Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Antipsicotici
Tioridazina
NON PIÙ IN COMMERCIO IN ITALIA. Fenotiazina piperidinica ritirata nel 2005 per prolungamento del QT e morte improvvisa. Scheda documentale: nessuna posologia, perché non esiste un RCP italiano vigente da cui ricavarla.
1Struttura e proprietà chimiche
| Denominazione comune (INN) | Tioridazina |
|---|---|
| Nome chimico (IUPAC) | 10-[2-(1-metilpiperidin-2-il)etil]-2-(metilsulfanil)-10H-fenotiazina |
| Formula bruta | C21H26N2S2 |
| Peso molecolare | 370,58 g/mol |
| Classe chimica | Fenotiazina piperidinica |
| Codice ATC | N05AC02 |
| Stato in Italia | Non in commercio (verificato in Banca Dati Farmaci AIFA, luglio 2026) |
2Storia — e una lezione di farmacovigilanza
La tioridazina (Melleril®) viene introdotta nel 1959 da Sandoz e diventa, per oltre trent’anni, uno degli antipsicotici più prescritti al mondo. La ragione del successo è chiara: come fenotiazina piperidinica ha un forte carico anticolinergico intrinseco, che si “autocorregge” gli extrapiramidali. In un’epoca in cui i pazienti in terapia con aloperidolo camminavano rigidi, la tioridazina sembrava un farmaco gentile. Fu usata larghissimamente — anche negli anziani, anche nei bambini, anche per indicazioni molto vaghe.
Poi, negli anni Novanta, arrivarono i dati. Studi elettrocardiografici sistematici mostrarono che la tioridazina prolunga il QTc in modo dose-dipendente e più marcato di qualunque altro antipsicotico, e le segnalazioni di torsione di punta e morte improvvisa cominciarono ad accumularsi. Nel 2000 le agenzie regolatorie imposero una black box warning e la relegarono a farmaco di seconda linea, riservato ai pazienti non responsivi ad altre terapie, con ECG obbligatorio. Nel 2005 Novartis ritirò volontariamente il Melleril dal mercato mondiale. In Italia oggi non esiste più.
3Indicazioni
4Nomi commerciali
| Melleril® | Ritirato dal commercio. Era il nome storico in Italia e in gran parte del mondo (Sandoz/Novartis). |
|---|
5Elenco completo dei marchi
Nessuna specialità risulta in commercio in Italia nelle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. La fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.
6Posologia
7Farmacocinetica
In assenza di RCP italiano non riporto valori quantitativi. Dalla letteratura consolidata sono noti alcuni elementi qualitativi rilevanti per capire il rischio:
- Metabolismo epatico, prevalentemente via CYP2D6. I metabolizzatori lenti CYP2D6 (circa il 7–10% della popolazione caucasica) raggiungono concentrazioni molto più elevate — e quindi un QTc più lungo — a parità di dose;
- Il metabolita mesoridazina è attivo e contribuisce sia all’effetto sia alla cardiotossicità;
- Ogni farmaco che inibisca il CYP2D6 (fluoxetina, paroxetina, bupropione, chinidina) amplifica l’esposizione — e con essa il rischio aritmico.
8Farmacodinamica
- D2 — antagonismo moderato (potenza simile alla clorpromazina);
- M1 muscarinici — affinità molto elevata: pochissimi EPS, ma marcato carico anticolinergico centrale e periferico;
- α1 adrenergici — antagonismo potente: ipotensione ortostatica marcata;
- H1 — sedazione;
- Canali hERG (IKr) — blocco potente e dose-dipendente: è la firma tossicologica della molecola, e la ragione della sua scomparsa.
Una peculiarità storica: la tioridazina è associata, a dosi elevate e prolungate, a una retinopatia pigmentaria potenzialmente irreversibile — una tossicità retinica specifica di questa molecola, che non ha equivalenti fra gli altri antipsicotici.
