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Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Antipsicotici

Aripiprazolo

Il paziente non vi racconterà mai spontaneamente di aver iniziato a giocare. Chiedetelo.

Denominazione comuneAripiprazolo
Formula brutaC23H27Cl2N3O2
Peso molecolare448,39 g/mol
Codice ATCN05AX12

1Struttura e proprietà chimiche

Figura 1 — Formula di struttura dell’aripiprazolo. Struttura generata da SMILES canonico; formula bruta e peso molecolare calcolati dalla struttura.

Un diidrochinolinone collegato, tramite una catena butossilica, a una piperazina che porta un anello benzenico diclorurato.

Non assomiglia a nessun antipsicotico precedente — né alle dibenzazepine, né ai benzisossazoli. È il primo rappresentante di una terza generazione: e per la prima volta dal 1952, il principio d’azione non è «bloccare la dopamina».

2Storia

Otsuka, 2002. L’aripiprazolo arriva con un’idea che, per la psichiatria, era controintuitiva al punto da sembrare un errore: e se invece di bloccare il recettore D₂ lo si stimolasse — ma solo un po’?

L’agonismo parziale — il concetto da capire

Un agonista parziale è una molecola che, legandosi al recettore, produce una risposta intermedia: più di zero, meno di un agonista pieno. La conseguenza è un comportamento che sembra un paradosso, e che il RCP descrive con precisione: nei modelli animali di iperattività dopaminergica l’aripiprazolo si comporta da antagonista; nei modelli di ipoattività dopaminergica si comporta da agonista.

Immaginate un termostato invece di un interruttore. Dove c’è troppa dopamina — la via mesolimbica, i sintomi positivi — l’aripiprazolo occupa il recettore e riduce il segnale. Dove ce n’è troppo poca — la via nigrostriatale, la corteccia frontale — occupa il recettore e lo sostiene. È la ragione per cui non dà quasi parkinsonismo e non alza la prolattina: non spegne la dopamina, la stabilizza. Da qui il nome della classe: dopamine system stabilizers.

Vent’anni dopo, l’aripiprazolo è nelle linee guida come una delle prime scelte — non perché sia più efficace degli altri (nelle meta-analisi è in mezzo al gruppo), ma perché il suo profilo di tollerabilità è, sotto quasi ogni aspetto, il migliore della classe. E in un farmaco che si prenderà per dieci anni, la tollerabilità è efficacia.

3Indicazioni terapeutiche autorizzate in Italia

Indicazioni registrate (RCP § 4.1)
  • Schizofrenia negli adulti e negli adolescenti a partire dai 15 anni.
  • Episodi maniacali da moderati a severi nel Disturbo Bipolare I, e prevenzione di nuovi episodi maniacali negli adulti che hanno avuto prevalentemente episodi maniacali e che hanno risposto all’aripiprazolo.
  • Episodi maniacali da moderati a severi nel Disturbo Bipolare I negli adolescenti dai 13 annifino a 12 settimane.

4Nomi commerciali

In Italia: Abilify® e numerosi generici (es. Aripiprazolo Krka®), in compresse (5, 10, 15, 30 mg), orodispersibili e soluzione orale. Esistono anche formulazioni iniettabili a rilascio prolungato (Abilify Maintena).

5Elenco completo dei marchi

In commercio in ItaliaAbilify · Abilify Maintena
Altre specialità autorizzate in ItaliaAberipra

Le specialità in commercio in Italia sono verificate sulle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. L’elenco cambia nel tempo e alcune confezioni possono risultare in carenza: la fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.

6Posologia

Tabella 1 — Posologia (RCP § 4.2). Somministrazione una volta al giorno, indipendentemente dai pasti.
Indicazione / popolazioneDose
Schizofrenia — adultiPartenza: 10 o 15 mg/die. Mantenimento: 15 mg/die. Efficace fra 10 e 30 mg/die
Schizofrenia — adolescenti dai 15 anniDose raccomandata 10 mg/die; iniziare con 2 mg e titolare
Mania — adulti15 mg/die, in monoterapia o in associazione
Prevenzione delle ricadute maniacaliProseguire allo stesso dosaggio
Dose massima30 mg/die — da non superare
Perché salire sopra i 15 mg raramente serve

Il RCP è esplicito: l’aumento dell’efficacia a dosi superiori a 15 mg/die non è stato dimostrato, sebbene alcuni pazienti possano trarne beneficio. È una conseguenza diretta della farmacologia: essendo un agonista parziale ad altissima affinità, l’aripiprazolo satura i recettori D₂ già a dosi basse. Salire non aumenta l’occupazione — aumenta solo l’acatisia. È l’errore più comune con questa molecola: il paziente non risponde, si sale a 30 mg, e si ottiene un paziente che non risponde e non riesce a stare fermo.

