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Parte VIII · Psicofarmaci in Italia · Antidemenza

Rivastigmina

Il Parkinson non è solo una malattia della dopamina: nella sua demenza il deficit colinergico è più profondo che nell Alzheimer. Da cui due cose — la rivastigmina lì ha senso, e ogni anticolinergico lì è una bomba. Togliere farmaci è spesso il vero intervento pro-cognitivo.

Denominazione comuneRivastigmina
Formula brutaC14H22N2O2
Peso molecolare250,34 g/mol
Codice ATCN06DA03
La rivastigmina è l’unico farmaco di questo repertorio che ha DUE demenze nel suo RCP.

Non solo l’Alzheimer. Anche — testualmente — la demenza nella malattia di Parkinson idiopatica.

E non è un dettaglio da specialisti: è la risposta a un problema clinico enorme e quasi sempre gestito male. Perché nel parkinsoniano che comincia a confondersi, il riflesso è dare un antipsicotico per le allucinazioni — e l’antipsicotico blocca la dopamina, cioè fa esattamente il contrario di quello che serve a un cervello parkinsoniano. Si spegne il delirio e si inchioda il paziente sulla sedia.

La rivastigmina, in quel paziente, è un’alternativa autorizzata. Con un prezzo, però — e ve lo dico subito perché è nel RCP: può peggiorare il tremore.

1Struttura e proprietà chimiche

Figura 1 — Struttura della rivastigmina: un carbammato. Struttura generata da SMILES canonico; formula e peso molecolare calcolati sulla base libera.
Denominazione comune (INN)Rivastigmina (nelle capsule come idrogenotartrato)
Formula bruta (base libera)C14H22N2O2
Peso molecolare (base libera)250,34 g/mol
ClasseInibitore della colinesterasi — derivato del carbammato
Codice ATCN06DA03
FormulazioniCapsule rigide (1,5 / 3 / 4,5 / 6 mg) e cerotto transdermico

Il donepezil è un derivato della piperidina; la rivastigmina è un carbammato. Sono chimicamente estranei — e infatti le rispettive ipersensibilità non si trasferiscono: chi non tollera l’una può, in linea di principio, ricevere l’altra.

2Indicazioni autorizzate — sono due

«Trattamento sintomatico della demenza di Alzheimer da lieve a moderatamente grave.

Trattamento sintomatico della demenza da lieve a moderatamente grave in pazienti con malattia di Parkinson idiopatica
Perché un anticolinesterasico funziona nella demenza del Parkinson? Ed è qui che la farmacologia diventa bella.

Siamo abituati a pensare al Parkinson come a una malattia della dopamina. È vero, ma è la metà della storia. Nel Parkinson degenerano anche i neuroni colinergici — e nella demenza associata al Parkinson, e ancora di più nella demenza a corpi di Lewy, il deficit colinergico è ancora più grave che nell’Alzheimer.

Da cui due conseguenze pratiche enormi:

Uno. Un anticolinesterasico, lì, ha molto senso.

Due — e questa è la cosa che vorrei restasse. Se il deficit colinergico è così profondo, allora ogni farmaco anticolinergico in quel paziente è una bomba. E gli anticolinergici sono ovunque: negli antistaminici da banco, negli antispastici per la vescica, in certi antidepressivi triciclici, in certi antipsicotici — la clozapina, la periciazina, che avete incontrato in queste stesse pagine.

Dare rivastigmina a un paziente e contemporaneamente lasciargli un farmaco anticolinergico è come tenere il piede sull’acceleratore e sul freno insieme. E il RCP, coerentemente, dice che la rivastigmina non va somministrata in associazione ad altri farmaci colinomimetici e che può interferire con l’attività dei medicinali anticolinergici.

La revisione della terapia — togliere, non aggiungere — è spesso il vero intervento pro-cognitivo. E non costa niente.

3Posologia — la titolazione lenta, e la regola dei tre giorni

Trattamento iniziato e controllato da un medico esperto nella diagnosi e nel trattamento della demenza.

FaseDose (capsule, due volte al giorno)
Dose iniziale1,5 mg × 2/die
Aumentia 3 mg, poi 4,5 mg, poi 6 mg × 2/die — ogni aumento «dovrà sempre basarsi sulla buona tollerabilità, per almeno due settimane, della dose in corso»
Mantenimento3–6 mg × 2/die. «Per raggiungere il massimo beneficio terapeutico i pazienti devono essere mantenuti al più alto dosaggio ben tollerato»
Dose massima6 mg × 2/die (12 mg/die)
⚠ LA REGOLA DEI TRE GIORNI — memorizzatela, perché è quella che manda la gente al pronto soccorso.