9Effetti collaterali
| Ambito | Manifestazioni |
|---|---|
| Cardiaci | Prolungamento del QTc dose-dipendente — il più marcato fra gli antipsicotici. Torsione di punta, aritmie ventricolari, morte improvvisa. È il motivo del ritiro. |
| Oculari | Retinopatia pigmentaria a dosi elevate/prolungate, potenzialmente irreversibile. |
| Anticolinergici | Secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria, offuscamento visivo, confusione (specie nell’anziano). |
| Cardiovascolari | Ipotensione ortostatica marcata (α1). |
| Sessuali | Eiaculazione retrograda — effetto tipico e ben documentato della tioridazina. |
| Neurologici | Sedazione. EPS relativamente scarsi (per il carico anticolinergico), ma discinesia tardiva possibile. |
10Domande frequenti
Perché la tioridazina è stata ritirata dal commercio?
Per il cuore. Studi elettrocardiografici sistematici hanno mostrato che la tioridazina prolunga il QTc in modo dose-dipendente e più marcato di qualunque altro antipsicotico, e le segnalazioni di torsione di punta e morte improvvisa hanno cominciato ad accumularsi. Nel 2000 le agenzie regolatorie imposero una black box warning e la relegarono a farmaco di seconda linea, riservato ai pazienti non responsivi ad altre terapie e con ECG obbligatorio. Nel 2005 Novartis ritirò volontariamente il Melleril dal mercato mondiale. In Italia oggi non esiste più.
Il Melleril si trova ancora in Italia?
No. Lo stato registrato in Banca Dati Farmaci AIFA, verificato a luglio 2026, è «non in commercio», e non esistendo un medicinale a base di tioridazina non c'è nemmeno una sezione 4.1 di RCP italiana vigente: nessuna indicazione autorizzata. Storicamente il farmaco era indicato nella schizofrenia e nei disturbi psicotici, e nella sua fase finale solo come seconda linea nella schizofrenia resistente, sotto monitoraggio ECG. Per un paziente che arrivi dall'estero già in terapia il riferimento è il RCP del paese di provenienza, con ECG basale e monitoraggio del QTc.
Perché questa scheda non riporta le dosi?
È una scelta deliberata. In assenza di un RCP italiano vigente, riportare schemi posologici tratti da fonti estere o dalla memoria storica sarebbe metodologicamente scorretto e, per un farmaco ritirato proprio per motivi di sicurezza cardiaca, potenzialmente pericoloso. La stessa logica vale per la farmacocinetica: non ci sono valori quantitativi da citare. Restano gli elementi qualitativi noti dalla letteratura consolidata, che servono a capire dove stia il rischio, ed è quello che questa scheda riporta.
Perché per anni è stata considerata ben tollerata?
Perché lo era, dal punto di vista di ciò che il paziente sente. Come fenotiazina piperidinica ha un forte carico anticolinergico intrinseco che «autocorregge» gli effetti extrapiramidali: in un'epoca in cui i pazienti in terapia con aloperidolo camminavano rigidi, la tioridazina sembrava un farmaco gentile. Ma nessuno percepisce un QTc di 500 ms. È il caso didattico più limpido di tossicità silente della psicofarmacologia, e la lezione non riguarda solo una molecola scomparsa: la tollerabilità soggettiva non è sicurezza.
È vero che la tioridazina poteva danneggiare la vista?
Sì, ed è una tossicità specifica di questa molecola, senza equivalenti fra gli altri antipsicotici: a dosi elevate e prolungate è associata a una retinopatia pigmentaria potenzialmente irreversibile. Insieme al danno cardiaco compone il profilo che ne ha decretato la scomparsa. Gli altri effetti riportati sono anticolinergici — secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria, offuscamento visivo, confusione soprattutto nell'anziano — ipotensione ortostatica marcata, sedazione ed eiaculazione retrograda, quest'ultima tipica della molecola.
Perché un antidepressivo poteva renderla pericolosa?
Perché la tioridazina è metabolizzata prevalentemente dal CYP2D6, un enzima geneticamente polimorfico. I metabolizzatori lenti, circa il 7–10% della popolazione caucasica, raggiungono concentrazioni molto più elevate e quindi un QTc più lungo a parità di dose. Ogni farmaco che inibisca il CYP2D6 — fluoxetina, paroxetina, bupropione, chinidina — amplifica l'esposizione e con essa il rischio aritmico. Un bloccante potente di hERG che dipende da un enzima polimorfico e viene co-prescritto con i suoi inibitori è una trappola combinatoria: bastano un genotipo sfortunato e un SSRI aggiunto in buona fede.
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