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Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Dipendenze

Naltrexone

Blocca il recettore μ, e il cervello reagisce fabbricandone di più. Poi il farmaco finisce, il paziente ricade, e si fa la dose di sempre — su un corpo che non è più quello di prima. Il RCP lo scrive: sovradosaggio acuto, «con possibile esito fatale».

Denominazione comuneNaltrexone cloridrato
Formula brutaC20H23NO4
Peso molecolare341,41 g/mol
Codice ATCN07BB04
Con il naltrexone cambiamo completamente logica. Fin qui abbiamo dato al cervello qualcosa che assomigliava a ciò che cercava. Adesso facciamo l’opposto: gli togliamo la serratura.

Il naltrexone è un antagonista puro del recettore μ. Si lega, non attiva niente, e non se ne va. Il risultato è che se il paziente si fa una dose di eroina, non succede assolutamente nulla. Nessun rush, nessun calore, niente. Come iniettarsi acqua.

E la stessa cosa, in modo più sottile, vale per l’alcol — che è la seconda indicazione autorizzata di questo farmaco. Perché parte del piacere dell’alcol passa dagli oppioidi endogeni: bevi, e il cervello rilascia endorfine, che a loro volta liberano dopamina nel nucleus accumbens. Se blocchi il μ, quel bicchiere vale meno. Non sparisce il desiderio: sparisce la ricompensa.

È l’unico farmaco di questo repertorio che non tratta il craving. Tratta il premio. E scommette che, senza premio, il comportamento si estingua da solo.

1Struttura e proprietà chimiche

Figura 1 — Struttura del naltrexone. Notate il ciclopropilmetile sull’azoto: è quel sostituente che trasforma un agonista in antagonista. Struttura generata da SMILES canonico; formula e peso molecolare calcolati.
Denominazione comune (INN)Naltrexone (come cloridrato)
Formula bruta (base libera)C20H23NO4
Peso molecolare (base libera)341,41 g/mol
ClasseAntagonista puro dei recettori oppioidi
Codice ATCN07BB04
FormaCompresse da 50 mg
Guardate la molecola accanto a quella della buprenorfina, se avete letto la scheda precedente. Si assomigliano moltissimo.

Stesso scheletro morfinanico, stesso anello ciclopropilico attaccato all’azoto. Eppure una è un agonista parziale che tiene in vita i tossicodipendenti, e l’altra è un antagonista puro che blocca tutto.

La differenza sta in pochi atomi. E questo è il motivo per cui la farmacologia è una scienza e non un’opinione: perché due molecole che a occhio sembrano gemelle fanno cose opposte, e nessuna intuizione, nessun ragionamento «di buon senso» vi porterebbe mai a indovinarlo. Ve lo può dire solo l’esperimento.

2Indicazione autorizzata — una sola frase, per due dipendenze

«Per uso come terapia addizionale, come parte di un programma di trattamento completo che includa una consulenza psicologica, per favorire il mantenimento dell’astinenza in pazienti disintossicati con pregressa dipendenza da oppiacei e dipendenza da alcool
Ogni parola di questa frase è una condizione. Contiamole.

«Terapia ADDIZIONALE» — non è la terapia. Si aggiunge a qualcos’altro.

«Parte di un programma completo che includa una CONSULENZA PSICOLOGICA» — il RCP prescrive la psicoterapia. Un farmaco che, nel proprio documento regolatorio, dice «io da solo non basto».

«Mantenimento dell’astinenza» — non serve a raggiungere l’astinenza. Serve a non perderla.

«In pazienti DISINTOSSICATI» — questa è la parola che vale la vita. Il paziente deve essere già pulito. Vedi sotto.

Quattro condizioni in una riga. E nella pratica clinica quotidiana, quante volte le rispettiamo tutte e quattro?

3⚠ Prima di darlo: 7–10 giorni, e il test al naloxone

Il RCP è inequivocabile. I pazienti in cui si sospetti uso o dipendenza da oppiacei devono sottoporsi al test di provocazione con naloxone, «salvo che sia possibile verificare che il paziente non assume oppiacei da 7–10 giorni (esame delle urine) prima dell’inizio del trattamento».

E fra le controindicazioni compaiono, testualmente:

  • «Pazienti in fase di dipendenza e abuso da oppiacei, poiché può insorgere una sindrome acuta da astinenza»
  • «Positività al test di screening per gli oppiacei o dopo fallimento del test di provocazione con naloxone»
  • «In associazione con metadone»
  • Compromissione renale grave · Compromissione epatica grave · Epatite acuta
  • Uso con medicinali contenenti oppiacei
Tradotto in italiano da ambulatorio: se date il naltrexone a qualcuno che ha ancora oppioidi addosso, gli strappate via il farmaco dal recettore e scatenate un’astinenza acuta, violenta, immediata. Non «un po’ di malessere»: un’astinenza da manuale, in pochi minuti.

Ecco perché esistono due reti di sicurezza, e il RCP le vuole entrambe: l’esame delle urine (7–10 giorni liberi) oppure il test di provocazione con naloxone — si dà una piccola dose di antagonista a emivita breve e si guarda cosa succede. Se il paziente sta male, non era pulito. Meglio scoprirlo con il naloxone, che dura poco, che con il naltrexone, che dura un giorno intero.