Testuale dal RCP: «Se si interrompe il trattamento per più di tre giorni, si deve riprendere la terapia partendo da 1,5 mg due volte al giorno per ridurre il rischio di reazioni avverse.»

Cioè: si ricomincia da capo. Tutta la titolazione.

Ora immaginate lo scenario reale. Il paziente ha un’influenza, o un ricovero, o semplicemente il caregiver si dimentica per una settimana. Poi si riprende — alla dose che prendeva prima, che sembra la cosa più logica del mondo.

E il paziente vomita. Vomita seriamente. Perché la tolleranza gastrointestinale ai colinergici si perde in pochi giorni e va ricostruita.

Questo va detto al caregiver il giorno in cui si prescrive, non il giorno in cui succede.

Peso corporeo: il RCP prescrive di controllarlo durante la terapia e avverte che i pazienti sotto i 50 kg «possono manifestare più reazioni avverse ed è più probabile che interrompano il trattamento» per questo motivo. Nell’anziana minuta e sarcopenica — cioè in una fetta enorme di questi pazienti — è un dato da non ignorare.

4Controindicazioni

  • Ipersensibilità alla rivastigmina, ad altri derivati del carbammato o agli eccipienti
  • Precedenti reazioni al sito di applicazione con il cerotto riconducibili a dermatite allergica da contatto

5Avvertenze

AmbitoContenuto del RCP
Sintomi extrapiramidaliSegnalato peggioramento dei sintomi extrapiramidali, in particolare il TREMORE, nei pazienti con demenza associata a malattia di Parkinson. Questi effetti «possono essere sensibili a una riduzione della dose»; in altri casi il farmaco è stato interrotto.
GastrointestinaliNausea, vomito, diarrea — il tallone d’Achille della classe, e la ragione della titolazione lenta
AnestesiaCome tutti gli anticolinesterasici, può aumentare gli effetti dei miorilassanti di tipo succinilcolinico. Cautela nella scelta degli anestetici; valutare aggiustamenti di dose o sospensione temporanea.
AssociazioniNon somministrare con altri colinomimetici. Può interferire con l’attività degli anticolinergici.
Reazioni avverse e doseIl RCP nota che incidenza e gravità delle reazioni avverse aumentano generalmente con la dose — da cui la titolazione a scalini di due settimane
Il paradosso della rivastigmina nel Parkinson, detto senza retorica.

È il farmaco autorizzato per quella demenza, e agisce sul deficit che davvero c’è. Ma può peggiorare il tremore — cioè il sintomo che quel paziente vede allo specchio ogni mattina.

Non c’è una soluzione elegante. C’è una conversazione: cosa pesa di più, per questa persona? La lucidità o la mano ferma? Le allucinazioni o il tremore?

Non è una domanda che può decidere il medico da solo. Ed è per questo che, in geriatria, il consenso informato non è un modulo: è il momento clinico centrale.
Nota metodologica. Le due indicazioni (trattamento sintomatico della demenza di Alzheimer da lieve a moderatamente grave e della demenza nella malattia di Parkinson idiopatica da lieve a moderatamente grave), la posologia (inizio 1,5 mg × 2/die, aumenti a 3 → 4,5 → 6 mg × 2/die con almeno due settimane di buona tollerabilità per ogni scalino; mantenimento 3–6 mg × 2/die al più alto dosaggio ben tollerato; massimo 6 mg × 2/die), la regola dei tre giorni (interruzione > 3 giorni → riprendere da 1,5 mg × 2/die), il controllo del peso corporeo e l’avvertenza sui pazienti sotto i 50 kg, le due controindicazioni (ipersensibilità ai derivati del carbammato; pregressa dermatite allergica da contatto con il cerotto) e le avvertenze — peggioramento del tremore e dei sintomi extrapiramidali nella demenza da Parkinson, potenziamento della succinilcolina in anestesia, divieto di associazione con colinomimetici, interferenza con gli anticolinergici — sono estratti dal Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Exelon® depositato presso AIFA e consultabile al link in testa alla pagina. L’inquadramento del deficit colinergico nella demenza del Parkinson e nella demenza a corpi di Lewy e il conseguente rischio dei farmaci anticolinergici in quei pazienti sono neuroscienza consolidata, esterni al RCP e dichiarati come tali. Formula bruta e peso molecolare sono calcolati dalla struttura chimica della base libera. Questa scheda è materiale di consultazione per professionisti e non sostituisce il giudizio clinico né il foglio illustrativo. In caso di discrepanza prevale il RCP aggiornato, non questa sintesi.