7Farmacocinetica e controindicazioni

L’aripiprazolo ha un’emivita lunghissima — circa 75 ore (e il metabolita attivo, il deidro-aripiprazolo, circa 94). Conseguenze pratiche: la monosomministrazione è ovvia, lo steady state richiede due settimane, e sospendere il farmaco non produce sindrome da interruzione — ma significa anche che ogni aggiustamento di dose si vede dopo settimane, non giorni. Con l’aripiprazolo bisogna avere pazienza.

Metabolismo: CYP2D6 e CYP3A4. Gli inibitori potenti di questi enzimi (fluoxetina, paroxetina, ketoconazolo) richiedono un dimezzamento della dose; gli induttori (carbamazepina) un raddoppio.

Controindicazioni (RCP § 4.3)

Soltanto ipersensibilità al principio attivo o agli eccipienti. È, formalmente, uno degli antipsicotici più «puliti» che esistano.

8Farmacodinamica

ATC N05AX12. Il RCP attribuisce l’efficacia a una combinazione di tre azioni:

  • Agonismo parziale sui recettori dopaminergici D₂;
  • Agonismo parziale sui recettori serotoninergici 5-HT₁A;
  • Antagonismo sui recettori serotoninergici 5-HT₂A.

In vitro, elevata affinità per D₂, D₃, 5-HT₁A e 5-HT₂A; moderata per D₄ e altri.

Cosa questo profilo non contiene

Guardate cosa manca: nessun blocco H₁ significativo (quindi poca sedazione, poco aumento di peso), nessun blocco muscarinico (niente secchezza, niente stipsi, niente delirium), blocco α₁ modesto (poca ipotensione). E soprattutto: l’agonismo parziale D₂ non toglie il freno dopaminergico sulla prolattina — anzi, l’aripiprazolo può abbassare una prolattina già alta. È l’unico antipsicotico di cui questo si possa dire, ed è la ragione per cui viene usato proprio per correggere l’iperprolattinemia indotta da altri antipsicotici.

9Effetti collaterali

Il RCP: le reazioni avverse più frequenti negli studi controllati con placebo sono acatisia e nausea.

L’acatisia — il vero limite dell’aripiprazolo

Non è un dettaglio: è l’effetto collaterale di questa molecola, ed è la prima causa di abbandono. L’acatisia è un’irrequietezza motoria interna soggettivamente insopportabile — il paziente non riesce a stare seduto, deve muovere le gambe, camminare. Va riconosciuta (viene facilmente scambiata per ansia o agitazione psicotica — e trattata, per errore, aumentando la dose, che è esattamente la cosa peggiore) e va trattata: riducendo la dose, e se necessario con un beta-bloccante o una benzodiazepina. Chiedete sempre, esplicitamente: «riesce a stare fermo?».

Gioco d’azzardo patologico e disturbi del controllo degli impulsi

È l’avvertenza che rende l’aripiprazolo un caso a sé, ed è scritta nel RCP § 4.4. I pazienti possono manifestare un incremento degli impulsi — in particolare per il gioco d’azzardo — e l’incapacità di controllarli. Fra gli altri riportati: incremento degli impulsi sessuali, shopping compulsivo, alimentazione incontrollata o compulsiva e altri comportamenti impulsivi.

Il RCP prescrive che i medici pongano domande specifiche ai pazienti o a chi li assiste sullo sviluppo di questi impulsi. Non è opzionale, ed è cruciale, perché il paziente non lo racconterà mai spontaneamente — se ne vergogna, o non collega il gioco al farmaco. È l’agonismo dopaminergico: la stessa cosa che accade, ben nota, con i dopamino-agonisti nel Parkinson. Chiedetelo. Alla lettera: «ha iniziato a giocare? a fare acquisti che non può permettersi?». Le vite rovinate da questa reazione avversa sono reali, e quasi tutte prevenibili con una domanda.

Per il resto, il profilo è favorevole: impatto metabolico modesto (peso, glicemia e lipidi si muovono molto meno che con olanzapina o quetiapina), nessuna iperprolattinemia, sedazione limitata. È il motivo per cui l’aripiprazolo è, oggi, una prima scelta ragionevole in molti pazienti — a patto di sorvegliare le due cose che ho appena descritto.

