacocinetica e avvertenze sono verificate sul Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di una specialità a base di duloxetina depositato nella Banca Dati Farmaci AIFA. I dati chimici sono calcolati dalla struttura molecolare; le sezioni «Storia» e «Farmacodinamica» si basano sulla letteratura farmacologica consolidata. In caso di discrepanza prevale il RCP aggiornato, non questa sintesi.
Documentazione ufficiale

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e foglio illustrativo: consulta la scheda tecnica. È la fonte che prevale su qualunque sintesi, compresa questa.


← Torna all'indice dei psicofarmaci

Avvertenza. I contenuti di Psicofarmacologia.it hanno finalità didattica e divulgativa e sono rivolti a studenti e professionisti della salute. Non costituiscono prescrizione né sostituiscono il giudizio clinico o il parere del medico curante. Le decisioni terapeutiche vanno sempre individualizzate.