6Elenco completo dei marchi

In commercio in ItaliaExelon
Altre specialità autorizzate in ItaliaDemelora · Nimvastid
All’esteroPrometax

Le specialità in commercio in Italia sono verificate sulle liste AIFA di classe A e H aggiornate al 31 marzo 2026. L’elenco cambia nel tempo e alcune confezioni possono risultare in carenza: la fonte che prevale è sempre la Banca Dati Farmaci di AIFA.

7Domande frequenti

Ho saltato la rivastigmina per una settimana: riprendo la stessa dose?

No, e questa è la regola che manda le persone al pronto soccorso. Il documento registrativo è testuale: se si interrompe il trattamento per più di tre giorni si deve riprendere partendo da 1,5 mg due volte al giorno, per ridurre il rischio di reazioni avverse. Significa rifare tutta la titolazione da capo. La tolleranza gastrointestinale ai colinergici si perde in pochi giorni e va ricostruita: chi riprende alla dose precedente, che è la cosa che sembra più logica, vomita, e vomita seriamente.

Perché la danno anche nella demenza da malattia di Parkinson?

Perché il Parkinson non è solo una malattia della dopamina: degenerano anche i neuroni colinergici, e nella demenza associata al Parkinson — e ancora di più nella demenza a corpi di Lewy — il deficit colinergico è più grave che nell'Alzheimer. Un inibitore della colinesterasi, lì, ha molto senso. Le indicazioni autorizzate sono infatti due: il trattamento sintomatico della demenza di Alzheimer da lieve a moderatamente grave e quello della demenza da lieve a moderatamente grave nella malattia di Parkinson idiopatica. C'è però un rovescio da conoscere prima di iniziare: il documento registrativo segnala un peggioramento dei sintomi extrapiramidali, in particolare del tremore, proprio nei pazienti con demenza associata a malattia di Parkinson. Questi effetti possono essere sensibili a una riduzione della dose; in altri casi il farmaco è stato interrotto. È una scelta che va discussa: cosa pesa di più per quella persona, la lucidità o la mano ferma.

Ci sono farmaci da togliere se si prende la rivastigmina?

Il documento registrativo indica che la rivastigmina non va somministrata insieme ad altri farmaci colinomimetici e che può interferire con l'attività dei medicinali anticolinergici. Il punto pratico è più ampio: in un paziente con un deficit colinergico profondo ogni farmaco anticolinergico è una bomba, e gli anticolinergici sono ovunque — negli antistaminici da banco, negli antispastici per la vescica, in certi antidepressivi triciclici, in certi antipsicotici. Rivedere la terapia togliendo, e non aggiungendo, è spesso il vero intervento pro-cognitivo.

Come si aumenta la dose e perché così lentamente?

Si parte da 1,5 mg due volte al giorno e si sale a 3, poi 4,5, poi 6 mg due volte al giorno. Ogni aumento «dovrà sempre basarsi sulla buona tollerabilità, per almeno due settimane, della dose in corso». Il mantenimento è fra 3 e 6 mg due volte al giorno, e per ottenere il massimo beneficio i pazienti vanno mantenuti al più alto dosaggio ben tollerato; il tetto è 6 mg due volte al giorno, cioè 12 mg al giorno. Il trattamento va iniziato e controllato da un medico esperto nella diagnosi e nel trattamento della demenza.

Mia madre pesa 45 kg: cambia qualcosa per la rivastigmina?

Sì, ed è scritto nel documento registrativo: i pazienti sotto i 50 kg possono manifestare più reazioni avverse ed è più probabile che interrompano il trattamento per questo motivo. Il testo prescrive anche di controllare il peso corporeo nel corso della terapia. Nell'anziana minuta e sarcopenica, cioè in una fetta molto ampia dei pazienti che ricevono questo farmaco, è un dato da tenere presente quando si decide fino a dove salire con la titolazione.

Non ho tollerato il donepezil: posso provare la rivastigmina?

Sul piano chimico sì. Il donepezil è un derivato della piperidina, la rivastigmina è un carbammato: sono classi chimicamente estranee, e le rispettive ipersensibilità non si trasferiscono, quindi chi non tollera l'una può in linea di principio ricevere l'altra. Le controindicazioni della rivastigmina sono l'ipersensibilità alla molecola, ad altri derivati del carbammato o agli eccipienti, e per il cerotto le precedenti reazioni al sito di applicazione riconducibili a dermatite allergica da contatto. La decisione resta di chi ha in carico la terapia.

Documentazione ufficiale

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e foglio illustrativo: consulta la scheda tecnica. È la fonte che prevale su qualunque sintesi, compresa questa.


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