«Fidarsi di quello che dice il paziente» non è una rete di sicurezza. È un modo elegante per farlo star male.

4Posologia

FaseDose
Dose iniziale (paziente ex dipendente da oppiacei)25 mgmezza compressa
Mantenimento50 mg/die — una compressa al giorno

Il trattamento «deve essere iniziato e controllato da un medico qualificato». Durante il trattamento con naltrexone, «le condizioni dolorose devono essere trattate unicamente con analgesici NON oppiacei».

Perché si comincia con mezza compressa? Perché è l’ultima rete di sicurezza. Se il paziente aveva ancora qualcosa in circolo e i test sono sfuggiti, con 25 mg l’astinenza precipitata sarà meno brutale che con 50.

Non è pignoleria. È il riconoscimento, scritto in un RCP, che i test sbagliano e i pazienti a volte non dicono la verità — e che il sistema deve reggere anche allora.

5⚠⚠ L’avvertenza che va letta due volte: la morte DOPO

«I pazienti devono essere avvertiti del fatto che dosi elevate di oppiacei per superare il blocco possono provocare, dopo la sospensione del naltrexone, un sovradosaggio acuto da oppiacei, con possibile esito fatale.

Dopo il trattamento con naltrexone, i pazienti potrebbero essere più sensibili ai medicinali contenenti oppiacei.»
Questa è, senza esagerare, una delle avvertenze più importanti di tutta la Parte VIII. E il meccanismo è tragicamente elegante.

Il naltrexone blocca i recettori μ. Il cervello, che non sopporta di essere ignorato, reagisce come reagisce sempre a un blocco cronico: fabbrica più recettori. Si chiama up-regulation. Il paziente diventa, giorno dopo giorno, più sensibile agli oppioidi — solo che non se ne accorge, perché sono tutti bloccati.

Poi il naltrexone finisce. Magari il paziente lo sospende da solo, un martedì qualunque, perché «tanto ormai sto bene».

E se ricade — e la ricaduta, nelle dipendenze, è la regola, non l’eccezione — si fa la dose che si faceva prima. Quella che il suo corpo tollerava benissimo.

Ma il suo corpo non è più quello di prima. È un corpo con più recettori, senza tolleranza, e una dose «normale» diventa una dose letale.

Il naltrexone non uccide nessuno mentre lo prendi. Uccide quando smetti. E il RCP aggiunge il colpo finale: c’è chi prova a «superare il blocco» aumentando la dose di eroina — e poi il naltrexone si esaurisce, e tutto quell’oppioide accumulato trova i recettori improvvisamente liberi.

Ecco perché questo è un farmaco che si dà a chi è motivato, monitorato e accompagnato. Non a chiunque chieda «qualcosa per non ricadere». La selezione del paziente non è burocrazia: è la sicurezza stessa del farmaco.

6Fegato

Il RCP segnala alterazioni dei test di funzionalità epatica nei pazienti obesi e anziani che assumono naltrexone e che non hanno una storia di abuso di droghe. È controindicato nella compromissione epatica grave e nell’epatite acuta.

Che, in una popolazione con epatite C molto prevalente, non è un dettaglio: il fegato va guardato prima di prescrivere, non dopo.

Nota metodologica. L’indicazione (terapia addizionale, in un programma completo che includa una consulenza psicologica, per il mantenimento dell’astinenza in pazienti disintossicati con pregressa dipendenza da oppiacei e da alcool), la posologia (25 mg iniziali, poi 50 mg/die), l’obbligo di verificare l’assenza di oppiacei da 7–10 giorni con esame delle urine o di eseguire il test di provocazione con naloxone, le controindicazioni (fra cui dipendenza in atto da oppiacei, positività allo screening o fallimento del test al naloxone, associazione con metadone, compromissione renale ed epatica grave, epatite acuta), l’obbligo di trattare il dolore unicamente con analgesici non oppiacei, l’avvertenza sulle alterazioni epatiche in obesi e anziani, e soprattutto la citazione verbatim secondo cui «dosi elevate di oppiacei per superare il blocco possono provocare, dopo la sospensione del naltrexone, un sovradosaggio acuto da oppiacei con possibile esito fatale» e che «dopo il trattamento i pazienti potrebbero essere più sensibili ai medicinali contenenti oppiacei», sono estratti dal Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di una specialità a base di naltrexone cloridrato depositato presso AIFA e consultabile al link in testa alla pagina. La spiegazione dell’up-regulation recettoriale come meccanismo della perdita di tolleranza, e il ruolo degli oppioidi endogeni nel rinforzo alcolico (asse endorfine → dopamina nel nucleus accumbens), sono neuroscienza consolidata, esterna al RCP e dichiarata come tale. Formula bruta e peso molecolare sono calcolati dalla struttura chimica della base libera. Questa scheda è materiale di consultazione per professionisti e non sostituisce il giudizio clinico né il foglio illustrativo. In caso di discrepanza prevale il RCP aggiornato, non questa sintesi.
Documentazione ufficiale

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e foglio illustrativo: consulta la scheda tecnica. È la fonte che prevale su qualunque sintesi, compresa questa.


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