Nota metodologica. Indicazioni, posologia, controindicazioni, meccanismo d’azione, avvertenza sui disturbi del controllo degli impulsi ed effetti indesiderati sono verificati sul Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Aripiprazolo Krka® depositato nella Banca Dati Farmaci AIFA. I dati di emivita e i confronti di tollerabilità fra antipsicotici derivano dalla letteratura farmacologica e meta-analitica. In caso di discrepanza prevale il RCP aggiornato, non questa sintesi.

10Domande frequenti

Non riesco a stare fermo da quando lo prendo: cos'è?

È l'acatisia, e insieme alla nausea è la reazione avversa più frequente negli studi controllati con placebo. Si manifesta come un'irrequietezza motoria interna soggettivamente insopportabile: non si riesce a stare seduti, si devono muovere le gambe, si cammina. È la prima causa di abbandono dell'aripiprazolo e viene facilmente scambiata per ansia o agitazione psicotica — e in quel caso trattata aumentando la dose, che è esattamente la cosa peggiore. Si affronta riducendo la dose e, se necessario, con un beta-bloccante o una benzodiazepina. Va riferita, non sopportata.

Da quando lo prendo gioco d'azzardo: può c'entrare il farmaco?

Sì, ed è scritto nel documento registrativo. I pazienti in terapia con aripiprazolo possono manifestare un incremento degli impulsi — in particolare per il gioco d'azzardo — e l'incapacità di controllarli; sono riportati anche incremento degli impulsi sessuali, shopping compulsivo, alimentazione incontrollata o compulsiva e altri comportamenti impulsivi. È l'effetto dell'agonismo dopaminergico, lo stesso fenomeno noto con i dopamino-agonisti nel Parkinson. Il testo registrativo prescrive che i medici pongano domande specifiche al paziente o a chi lo assiste: non è opzionale, perché quasi nessuno lo racconta spontaneamente.

Ho cambiato dose: quanto ci mette a vedersi l'effetto?

Più di quanto ci si aspetti. L'aripiprazolo ha un'emivita di circa 75 ore, e il suo metabolita attivo — il deidro-aripiprazolo — di circa 94: lo steady state richiede due settimane, e ogni aggiustamento di dose si vede dopo settimane, non dopo giorni. Lo stesso vale al contrario: sospendere il farmaco non produce sindrome da interruzione. Con questa molecola bisogna avere pazienza, e giudicare una modifica troppo presto è il modo più semplice per cambiarla di nuovo senza motivo.

L'aripiprazolo alza la prolattina come gli altri antipsicotici?

No, ed è la sua eccezione più utile. Essendo un agonista parziale D2, l'aripiprazolo non toglie il freno dopaminergico sulla secrezione di prolattina; anzi, può abbassare una prolattina già alta. È l'unico antipsicotico di cui questo si possa dire, ed è il motivo per cui viene usato proprio per correggere l'iperprolattinemia indotta da altri antipsicotici. Il suo profilo recettoriale, inoltre, non contiene un blocco H1 significativo né un blocco muscarinico, e il blocco alfa-1 è modesto.

Perché il medico non sale sopra i 15 mg?

Perché l'aumento dell'efficacia a dosi superiori a 15 mg al giorno non è stato dimostrato, sebbene alcuni pazienti possano trarne beneficio. È una conseguenza diretta della farmacologia: l'aripiprazolo è un agonista parziale ad altissima affinità e satura i recettori D2 già a dosi basse, quindi salire non aumenta l'occupazione recettoriale — aumenta l'acatisia. Il dosaggio efficace nella schizofrenia si colloca fra 10 e 30 mg, con mantenimento a 15 mg e un massimo di 30 mg da non superare.

Fa ingrassare?

L'impatto metabolico è modesto: peso, glicemia e lipidi si muovono molto meno che con olanzapina o quetiapina, e la sedazione è limitata. È questa tollerabilità — più che una superiorità di efficacia, che nelle metanalisi non c'è — la ragione per cui l'aripiprazolo è oggi una prima scelta ragionevole in molti pazienti. In un farmaco che si prenderà per dieci anni la tollerabilità è efficacia. Le due cose da sorvegliare restano l'acatisia e i disturbi del controllo degli impulsi.

Documentazione ufficiale

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e foglio illustrativo: consulta la scheda tecnica. È la fonte che prevale su qualunque sintesi, compresa questa.


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